"L'ombra della madre": il nuovo romanzo di Paolo Vincenti 2. Un thriller noir da non perdere Stampa
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Giovedì 16 Luglio 2015 07:23

["Il Galatino" anno XLVIII n. 13 del 10 luglio 2015]

 

Sangue, droga e sesso nel culto di Cibele e Attis

 

“Nello svolgimento logico della vita, accadono dei fenomeni che facilmente sconvolgono la nostra traballante sicurezza, il nostro equilibrio precario […] Al di là di ogni previsione. All’infuori di ogni prospettiva, si verificano delle coincidenze significative, che annullano la catena di causa ed effetto. È la sincronicità, il portento che ci afferra le braccia, il paradosso, l’occasione illuminante, lo scandalo, l’alchimia, il caso che entra nella nostra esistenza e in un attimo la scombina”.

Queste parole aprono la seconda parte del romanzo “L’ombra della madre” (Edizioni Kurumuny, Calimera, 2015) di Paolo Vincenti e in esse sono condensati i momenti salienti del thriller-noir, anticipandone – a pensarci bene – il finale.

In questo ultimo romanzo del giovane scrittore-professore di Ruffano vengono esaltate la grande cultura personale e soprattutto la padronanza della materia trattata, il mistero, in cui si immergono i protagonisti del romanzo in terra salentina. Infatti Francesca, Riccardo, Fabrizio, Alessandra ed altri ancora, che vivono a Lecce, vengono ineluttabilmente assorbiti dai riti del culto antichissimo di Cibele e di Attis.

La elegante narrazione avvinghia sempre più il lettore alle pagine del romanzo, mentre i personaggi (a volte vittime a volte carnefici, a seconda delle situazioni) si immergono nei riti satanici col proprio e l’altrui sangue in un susseguirsi di droga, canti, balli (pizzica) e soprattutto sesso in tutte le sue accezioni, esercitato anche con gay e con trans.

Ambientato a Lecce, il romanzo si sviluppa con continui colpi di scena assolutamente imprevedibili e con l’entrata in scena di personaggi nuovi che fanno da contorno ai protagonisti che col trascorrere delle pagine evidenziano la vera essenza della loro natura (demoniaca?).

Il finale è mozzafiato e naturalmente non va svelato in questa sede: basti sapere che una stessa donna, la madre appunto, è stata artefice dei destini di tutti i protagonisti della storia.

Il romanzo va sicuramente letto, anche perché la prosa di Paolo Vincenti, talmente ricercata da indurre ad avere sempre a disposizione un vocabolario della lingua italiana, introduce a studi specifici sul misticismo solleticando la curiosità del lettore.