Un sacerdote copto ci racconta cosa è accaduto in Egitto nel 2013 Stampa
Storia e Cultura Moderna
Scritto da Giuseppe Spedicato   
Lunedì 18 Gennaio 2016 12:04

[Delle vicende raccontate in questa intervista, Giuseppe Spedicato ha parlato presso l'Università Popolare Aldo Vallone Galatina il 15 gennaio 2016: clicca qui]

 

Contesto nel quale si svolgono gli avvenimenti

 

Il 30 giugno 2013 parte consistente del popolo egiziano scese nelle piazze del paese per dimostrare il suo dissenso al Presidente Morsi (esponente dei “Fratelli Musulmani”, andato al potere un anno prima). Si parla di 30 milioni di persone. Morsi era accusato di aver interpretato la sua vittoria elettorale come mandato non per governare il paese, ma come mezzo per definire un nuovo assetto dello stato egiziano e ciò senza coinvolgere le altre forze politiche e sociali. In buona sostanza era accusato di utilizzare gli strumenti democratici per imporre una dittatura e quindi di aver perso la sua legittimità. I dimostranti chiesero al Presidente Morsi di dimettersi, entro 48 ore, e di indire un referendum altrimenti sarebbero passati alla disobbedienza civile. Morsi ed i “Fratelli Musulmani”però, non avevano alcuna intenzione di abbandonare il potere (erano stati forza di opposizione per 80 anni, anni di persecuzioni e di carcere). L’Egitto rischiava di finire in una guerra civile e pertanto intervenne il generale al-Sisi, Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate Egiziane. Il generale chiese al Presidente Morsi di accogliere le richieste del popolo, aggiungendo che se non lo avesse fatto sarebbe stato lui, l’esercito, a prendere il controllo del paese. Il Presidente Morsi rifiutò la richiesta di al-Sisi e questo mise in pratica la sua minaccia e lo fece arrestare. Molti parlarono di golpe da parte dell’esercito, altri negarono il golpe perché, come è stato già detto, il Presidente Morsi avrebbe perso la sua legittimità. Subito dopo si formò un Governo tecnico per guidare la transizione.

I “Fratelli Musulmani” reagirono alla loro estromissione dal potere. Chiesero il ritorno al potere di Morsi. Si installarono, lo erano già da tempo, nel quartiere cariota di Nasser City ed a Giza, formando un territorio autonomo dallo Stato egiziano. Dopo l’offerta di trattative da parte del governo, tutte rifiutate, l’esercito iniziò lo sgombero dell’area. Ci furono molti morti. La reazione dei “Fratelli Musulmani”, allo sgombero ed alla morte dei loro affiliati, fu violentissima. Dopo aver distrutto innumerevoli sedi delle forze di polizia e di istituzioni pubbliche, si scagliarono contro i copti. Numerosi furono gli omicidi e gli atti di violenza contro i copti. Molti furono i musulmani scesi in piazza in difesa dei copti e delle loro chiese.

 

INTRODUZIONE

A fine anno 2010 iniziano le manifestazioni di protesta delle società arabe contro i loro regimi dispostici. I mass media occidentali denominano questo fenomeno come “primavera araba”. Si prospetta un Medio Oriente ed un Mediterraneo come aree di pace, di libertà e di collaborazione tra Oriente ed Occidente. L’islamismo “estremista” (disponibile alla violenza per imporre la sua interpretazione dell’Islam) non è presente nelle piazze, non è lui ad organizzare le rivolte. Questa volta è fuori dal “gioco”. É però ritenuto l’unico soggetto - il “mostro” - che può impedire la corsa dei popoli arabi verso la libertà, verso la democrazia. Con il tempo, dopo poco tempo, la terribile profezia si avvera nelle forme peggiori. Il “mostro” si impossessa delle rivolte. In Occidente si inizia a parlare di “inverno arabo” e di popoli arabi che ritornano ad essere considerati popoli refrattari alla democrazia. Si ritorna quindi alla normalità, che sembra non dispiacere a molti. Mentre da noi si discute distrattamente di queste vicende, dall’altra parte del mare si spera, si agisce e si muore. Troppe sono le vittime. In Egitto molti sono privati della vita solo perché professano la religione cristiana.

Ma come si sono svolti realmente i fatti? E soprattutto quali sono state le ragioni che li hanno determinati? Cerchiamo di capirlo con il prezioso aiuto di un osservatore “privilegiato”, un sacerdote cristiano-cattolico-copto egiziano, attivo, in Egitto, nella difesa dei diritti umani. Un sacerdote che conosce molto bene la società egizia, tutti i giorni ne tocca con mano i problemi ma anche le speranze ed i desideri.

Chi sono e quanti sono i copti egiziani?

I copti sono gli egiziani cristiani: ortodossi, evangelici e cattolici. La nostra evangelizzazione risale all’apostolo Marco. Secondo le nostre stime siamo 17 milioni e quindi tra il 13 ed il 15 per cento della popolazione. Le statistiche governative indicano una percentuale inferiore, una percentuale “politica”, finalizzata a ridurre il nostro peso nella società egiziana.

