I ‘capitani coraggiosi’ e le loro ‘imprese produttive’ Stampa
Storia e Cultura Moderna
Scritto da Antonio Monte1   
Giovedì 10 Ottobre 2013 09:01

[In Catalogo della Mostra "Qui... dove la terra finisce e il mare comincia". La memoria e l'immagine dell'impresa", Brindisi, Palazzo Nervegna 10 aprile-14 maggio 2011, CRACE, Narni (TR) 2011, pp.16-38].

 

L’immagine economica della Puglia è legata ad un’agricoltura ricca che, fin dall’età moderna, si proietta sui mercati nazionali ed internazionali. Si è parlato spesso di una “Puglia laboriosa”, figlia di un “popolo di formiche” che ha costruito l’identità pugliese. La sua popolazione era «prevalentemente agricola, marinara e artigiana» con «braccia operose e menti imprenditrici », che già a partire dall’ultimo quarto del XIX secolo si caratterizza per una spiccata vivacità industriale.

Ma accanto ad una Puglia agricola e contadina ne emerge un’altra, quella di “capitani coraggiosi”: ingegnosi imprenditori che sono stati i protagonisti di importanti trasformazioni nell’economia pugliese, padri della modernizzazione, di nuove sperimentazioni tecnologiche e di grandi investimenti industriali. Così alcune città pugliesi, in particolar modo nel periodo successivo all’Unità d’Italia e nel corso dei primi decenni del Novecento, da piccoli centri in cui ferveva la vita rurale e contadina divennero veri e propri centri urbani in cui l’artigianato assumeva la fisionomia di piccola industria. Si delineava una Puglia dinamica e moderna che si proponeva agli occhi dello Stato nazionale appena costituito come volano dello sviluppo del Mezzogiorno d’Italia e come salda cerniera fra Oriente ed Occidente.

La prima industrializzazione in Puglia, in particolare nella città di Bari, risale alla prima metà del secolo XIX ed è legata, nella sua fase iniziale, all’iniziativa di imprenditori stranieri e, in seguito, italiani, prevalentemente attivi nel campo dell’industria di trasformazione alimentare. Furono i primi a portare significative esperienze già maturate in altre grandi città e con i loro insediamenti produttivi portarono ingenti capitali che investirono in Terra di Bari e successivamente anche in Terra d’Otranto. Essi furono spinti a tali investimenti dalla realizzazione della linea ferroviaria Adriatica Bologna-Otranto (1864-1872) e, successivamente, dalla Bari-Taranto (1868) che garantivano sia l’approvvigionamento delle materie prime che la vendita, verso i mercati italiani e stranieri, dei prodotti finiti.

 

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