NOTERELLANDO... Costume e malcostume 22. Che Italia è? Che Italiani siamo? Stampa
Prosa
Scritto da Antonio Mele/Melanton   
Domenica 15 Novembre 2015 18:04

["Il Galatino" anno XLVIII n. 18 del 13 novembre 2015]

 

Non mi piace il catastrofismo.

Non mi piace essere fra quelli che puntano il dito sempre e soltanto contro ciò che non va. Un conto è la protesta o lagnanza o disapprovazione a ragion veduta (guidata, quanto meno, da un po’ di spirito propositivo e costruttivo), un altro è il mugugno per il mugugno, come se noi fossimo perfetti e gli altri tutti imbecilli o inetti. Proprio no!

Pur essendo attentamente, e all’occorrenza anche aspramente, critico su alcuni oggettivi misfatti e depravazioni della politica e del costume sociale, mi piace comunque, e mi rallegra perfino, fornendomi speranze e nuove convinzioni, vedere e ricordare che – oltre le cose che non vanno e che vanno migliorate – c’è anche un po’ di bello e di buono, nella gente, nelle istituzioni, nella vita di tutti i giorni.

Certo, in questi tempi così amari e contraddittori che viviamo e soffriamo, gli spiragli di speranza e di luce sono sempre più affievoliti e più rari. Come si fa a disconoscere, ad esempio, che vent’anni dopo Tangentopoli (con la susseguente scesa in campo di nuovi sedicenti ‘salvatori della patria’), la corruzione nel nostro Paese è altrettanto, e forse ancor più, dilagante?

Scrivo queste note fra il 30 e il 31 ottobre anno corrente. Il “Televideo” – che di buon mattino è il mio primo abituale e aggiornatissimo corrispondente – mi passa queste stringate informazioni, che approfondirò con successive letture: Fisco: 65 mila mancate dichiarazioni IVATangenti in appalti-Arresti in SiciliaMessina da giorni senz’acqua Crolla solaio Aversa-Morto un operaioSparatorie a Roma, Napoli, TorinoRagazza 17enne uccide la mamma per le sgridate...

Non proseguo oltre. E anche se viene ironicamente e legittimamente da chiedersi: Ma che Italia è questa?, dico che non bisogna demordere.

Bisogna, anzi, e con sempre maggiore condivisione, difendere e promuovere – ognuno nel proprio ambito – il rispetto delle regole. Partecipando con convinzione e con l’esempio, e non lavandosene pilatescamente le mani, e tirando avanti come se frodi, tangenti, evasioni, corruzioni, ammazzamenti, non fossero affar nostro.

Non intendo, ovviamente, far carico al singolo, delle responsabilità di un ‘sistema’ ampiamente malato e da risanare, e mi rendo altresì conto di promuovere un invito che ad alcuni può apparire risibile e utopistico. Tuttavia, è mio convincimento – suffragato da precisi e costanti riscontri personali – che la singola attenzione responsabile e la partecipazione non semplicemente epidermica alla vita sociale in ogni suo aspetto, è sempre, per quanto apparentemente piccolo, un importante seme virtuoso.

Non essendo, ovviamente, mio intendimento sollecitare un qualsivoglia senso di colpa (semmai, una riflessione cosciente e costruttiva), chiedo anticipatamente scusa a tutti voi che mi leggete per il concetto che sto per esprimere.

Se analizzassimo con onesta fermezza i guasti della nostra società attuale – come fatalmente accade a chi conserva una naturale e serena coscienza civile – riconosceremmo probabilmente, in tale analisi, anche alcune nostre individuali omissioni o distrazioni o indolenze o assuefazioni a certo malcostume (magari anche soltanto minime) che rischiano di diventare rapidamente abitudine. Di solito: ‘cattiva abitudine’...

Quando sono arrivato a Roma, dove risiedo ormai da quasi mezzo secolo (pur “vivendo” sempre e con gioia nella mia Galatina e nel mio Salento), ero un giovanotto di belle speranze. Mi sono inserito presto e soddisfacentemente in quella che – se i tanti guasti più o meno recenti non la mortificheranno ancora – resta pur sempre la più bella capitale del mondo. Erano i tempi in cui tutta l’Italia era anche il più bel Paese del mondo, con le sue straordinarie bellezze paesaggistiche, le città d’arte come Firenze o Venezia o Napoli, e la moda, il cinema, la cucina, i prodotti enogastronomici...

Si direbbe che oggi abbiamo perduto quello smalto, quella fantasia, quella vitalità. E tuttavia, qualche bel fiore spunta ancora, in questo nostro Bel Paese. E a questo desiderio e volontà bisogna ispirarsi.

Non si può, ad esempio, disconoscere il grande e meritato successo dell’Expo 2015 di Milano. Una scommessa stravinta. Un’impresa grandiosa, che agli occhi del mondo ha ridato finalmente un po’ d’immagine e di apprezzamento alla nostra Italietta, della quale dobbiamo ancora andare fieri, forse scegliendo meglio i nostri uomini-guida, ma anche responsabilizzandoci in prima persona come cittadini. Imparando, soprattutto, ad essere più attivi e partecipi. Con i propri diritti, ovviamente. E (altrettanto ovviamente) con i propri doveri.

Resta, infine, da chiedersi perché, e come, siamo arrivati ai brutti estremi di oggi.

È davvero solo e soltanto colpa della politica e del malaffare? Non vorrei farla – a me, prima che a voi, cari Lettori – la domanda che mi risale adesso, e che mi sgomenta, e mi annichilisce, sollecitando tutta la mia compassione di uomo e di genitore: - È solo e soltanto colpa della politica e del malaffare che una figlia adolescente ammazzi con un colpo di pistola la propria madre per essere stata privata del telefonino?

È nostro dovere operare e seminare il meglio possibile. In famiglia e in società.

Meditiamo, amici. Meditiamo un po’ più spesso. Non può farci che bene.