La lanterna di Diogene 11. Narrare il territorio Stampa
Filosofia
Scritto da Giovanni Invitto   
Martedì 30 Settembre 2014 12:04

["Il Galatino" anno XLVII n. 15 del 26 settembre 2014, p. 5]

 

L’esistenza è una autonarrazione interiore da quando abbiamo coscienza di esserci ed è una narrazione quasi sempre spontanea che rimane dentro di noi, ma che può essere testimoniata all’esterno nelle varie forme di comunicazione. E i territori? A primo acchito sembrano realtà amorfe, morte, silenziose, puramente naturali. Come avvertire la loro eventuale narrazione che non è verbale? Anzitutto i territori di per sé ci parlano di contesti storici. Case, palazzi, tuguri costruiti dall’uomo, campagne coltivate e campagne abbandonate, quindi, indirettamente, ci narrano del rapporto soggetto umano-contesto materiale-storia di vita. Il soggetto è sempre in uno scambio interattivo col territorio e dipende sempre dall’uomo la situazione positiva o negativa del territorio. Pensiamo a due  casi emblematici che il Salento sta vivendo contrariato: la 275, la superstrada che oggi finisce a Lucugnano e dovrebbe arrivare a Leuca, ma le popolazioni si oppongono; la Tap (la canalizzazione del gasdotto sino alle marine di Melendugno dalle sponde che abbiamo di fronte) ma anche lì c’è dissenso popolare. Per contro notiamo anche che dei 7 film che l’Italia ha proposto per l’Oscar ci sono quello di Winsper e quello di Ferzan Ozpetek (Mine vaganti). Su sette film due parlano del Salento. Ora tutto parla a noi in maniera diversa: è un territorio che vale. Forse oggi sono i salentini a credere meno nel loro territorio o a rifiutare soluzioni innovative.