Meno democrazia senza Mercalli - (11 agosto 2016) Stampa
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Giovedì 18 Agosto 2016 09:26

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di giovedì 11 agosto 2016]

 

La RAI ha eliminato dai propri palinsesti Scala Mercalli, il programma di Luca Mercalli dedicato alle sfide ambientali che la nostra specie deve affrontare per poter andare avanti nel suo cammino evolutivo. I dati di ascolto non erano esaltanti, e un programma in prima serata non può andare sotto un certo indice d’ascolto. I temi ambientali sono interessanti per una porzione insignificante del pubblico e questo basta perché i dirigenti RAI decidano di chiudere una trasmissione.

Non sono d’accordo. Mercalli stava svolgendo un servizio pubblico: informava sulle emergenze ambientali, mostrava i dati del disastro che stiamo perpetrando. Alcuni critici televisivi di autorevolissimi quotidiani lo hanno etichettato come un terrorista ecologico. Peccato che le stesse preoccupazioni siano condivise da Francesco, nella sua Enciclica Laudato Sì, anche lui un terrorista ecologico. E peccato che queste emergenze siano condivise anche dall’Unione Europea, dal G7, dalle Nazioni Unite. Ne parliamo e sono tutti d’accordo. Ma poi tutto continua come sempre.

In democrazia è importantissimo che il pubblico sia pienamente informato e che l’informazione si trasformi in conoscenza. Altrimenti la maggioranza può prendere decisioni contrarie ai propri interessi: è facile manipolare un ignorante. Un esempio? Molti degli inglesi che hanno votato per uscire dall’Europa non conoscevano i termini della decisione che hanno contribuito a prendere. Qualcuno ha cavalcato la loro emotività e chi sapeva non ha speso molte energie per spiegare, per smascherare le bugie. L’emotività ha condizionato le scelte del nostro paese in occasione di due referendum sul nucleare. Chernobyl e Fukushima hanno spaventato l’opinione pubblica. In questo caso, secondo me, è stato un bene. Vallo a spiegare che gli impianti hanno enormi costi di dismissione (tenuti accuratamente nascosti), che non sappiamo dove mettere le scorie e altre cosette del genere. Arrivano subito rassicuranti esperti che dicono che va tutto bene. Poco han potuto di fronte all’evidenza dei disastri. Ma in assenza di disastri, o se sono lontani nel tempo, l’opinione pubblica rimane indifferente ai problemi ambientali. Vedi il fallimento del referendum sulle concessioni petrolifere. Così abbiamo deciso di regalare ai privati i nostri depositi strategici di gas, e di portarli sino all’esaurimento: è un peccato lasciarli lì. Poco importa che avessimo ratificato accordi per limitare i combustibili fossili. Un attimo dopo estendiamo le concessioni entro le acque territoriali e le liberalizziamo oltre le dodici miglia. E siamo stati in pochi a cercare di spiegarne le implicazioni. La disinformazione ha trionfato. Mercalli ha osato dare voce ai comitati No TAV, scatenando interrogazioni parlamentari. Intanto, chissà per quale motivo, si è deciso che il tracciato della TAV potrebbe in gran parte utilizzare il tracciato ferroviario già esistente, senza che sia necessario allestirne un altro. Quello che chiedevano i comitati. Forse sarà perché il nuovo sindaco di Torino non è più così favorevole alla TAV? I comitati di affari che gestiscono i grandi appalti non sono contenti che la gente sappia. Mercalli mostrava grafici, forniva dati, faceva proiezioni e usava argomenti e testimonianze derivanti dal mondo scientifico. Certamente, a fronte di una testimonianza se ne trovano sempre di contrarie, ma almeno il pubblico può essere esposto a diverse campane.

Ora la campana di Mercalli è stata tacitata. Già dava fastidio a Che Tempo che Fa. Ho notato molta insofferenza da parte di Fazio alle argomentazioni di Mercalli. Batteva il dito sulla sua scrivania, impaziente di introdurre, con tempi dilatati, l’ultimo disco di Baglioni. Mercalli, menagramo, parlava di riscaldamento globale. Non interessa a nessuno! Poi sarebbe arrivata Littizzetto. Basta che dica culo! e Fazio finge di scandalizzarsi e tutti ridono. Aver dato una trasmissione in prima serata a Mercalli ha liberato la coscienza della RAI. E la liberazione è arrivata dai bassi ascolti. Si chiude non perché è scomodo, ma perché non ha successo.

E il servizio pubblico per cui paghiamo il canone diventa un’impresa commerciale. Con questa logica, se i ragazzi si annoiano a scuola tanto vale chiudere le scuole.

La Commissione Europea, con cui ho diverse occasioni di collaborazione, lamenta l’analfabetismo ambientale della popolazione dell’intero continente. Scala Mercalli era un contributo all’alfabetizzazione ambientale. Le cose che divulgava, però, erano ancora più scomode di quelle di Report o di Servizio Pubblico. Temi intollerabili per un assetto di potere che ha un disegno di crescita che vede la protezione ambientale come un freno allo sviluppo. Meglio che di queste cose non si parli. Ora, senza quel programma, la democrazia è un po’ meno compiuta, perché è meno consapevole. Le generazioni future malediranno, intanto i comitati di affari ringraziano: potranno tranquillamente gestire i propri affari.