Il leone e la gazzella - (10 maggio 2016) Stampa
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Martedì 10 Maggio 2016 10:41

 

["Il Secolo XIX" di martedì 10 maggio 2016]


Nei primi documentari di Walt Disney il leone non prende mai la gazzella. La scena sarebbe troppo truce. Quando si scoprì che gli scimpanzé uccidono altre scimmie per mangiarle, molti rimasero male. Il panda ha un intestino da carnivoro e forse la scelta di mangiare bambù lo porterà all’estinzione, a causa della scarsa digeribilità del suo attuale alimento. La nostra biologia prevede una dieta mista di origine animale e vegetale, questa natura ha sviluppato una cultura, quella dei cacciatori e raccoglitori. E ancora ci sono centinaia di migliaia di onesti cittadini di sani principi che si divertono a uccidere animali selvatici. A volte li allevano, li liberano, e poi li prendono all’amo, o a fucilate. Quando prendiamo un pesce lo lasciamo morire sulla coperta della barca, soffocato dall’aria come noi saremmo soffocati dall’acqua. Siamo contenti se si muove ancora, quando lo compriamo. Per la sopravvivenza, comunque, deleghiamo agli allevatori il lavoro che una volta era dei cacciatori. Sappiamo come sono tenuti gli animali negli allevamenti industriali, cosa succede alle galline da uova, non parliamo di quel che si combina alle anatre per fare il fois gras. Solo che non avviene sotto i nostri occhi. I vegetariani non sono da meno. Con l’agricoltura miriamo a che cresca solo una specie. Il resto viene sterminato con insetticidi e erbicidi.
Ora, due rom hanno scannato un capretto, praticamente in pubblico. Un sacrificio, come quelli descritti nella Bibbia. A Pasqua mangiamo capretto in memoria di quel sacrificio. Solo che lo facciamo fare ad altri. Loro no, lo hanno fatto sotto gli occhi di tutti. Prima sono stati condannati, poi sono stati assolti perché la crudeltà verso gli animali è giustificabile per motivi religiosi. Non voglio commentare le decisioni dei giudici. Siamo biologicamente carnivori e dobbiamo uccidere altri animali. Non siamo mangiatori di carogne, come gli avvoltoi, che mangiano animali morti o uccisi da altri. Noi facciamo il “lavoro sporco”: li prendiamo, li uccidiamo e li dividiamo all’interno del gruppo. Ora lo facciamo industrialmente. Forse quel capretto dei rom ha fatto una vita più felice degli animali allevati industrialmente. E la sua morte è durata qualche secondo in più. Quanto basta per assolverci dalle nostre colpe di carnivori additando le colpe di altri carnivori. Forse potremo diventare come i panda e, pur avendo una biologia da carnivori, potremmo passare a una dieta vegetariana. I panda, occorre ricordarlo, sono una specie a forte pericolo di estinzione. Detto questo, ipocritamente, preferirei che certe scene non avvenissero sotto gli occhi di chi potrebbe riceverne una situazione sgradevole. I film porno mostrano quel che avviene spessissimo nelle camere da letto di persone normalissime. Uccidere animali e mostrarlo pubblicamente è come mostrare accoppiamenti tra umani. Fa parte della nostra biologia, ma deve restare non visto.