"La storia degli Abnaki" di Eugenio Vetromile Stampa
Bibliofilia
Scritto da Maurizio Nocera   
Martedì 05 Luglio 2016 09:16

Eugenio Vetromile (Gallipoli, 22 gennaio 1819 - 1881), prete missionario nell'America ottocentesca, è stato un etnografo e un antropologo ante litteram. Il suo nome l'avevo incontrato una prima volta, leggendo degli ottocenteschi scartafacci inclusi tra le carte che, un giorno degli anni ’70, Domenico De Rossi mi aveva venduto per poche migliaia di lire e per molti “passaggi” d’auto che gli davo ogni volta che doveva spostarsi dalla Città bella per andare in altri Comuni della provincia, dove si recava per vendere i suoi libri.

A scrivere per primo, almeno nella seconda parte del Novecento, di Eugenio Vetromile, è stato Elio Pindinelli col saggio Eugenio Vetromile, Patriarca degli Indiani nel volume Gallipoli. Fatti, personaggi e monumenti della nostra storia (Edizioni Centro Attività turistico-culturali di Gallipoli, 1984, pp. 79-86), nel quale lo storico gallipolino fa la biografia del Nostro aggiungendo in appendice un interessante "ritratto" della Città bella a firma sempre del Vetromile.

In tempi più recenti, è apparso poi un altro articolo sulla rivista «Anxa» a firma del direttore della stessa, Luigi Giungato, intitolato Eugenio Vetromile, il gesuita gallipolino “Patriarca degli Indiani” (v. «Anxa News», a. IX, n. 1-2, gennaio-febbraio 2011, pp. 9-11). In questo articolo, oltre al percorso clericale che Giungato fa del Nostro, è interessante la riproduzione delle copertine di alcuni libri pubblicati negli Stati Uniti dal rev. Vetromile, copertine che il direttore di «Anxa» ha reperito nella Biblioteca provinciale “N. Bernardini” di Lecce. Li cito così come si usa fare nel settore bibliofilico e bibliografico:

Indian Good Book,/ made by/ Eugene Vetromile, S. J.,/ Indian Patriarch,/ for the benefit of the Penobscot, Passamaquodd, St. John’s, Micmac,/ and other trides of/ The Abnaki Indians.// This year/ One Thausand Eight Hundred and Fifgh-Eihgt./ Old-Town Indian Village, and Bangor/ New York:/ Edward Dunigan & Brother/ (James B. Kirker.)/ 371 Broadway// 1856 (prima edizione).

Of Vetromiles/ Noble Bible./ Such as happened Great-Truths/ Made by/ Eugene Vetromile,/ Indian Patriarck,/ Corresponding member of the Maine Historical Society, Etc./ For the Benefit of/ The Penobscot, Micmac,/ and other tribea of the/ Abnaki Indians./ Old Tows, Indian Village, and Bangor. 1858/ New York-Villeage/ Rennie, Shea & Lindsay./ 1860 (prima edizione).

The Abnakis/ and/ Their Hostory./ Or/ Historical Notices/ On the/ Aborigines of Acadia./ by/ Rev. Eugene Vetromile,/ Missionary of the Etchemins, Corresponding Member of the Maine/ Historical Society, Etc./ New York/ James B. Kirker,/ 599 Broadway, Up Stairs./ Sold for the benefit of the Indians./ 1866 (prima edizione).

Travels/in/ Europe, Egypt, Arabia Petræa,/Palestine and Syria/ by the/ Rev. Eugene Vetromile, D. D.,/ Apostolic Missionary/ […]/ In Tho Volumes/ Vol. 1/ New York/ D. & J. Sadlier & Co., Publishers,/ 31 Barclay Street/ Montreal: 275 Notre Dame Street/ 1871.

A tour/in/ Both Hemispheres;/ or,/Travels around the world/ by/ Rev. Eugene Vetromile, D. D./ Corresponding Member of the Maine Historical Society; Member of the New England Historic-Genealogical; of the Numismatic Antiquaries Society of Philadelphia; of the York Institute; Member of the Congres International des Americanister, Etc., Etc./ New York/ D. & J. Sadlier & Co., Publishers,/ 31 Barclay Street/ Montreal: 275 Notre Dame Street/ 1880.

