I porti e i pontili deserti - (11 novembre 2016) Stampa
Ecologia
Scritto da Ferdinando Boero   
Sabato 12 Novembre 2016 20:28

["Nuovo Quotidiano di Puglia" di venerdì 11 novembre 2016]



La stagione nautica, come quella balneare, è finita e la Soprintendenza archeologica chiede di togliere le banchine galleggianti dal porto di Otranto. Il Quotidiano mostra fotografie di pontili deserti. Di barche si riparlerà l’anno prossimo, al ritorno dell’estate. Togliere le banchine costa, e quindi è meglio lasciarle lì. Questa storia indica una cosa: l’uso di queste infrastrutture non è intenso. È intensissimo per uno o due, magari tre, mesi all’anno e poi tanto vale toglierle, perché non va più nessuno. I pochi che vanno a mare possono usare le banchine normali.

Mi chiedo: ma vale davvero la pena costruire porti di questo tipo, per un utilizzo così scarso? Otranto, poi, ha ottenuto di effettuare un raddoppio del proprio porto, sempre per far fronte a richieste di approdi in quel corto periodo. È presumibile che per il resto dell’anno l’infrastruttura resterà vuota. Magari i fondi sono pubblici, e quindi è una pacchia spenderli. Siamo il paese delle cattedrali nel deserto, costruite perché “ci sono i soldi” e poi abbandonate per scarso utilizzo e assenza di manutenzione. Il guadagno c’è nel costruire l’infrastruttura, non nel gestirla. Un privato non investirebbe mai i propri soldi per costruire una cattedrale nel deserto. Il privato vince l’appalto pubblico, usa i soldi pubblici, deturpa il territorio pubblico, e poi lascia al pubblico l’onere di fare qualcosa con la struttura. E poi è passata la percezione che “pubblico” sia male e “privato” sia bene. Il pubblico viene saccheggiato dai privati. Dovrebbe essere ovvio che la soluzione non è di darlo in mano ai privati, ma di farlo funzionare bene.

Se, dall’analisi costi-benefici, vien fuori che per avere quelle banchine si devono spendere più soldi di quelli che si guadagnano a gestirle nel rispetto delle norme, allora quelle banchine non si dovevano costruire. Perché, invece, si sono costruite? Perché l’analisi costi benefici non è stata fatta, oppure non si sono considerati i costi inerenti il rispetto delle norme.

Da una parte Otranto vuole raddoppiare il suo porto, dall’altra vuole fare un’Area Marina Protetta. Moglie ubriaca e botte piena. Forse sarebbe bene riflettere un po’ più approfonditamente sulle vocazioni del territorio, su cosa lo valorizzi. I porti della Liguria sono stracolmi di barche, estate e inverno, e le barche sono usate intensamente dai diportisti. La strategia deve essere di usare al massimo le infrastrutture che si hanno, adeguandole alle potenzialità d’uso. Un uso intensissimo in un periodo brevissimo e poi l’abbandono non rappresentano un uso ottimale delle risorse infrastrutturali e ambientali. Perché quel porto avrà un impatto, e bisogna capire se il costo viene ripagato dal beneficio. Siamo sicuri che si tratti di scelte sagge? Forse, prima di allargare i porti, bisognerebbe cercare di destagionalizzare maggiormente le utenze, se questo è possibile. I porti della Liguria servono il Piemonte e la Lombardia, oltre che la Liguria, e il bacino di utenza è enorme. In tutti i fine settimana chi ha la barca va sulla costa e la usa, se il mare è buono. Altrimenti si gode la casa al mare. Il mare d’inverno è una consuetudine radicata. Ma non in Salento.

Le coste ora sono un deserto. Per un certo tipo di turismo quel deserto vale oro. Invece vogliamo costruire superstrade (come la Maglie Otranto, o la 275), porti, villaggi turistici e complessi abitativi costieri che, invariabilmente, sono deserti per gran parte dell’anno. Chi lo vuole fare con i propri soldi, rispettando le leggi, è benvenuto, direi. Ma non con i soldi pubblici. E se tali costruzioni sono lasciate all’abbandono bisognerebbe varare una legge che ne permetta la requisizione. Perché una bella casa, costruita bene, in modo rispettoso dell’ambiente e del paesaggio può anche arricchire la percezione della natura, ma un’abitazione orrenda, costruita male, in disarmonia con il territorio circostante, e lasciata all’abbandono viola l’articolo 9 della Costituzione, quello che tutela il paesaggio e il patrimonio culturale. Andrebbe demolita. In ogni comune bisognerebbe dire al sindaco: bravo, vuoi costruire ancora? Allora trovami le costruzioni da demolire. Scommettiamo che sono a migliaia in quasi tutti i comuni? Potrai costruire ancora quando avrai rimediato agli orrori che le amministrazioni precedenti hanno permesso.

Perché i centri storici sono tutti belli, e le periferie sono tutte orrende? Come mai contadini e pescatori analfabeti ci hanno regalato borghi stupendi, e poi i laureati hanno distrutto la bellezza con le recenti periferie? O con miriadi di porti inutili? Perché si continua a perseverare in questo errore strategico? Il motivo è semplice: si chiama “sacco della cosa pubblica e del territorio”. È lo sport preferito in Italia.