La lanterna di Diogene 0. A mo' d'introduzione Stampa
Filosofia
Domenica 02 Febbraio 2014 10:10

["Il Galatino" a. XLVII, n. 2 del 31 gennaio 2014, p. 3]

 

Si narra, agli esordi della filosofia occidentale, che tra il 400 e il 300 avanti Cristo, un personaggio strano andasse in giro di giorno in Atene con una lanterna. Si chiamava Diogene. A chi gli chiese il motivo di quella anomalia, rispose: “Cerco l’uomo”. “L’uomo” definizione generica ma significativa perché indicava l’uomo onesto. Ma chi è l’uomo oggi? Lo cerchiamo ancora? Credo che oggi non lo cerchiamo più perché cerchiamo soggetti umani che abbiano competenza e ruoli: c’è l’avvocato, il docente, il netturbino, il politico e così via. Nel puzzle dell’esistenza odierna cerchiamo ruoli e competenze, maschili o femminili che siano. Io, per esempio, insegno da quando avevo 18 anni, tra scuola primaria, liceo e, poco dopo, università. Quindi per tutti sono stato un “prof”. Perché dico “sono stato”? Perché dal primo novembre, avendo compiuto i fatidici settant’anni, sono entrato in “quiescenza” o “pensione” che dir si voglia: evento normale, previsto, ineludibile, giusto, importante per il ricambio generazionale. Quindi oggi dovrei essere chiamato “pensionato” e non “prof”, anche se per quest’anno continuo ad insegnare.

La cosa non mi preoccupa, ma sarei bugiardo se non dicessi che essere nello sguardo dell’altro solo un “pensionato” non rappresenta per me il top della soddisfazione. Tra l’altro questa riflessione è stata casualmente anche sollecitata dalla rassegna stampa che seguo, insieme a Marisa, mia moglie, in tv la mattina tra le 6.30 e le 7.30. E, proprio stamane, un quotidiano locale parla nel titolo di un qualcuno che ha molestato la vicina e che, pertanto, rischia un processo. Questo qualcuno era definito nel titolo solo “un pensionato”. Io mi chiedo se il cambio di ruolo sociale e funzionale debba essere letto come una rivoluzione esistenziale o se l’esistenza del soggetto non si svolga in piena continuità, sulla base di ciò che ognuno ha fatto prima e che non è necessariamente l’impiego “a termine” che ha svolto, magari per decenni. Si potrà dire che un libero professionista non ha questa cesura nella vita, ma voglio anche spiegare il motivo per cui chi ha svolto per decenni lavoro dipendente (dallo Stato o da privati) continua ad operare, cioè a vivere, la propria vita, senza soluzione di continuità. Ognuno continua ad essere ciò che era prima: e ciò che era prima non era la mansione svolta, ma la sua vita in tutte le dimensioni. Mi viene da ripetere qui una affermazione che la Chiesa cattolica adopera, purtroppo, in un contesto doloroso qual è quello della fine della vita biologica. Essa dice: “Vita mutator non tollitur”: la vita è mutata, non è tolta.

Torniamo al mio tema, meno tragico. Ognuno di noi continua ad essere, in qualsiasi età e in qualsiasi ruolo lavorativo e famigliare, ciò che è sempre stato e a produrre per gli altri. Ma sto dicendo queste cose per autoconsolarmi? Proprio no. Io so già, come lo sa chiunque nel proprio settore, cosa farò in continuità, in integrazione, in innovazione rispetto a quanto ho fatto in tanti decenni. C’è uno scrittore francese (rifiutò il premio Nobel perché disse che era un premio borghese) che nel 1943 scriveva che ognuno di noi “recita” sempre un “ruolo”. Egli fa l’esempio del cameriere che si alza presto la mattina perché dice a se stesso, quasi sempre in maniera inconscia: sono cameriere, debbo andare presto per risistemare tavolini e sedie ecc. Questo filosofo, cioè Sartre, sottolinea che quell’uomo non si accorge che “non è” cameriere, ma che “fa”, cioè recita, il ruolo di cameriere. E questo avviene per ognuno di noi. D’altro canto abbiamo individualmente una pluralità di ruoli sociali: padre o madre, figlio o figlia, marito o moglie, impiegato o artigiano, politico o sportivo e così via, e volta per volta, in maniera automatica, mettiamo in campo il nostro ruolo come se fosse un canovaccio che avvertiamo necessario interpretare.

Allora io e ognuno di noi finisce, periodicamente, solo uno dei tanti ruoli che esercita. Cambiamo il ruolo ma rimaniamo sempre con la nostra identità. Ognuno di noi è l’uomo che Diogene cercava, circa quattro secoli prima della nascita di Cristo, con la lanterna sotto il sole splendente della Grecia.