Nell’articolo, il direttore Giungato riporta anche altri scritti del Vetromile (penso si tratti delle traduzioni in italiano di alcuni libri sopra citati), fra cui un Almanacco del 1858 e un Manuale di preghiere ed istruzioni per i selvaggi (1858), «scritto in sette lingue», aggiungendo che il Nostro «si applicò per il rinvenimento di documenti storici sull’America [scrivendo] un gran numero di opuscoli letterari. […] Negli “Annali” [della Società Istorica Letteraria e delle Antichità del Maine] sono state pubblicate operette del Padre Eugenio Vetromile».

Oltre ai libri citati del prete missionario gallipolino vi sono anche due altre opere:

Abnaki Dictionary (manoscritto inedito);

Ahiamhewintuhangun: the Praver Song (New York, 1858); entrambi conservati presso la biblioteca dello Smithsonian Institution.

Nel suo articolo Luigi Giungato mette ben in evidenza la predilezione del giovane gallipolino per le lingue. Egli, ordinato sacerdote dell’Ordine della Compagnia di Gesù, conosceva già (le insegnò per diverso tempo) l’italiano, il latino e il greco, tre lingue fondamentali allo sviluppo della conoscenza globale. Ancora oggi, se una persona desidera veramente proseguire sul terreno degli studi, soprattutto d’indirizzo etno-antropologico, non può ovviare alla lingua greca, che fu lingua “internazionale” nei due primi millenni della storia mediterranea, come non può non tenere conto del latino, che fu, e ancora per tanti versi lo è, sia pure in ambiti più ristretti, una lingua parlata nel mondo conosciuto che va dall’impero romano fino a tutto il Settecento. A queste lingue, Eugenio Vetromile, dopo anni e anni di studio, aggiunse la conoscenza del portoghese, del tedesco, dell’inglese e del francese, divenendo così un perfetto poliglotta. A questo punto della sua preparazione linguistica, egli era pronto per dare ampio spazio al suo giovanile desiderio: fare il missionario presso le tribù native del “Nuovo mondo”, vale a dire quell'oltreoceano che noi oggi chiamiamo America.

Si conoscono tutte le peripezie dei suoi viaggi, e si sa pure che egli partì dall’Italia per gli Stati Uniti l’8 agosto 1845 per raggiungere Philadelphia il 23 settembre. Successivamente raggiunse Washington dove, presso il Georgetown College perfezionò il suo inglese.  Qui, incontrò Virgil Oraz Barber (New Hampshire, 9 maggio 1782 - Georgetown, DC, 25 marzo 1847), direttore appunto del Georgetown College, incontro che fu determinante per le successive imprese del Nostro. A quel tempo il gesuita gallipolino conosceva già gli indiani Abnaki, conosceva la loro lingua, perché con loro si era frequentato per circa dieci anni. Tuttavia nel Georgetown College, egli approfondì meglio la lingua abnaka e, a partire dal 1854, cominciò la sua vera missione nell’enigmatico popolo abitante dell’Acadia nello stato del Maine. Vetromile entrò così profondamente nell’intimo della vita sociale di quel popolo tanto da riuscire a risolvere non poche discordie intersociali.

Il Patriarca degli Indiani (in questo modo lo chiamarono gli statunitensi e i canadesi) non ebbe solo l’incarico come missionario presso gli Abnaki o Wanbanakki (gente dell’aurora boreale) ma, dalle varie diocesi Usa ebbe anche incarichi presso diverse altre realtà indigene. Il suo interesse maggiore rimase però sempre per gli Abnaki, per i loro usi e costumi e soprattutto per la loro scrittura "micmac". Di tale scrittura, simile ai geroglifici egizi del tipo ieratico, si erano accorti altri missionari prima dello stesso Vetromile, i quali ne avevano fatto menzione nei loro diari manoscritti, ma la novità del rev. p. gallipolino sta nel fatto che egli per primo la pubblicò nel libro The Abnakis and Their Hostory. Or Historical Notices On the Aborigines of Acadia, bibliograficamente citato sopra e da tutti considerato il suo capolavoro etno-antropologico. Su internet ci sono pagine e pagine di citazioni del volume in questione perché, finalmente, in esso viene ricostruita scientificamente la storia dello straordinario popolo di nativi nordamericani. Il missionario p. Barry Feld scrive che tali geroglifici micmac, tipici della scrittura degli Abnaki, possano essere stati introdotti da navigatori provenienti dall’antico Egitto, in pratica qualche millennio prima della “scoperta” del cosiddetto “Nuovo mondo”.

