Per una politica per la città Stampa
Prosa
Scritto da Paolo Maria Mariano   
Sabato 24 Dicembre 2016 09:02

[“Il Galatino” anno XLIX n. 20 del 9 dicembre 2016, p. 6]

 

Intendo le poche righe che seguono come un tentativo di contribuire al dibattito sulla politica da immaginare per la città, dibattito aperto opportunamente sulle pagine de “Il Galatino”. Non rappresento alcuna formazione politica e mi esprimo da un osservatorio distante ma proprio per questo privilegiato nel proporre una visione prospettica.

Un dato condiziona in maniera essenziale la discussione: la situazione debitoria delle casse comunali. Chiunque si candidi deve necessariamente affrontare questo problema e farlo in maniera efficace. La questione suggerisce di cercare di chiarire quale possa essere un profilo ragionevolmente accettabile per i candidati che possano operare con efficacia nel tessuto cittadino, rallentando o sperabilmente evitando la decadenza. Raccolgo di seguito alcune opinioni personali in merito.

  1. Chiunque si candidi dovrebbe saper vivere il proprio ruolo solo con concreto senso di servizio. Coloro che rincorrono visibilità per il solo plauso sono inadatti ad avere funzioni di governo civico.
  2. Chiunque si candidi avendo interessi economici personali di parte che possano essere favoriti dalla sua posizione, a danno della collettività, è inadatto a funzioni di governo civico. In aggiunta, chiunque viva la sua candidatura principalmente come trampolino di lancio per successivi traguardi politici è altresì inadatto.
  3. Chiunque si candidi dovrebbe avere sia competenza sia capacità di ascolto e di sintesi. Dovrebbe cioè saper decidere ma farlo con consapevolezza e senso di responsabilità, avendo chiara la complessità dei processi di governo.
  4. Chiunque si candidi dovrebbe coinvolgere nell’attività di governo tutti coloro che possono dare un contributo positivo alla gestione della cosa pubblica e alla prospettiva che alla città si vuole cercare di donare, indipendentemente dall’appartenenza o dalla vicinanza a un organismo politico, qualsiasi nome a esso si voglia dare. I massimalismi ideologici hanno fatto storicamente danni, soprattutto nel favorire la fedeltà servile rispetto alla capacità di operare in maniera costruttiva. Serve ragionevolezza ma anche sensibilità per riconoscere e selezionare collaboratori adatti. Avere tale sensibilità non è faccenda semplice. L’autorevolezza rafforza questa sensibilità, ove essa sia presente e sia educata.

Una volta individuato un gruppo di figure adatto, serve poi avere una qualche idea concreta di cosa fare. Di discorsi politici solo pomposi o aggressivi, ma in sostanza vuoti, ci si stanca se si ha un briciolo di ragionevolezza e non ci si fa manipolare. Pochi punti, come i suggerimenti riassunti in seguito, potrebbero essere terreno di discussione.

a)   Ci si dovrebbe probabilmente sforzare sempre più di razionalizzare sia le spese sia le entrate, evitando gli sprechi, non tagliando soltanto o facendo finta di non vedere, con l’effetto, in quest’ultimo caso, di tralasciare le entrate.

b)   Ci si dovrebbe probabilmente sforzare di proporre progetti europei per i quali serve competenza e acume, oltre a contatti a Bruxelles, ma che sono possibili sorgenti di fondi, ove si riesca a valorizzare le ricchezze storiche possedute dalla città, per quanto sparute esse siano, evidenziando la loro peculiarità. Certamente non è facile riuscirci, ma se non ci si prova, non ci si riesce di certo.

c)   Servirebbe fare una politica che incoraggi il turismo di qualità: bassa numerosità e buona capacità di spesa. Quali sono, infatti, i vantaggi di trascinare in città carrozzoni vocianti per una notte di festa dopo la quale l’Amministrazione spende per pulire più del guadagno, virtualmente pro capite, che la città ha fatto?

d)   Bisognerebbe valorizzare le attività produttive virtuose che pur ci sono; cercare di rafforzare il senso civico che ridurrebbe il degrado urbano, il cui controllo è altrimenti lasciato alle sole istituzioni comunali, progressivamente inermi; promuovere solo le attività culturali che abbiano un contenuto qualitativamente ricco, evitando l’occasione di esibizioni che finiscono con l’essere penose per la loro prosopopea.

Si potrebbero fare tante cose. La domanda essenziale è però se vi sia la capacità di farle nel caso ci fossero le possibilità. Per questo si dovrebbero superare gli egoismi di parte, l’immondizia delle invidie, il narcisismo. Per questo si dovrebbe avere per lo meno la sensibilità e l’autorevolezza adatte. Per questo si dovrebbe avere capacità di visione e di responsabilità, non solo il desiderio di occupare sedie nel Palazzo Comunale. Il mio modesto auspicio è che si faccia qualche passo concreto in questa direzione, che non ci sia solo l’esposizione di cartelli con le foto dei candidati, ritoccate con Photoshop per abbellirne i lineamenti, che non ci si riduca al solo scambio di favori ricoperti di parole altisonanti ma sostanzialmente vuote. Ci sia almeno – è il mio augurio – responsabilità e dignità. Basterebbe forse solo questo.