I marziani siamo noi – (30 settembre 2015) Stampa
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Giovedì 01 Ottobre 2015 20:05

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di mercoledì 30 settembre 2015]

 

Qualche giorno fa Stephen Hawking, grande astrostar, ci informa che stiamo distruggendo la Terra e che, per sopravvivere, dovremo abbandonarla e trasferirci su altri pianeti. Proprio una bella pensata. Dopo aver massacrato questo pianeta, togliamo il disturbo e andiamo a cercarne un altro. Dove faremo la stessa cosa.

Siamo noi la specie “cattiva” che spreme i pianeti e gli esseri che li abitano, altro che i tripodi della Guerra dei Mondi. Altro che Marziani di Mars Attacks. Così stiamo cercando pianeti abitabili. E è notizia di questi giorni che su Marte pare che ci sia l’acqua. Bé, non proprio, ma qualcosa che le assomiglia. E subito parte il sillogismo: perché ci sia vita ci deve essere acqua, e quindi se c’è acqua c’è vita. Me lo diceva sempre mia nonna: le bestie non credono in Dio, chi non crede in Dio è una bestia. Vai a spiegare la logica a mia nonna. Però gli astrofisici non dovrebbero parlare come mia nonna, no?
La NASA ci ha informato di recente che tutti gli avvistamenti di astronavi, e le autopsie di alieni atterrati a Roswell erano bufale. Le mettevano in giro, e poi le negavano. E i polli dicevano: vedi? ce lo tengono nascosto! Ma il fatto che lo neghino significa che è vero. Poi qualche frammento di informazione trapelava. Subito smentita. E i polli dicevano: non ci fregate… ecco, ci sono i marziani. Inutile negare. Si sono scritti fior di articoli su tracce di vita molecolare (qualunque cosa significhi) identificata in un meteorite caduto sulla terra e proveniente da Marte.

Poi si è detto che si trattava di una contaminazione terrestre. Ma intanto i fondi per le missioni marziane erano stati stanziati. Tra poco il sistema della ricerca italiana sarà valutato e sarà valutata anche la terza missione: i rapporti con il pubblico. Molta ricerca scientifica viene svolta con fondi pubblici, e il pubblico deve sapere come gli scienziati spendono i suoi soldi. I ricercatori spaziali conoscono alla perfezione i meccanismi della comunicazione e riescono sempre a finire in prima pagina. Basta spararle molto grosse. Come si fa a non finanziare ricerche così? Altri ricercatori sono meno smaliziati. Sul pianeta Terra si calcola che ci siano circa otto milioni di specie. Ne conosciamo a malapena due milioni. Sono queste specie a formare la biodiversità. Ed è la biodiversità che fa funzionare gli ecosistemi che ci permettono di vivere. Dovremmo sapere a menadito come funzionano, e invece investiamo pochissimo in questa direzione. Poi arriva un furbacchione che ci dice che va bene così. Inutile salvare il pianeta, ormai. Andiamo a cercarne un altro. E un altro furbacchione ci dice che c’è l’acqua su Marte. Due più due fa ventidue: andiamo su Marte. Lì sì che vivremo bene. Intendiamoci, sarei un idiota a negare la validità della ricerca spaziale, basta guardare quanta innovazione tecnologica ha sviluppato. Impiegandola proprio per salvaguardare gli ambienti terrestri. Mi chiedo però: è davvero necessario trasformare la scienza in un talk show? Dobbiamo davvero fare a gara a chi la spara più grossa? Bene, cominciamo: se continueremo le ricerche su Turritopsis, la medusa immortale, diventeremo tutti immortali. Date tanti soldi a noi medusologi e risolveremo tutti i problemi. Siamo a un passo dallo svelare il segreto dell’immortalità. È abbastanza grossa?