Instancabile viaggiatore (praticamente in quasi tutti i continenti), il gallipolino p. gesuita Eugenio Vetromile è rimasto famoso anche per la sua generosità. Tutti i suoi libri riportano sempre la scritta «Sold for the benefit of the Indians», vale a dire “Venduto a beneficio degli Indiani”.

Che grandezza di uomo! Che straordinarietà di prete! Nel suo articolo scrive bene Luigi Giungato, quando afferma: «Il suo sapere sbalordisce, la sua operosità è stata sempre ammirata, per la sua bontà era accolto con gioia fra i popoli […]. [Il poeta gallipolino] Elia Franich lo ha così descritto: “La biografia del Patriarca Eugenio Vetromile sta scritta in vivi fatti su quelle terre americane e canadesi dove egli spese le grandi energie della sua vita a servizio di Dio e della civiltà: sta scritta nei cuori e nelle imitazioni di coloro che lo conobbero e lo amarono, anch’essi, in gran parte scomparsi; sta nell’anima di tutti quelli che di là dell’Atlantico si avvalgono dei suoi studi storici, etnografici e filologici e sulle sue pagine narrative si sentono magicamente sollevati nella sfera dove tutto è Grande e Santo”».

Com'è che mi sono interessato ad Eugenio Vetromile? Un giorno, il mio amore per i libri mi portò a navigare in internet alla ricerca degli usi e costumi dei nativi americani, quando mi accorsi dell’esistenza del libro The Abnakis and Their Hostory. Or Historical Notices On the Aborigines of Acadia in vendita in alcune librerie antiquarie degli Stati Uniti. Lo comprai  subito perché vidi che l'autore era un gallipolino vissuto nell'Ottocento. Dal punto di vista bibliofilico si tratta di un volume in-16° rifilato e cartonato ricoperto di tela rossa, che si apre con un artistico frontespizio in zincotipia, nel quale sono incise differenti figure di nativi nei vari momenti della loro vita. Ovviamente, immancabile, al centro dello stesso la scritta IHS, che sta ad indicare la proprietà della Compagnia di Gesù. Tra le 171 pagine di testo molte sono le zincotipie in b/n che mostrano la vita e i paesaggi degli Abnaki, ma fra di esse ce ne sono 15, a tutta pagina, di rara bellezza, alcune delle quali impresse in seppia che rendono il volume assai pregiato. A tutta pagina, f. t., tra le pp. 42-43, Vetromile ha fatto imprimere una pagina con alcune lettere e parole abnake, che ha intitolato The Lord’s Prayer in Micmac Hieroglyphics. Per chi ama gli alfabeti e i primitivi ideogrammi umani, questa pagina è quasi come un evento sacro. Ci mostra la difficoltà con la quale s’è dovuto cimentare il nostro rev. missionario viaggiatore gallipolino. Oggi però sappiamo che egli riuscì ugualmente a superare quelle difficoltà, svelando a noi, che viviamo questi anni, una delle lingue indigene più enigmatiche.

Quando questo articolo era già stato chiuso, l'amico Alessandro Laporta mi ha informato (e imprestato) della pubblicazione del libro del Rev. Eugenio Vetromile IHS da Gallipoli, Gli indiani Pellerossa Abnaki e la loro storia, traduzione di Aldo Magagnino (Mario Congedo Editore, Galatina, ISBN 978886761121, 2015). Si tratta di un elegante volume in-8° elefante con una lunga e approfondita introduzione dello stesso traduttore, che non poco ha dovuto ricercare per venire a capo delle tante notizie che egli dà del Nostro. Al momento non conosco altre traduzioni italiane di questo importante testo etnografico, per cui va dato merito al traduttore e all'editore per l'impresa.