Come sono rappresentati i copti nella società egiziana?

Nel recente passato cinque copti erano di diritto membri del Parlamento. Venivano nominati dal Capo dello Stato. In quest’ultimo Parlamento sono in quindici ma sono stati eletti. Subiamo discriminazioni nell’accesso al pubblico impiego, nelle forze armate. Personalmente non conosco neanche un cristiano che ricopra il ruolo di Rettore di Università, ma neppure di Direttore di Istituto di scuola superiore, né di scuola elementare. Non escludo che ci possano essere ma sicuramente non superano l’un per cento.

I copti rappresentano solo una religione o anche una diversa cultura, una diversa civilizzazione?

Noi copti siamo solo egiziani cristiani, in Egitto vi è un solo popolo. La nostra presenza è utile, è forte, siamo molto legati al nostro paese nonostante le discriminazioni ai nostri danni. Abbiamo pagato un prezzo altissimo nella seconda rivoluzione, quella contro Morsi. Sono state bruciate 127 chiese, molte nostre farmacie e automobili. Molti di noi sono stati rapiti ed i familiari hanno dovuto pagare un riscatto per riaverli vivi. Alcuni sono stati uccisi nonostante fosse stato pagato il riscatto per la loro liberazione.

In Egitto possono verificarsi le condizioni che hanno portato la Siria in un conflitto armato che dura ormai da anni?

L’Egitto non può divenire come la Siria, abbiamo un esercito molto forte, è il settimo al mondo, annienterebbe facilmente qualsiasi rivolta.

C’è chi afferma che a commettere atti di violenza contro i copti siano stranieri, che entrano in Egitto per seminare odio fra le varie componenti religiose al fine di imporre una situazione di perenne emergenza. Quale è la sua opinione?

Nell’era di Mubarak questa era effettivamente la strategia, o una delle strategie utilizzate, ora non più. La strategia ora è molto differente.

Si riferisce al progetto di “balcanizzazione” del Medio Oriente?

Ora gli USA e l’Unione Europea sostengono i “Fratelli musulmani”. Vogliono costruire un “grande mondo orientale”, sotto il loro controllo, al fine di proteggere Israele. In questo modo pensano di mettere “ordine” in tutta quest’area.

I “Fratelli musulmani” però sembrano sconfitti, cosa è accaduto?

Il loro progetto é fallito perché il nuovo Presidente, aiutato dalla Russia, lo ha bloccato. É fallito anche perché ha perso un sostenitore importante, l’Arabia Saudita. Questa prima ha sostenuto la strategia USA - Unione Europea, successivamente l’ha abbandonata. I “Fratelli musulmani”, addestrati e finanziati dai loro sponsor, in un mese avevano imposto un Islam “estremista” in tutto l’Egitto. La classe dirigente saudita ha temuto che questa forza montante potesse estendersi anche nella Penisola Arabica ed ha quindi abbandonato questa strategia. Ora appoggia la politica governativa egiziana.

Per quali ragioni i “Fratelli musulmani” godono di un notevole consenso popolare?

Perché hanno ricevuto ingenti finanziamenti. Pagavano finanche gli uomini che si facevano crescere la barba e le donne che indossavano il burqa. Ora  hanno avuto un notevole calo di consensi e non solo in Egitto. Tutti hanno capito che è divenuto un movimento terrorista che agisce contro i popoli arabi. Il loro progetto, quello di dominare tutto il mondo islamico, è fallito.

Quindi con Morsi Presidente sono apparsi più chiari i loro reali obiettivi?

Hanno mostrato la loro vera “anima”. Non vogliono che il popolo abbia libertà, non vogliono che vi sia educazione (nel senso di cultura), perché se il popolo è istruito, se è educato a pensare, per loro è la fine. Inoltre, hanno dato prova di essere incapaci di governare e di essere dei ladri.

Come mai la società egiziana si è mostrata priva di “anticorpi” capaci di impedire questa deriva, che è anche culturale?

Perché in Egitto è stata diffusa la cultura dell’indifferenza e del fare soldi. L’insicurezza ha poi fatto il resto. Ha fatto proliferare il commercio delle armi, che è gestito dai “Fratelli musulmani”. Gli egiziani sono tutti armati. Ogni ligio rischia di finire in conflitto a fuoco. Ciò serve a creare anarchia. L’anarchia non favorisce il formarsi di una coscienza civile.

L’Università Al-Azhar, il più grande centro di teologia sunnita, promuove la concordia fra le varie componenti religiose presenti in Egitto?

L’Università Al-Azhar è nelle mani degli “estremisti”. Promuove una parvenza di dialogo religioso.

 

Crede possibile un dialogo fra le gerarchie cristiane e quelle islamiche?

Fra le gerarchie è possibile solo un dialogo diplomatico, di facciata. Il vero dialogo possono e devono farlo solo i popoli. I popoli devono dialogare.

 

Il dramma del potere egiziano, come quello di tutti i regimi arabi, sembra essere quello di avere un’insufficiente legittimazione interna e per ottenerla deve accettare un compromesso con la componente islamista “estremista” pertanto, è “costretto” a pratiche discriminatorie nei confronti di minoranze religiose, ma anche ai danni di laici, femministe ed omosessuali. Il potere però cade nel paradosso perché deve ottenere anche una legittimazione internazionale e per farlo si deve porre anche come difensore dello stato di diritto. Lei ritiene che questa sia una tesi veritiera?

Si è tutto vero, viviamo in questo paradosso. Voglio chiarire però che Morsi è caduto perché non era più legittimato dal popolo, soprattutto a causa dell’utilizzo che ha fatto della tortura e della corruzione. Per quanto riguarda la legittimità a livello internazionale, da parte dell’Occidente, è sufficiente qualche iniziativa di facciata. Non fanno sul serio.

 

Quale è il punto di vista dei copti e del vostro nuovo Patriarca sulla “primavera araba”?

Noi copti abbiamo partecipato alla “primavera araba”, ma ben presto ce ne siamo allontanati. Ne abbiamo capito le interazioni internazionali, in particolare con gli USA, che hanno finanziato ed addestrato almeno parte degli insorti ed hanno utilizzato i “Fratelli musulmani” ed “Hamas” per creare l’anarchia nel paese. Per quanto riguarda le nostre gerarchie ora è tutto cambiato. Il nuovo Patriarca non ha il controllo dei copti, ora ognuno si sente libero di manifestare le proprie idee e si sente libero di protestare. Il vecchio Patriarca giungeva a compromessi con il potere senza ascoltare la base. Ora fortunatamente non è più così. La Chiesa è il popolo non le gerarchie, la vera “parola” viene dai poveri, dagli analfabeti. Credo in una Chiesa missionaria, senza ricchezze materiali.

 

Lei ha accennato alle violenze subite dai copti dopo la seconda rivolta, quella che ha portato alla destituzione del Presidente Morsi, ci racconta cosa è accaduto?

I “Fratelli musulmani” hanno prima assaltato le caserme della polizia e dei vigili del fuoco, poi hanno svuotato le carceri ed hanno assoldato ed istigato centinaia di criminali a commettere atti disumani contro di noi. In questo modo chi veniva minacciato o subiva violenza, non poteva chiedere aiuto a nessuno. Le violenze sono state terribili, hanno bruciato bambini in braccio alle loro mamme, con la forza costringevano ad ingoiare l’acido che si utilizza per caricare le batterie delle auto. Hanno bruciato chiese, conventi, scuole religiose. Rubavano nelle nostre case e poi le incendiavano. Un mio cugino è stata assassinato in modo orribile, io stesso sono vivo per miracolo. Ho visto migliaia di persone armate di catene, coltelli ed altre armi decisi a farla finita per sempre con noi copti. Abbiamo subito violenza da persone prive di misericordia. Volevano liberare l’Egitto dalla presenza cristiana. Abbiamo subito una vera e propria Shoah.

 

Mi sembra evidente che nessuno è corso in vostro aiuto. Temo che di voi copti si parli poco, sia in Occidente che nei paesi arabi, perché per gli occidentali siete arabi e quindi non se ne interessano, mentre molti arabi musulmani vi considerano arabi rinnegati, pertanto non meritevoli di attenzione. Quale è la sua opinione?

La sua riflessione è corretta ma manca un ulteriore passaggio. Gli USA e l’Unione Europea non ci sostengono anche perché non sono più società cristiane. Si sono ricordati di noi solo quando il governo egiziano si è alleato con la Russia. Neanche il Vaticano ha protestato a sufficienza quando ci uccidevano, l’ho riferito personalmente a Papa Francesco, mi auguro che ci ascolti. D’altra parte come possiamo sperare di essere aiutati dagli USA e dall’Europa se i loro governi sostengono i “Fratelli musulmani”. Voglio aggiungere però che molti musulmani sono scesi in piazza per protestare contro la distruzione delle nostre chiese. Questo ci fa ben sperare.

 

Cosa vi attendete dalla società civile italiana?

Di impedire che l’Unione Europea finanzi i terroristi, di difendere veramente i diritti umani e di promuovere una vera democrazia nel Mediterraneo.

 

Si dice che il male esiste perché da esso può venire il bene, dal male che avete subito quale bene potrà venire?

Dal nostro martirio è già iniziato a venire del bene. L’“estremismo” islamico ha avuto il merito di cementare ancora di più le nostre comunità cristiane. Tanti islamici hanno iniziato a convertirsi al cristianesimo. Ci hanno visto pregare per i nostri morti ma anche per quelli che hanno bruciato i nostri figli, le nostre case, le nostre chiese. Una mamma cristiana a cui era stata uccisa una figlia, è stata crocifissa, ha perdonato pubblicamente i colpevoli.