FAVOLE di EVGENIJ PERMJAK 28. Tre cuori Stampa
I mille racconti
Scritto da Evgenij Permjak   
Domenica 11 Maggio 2014 08:04

Traduzione di Tatiana Bogdanova Rossetti


C'era una volta un fonditore. Un vedovo. Un mastro vero del grande fuoco. Ma il suo cuore era ancor più grande. Decise di non risposarsi, finché la sua figliola di pochi anni non fosse cresciuta. La figlia voleva un gran bene al padre. Stravedeva per lui come se fosse un fratello maggiore, un fedele amico e consigliere. Riversò su di lui il doppio affetto che non poté restituire alla madre.

Quando la figlia fu cresciuta da essere oramai una signorina da marito, il fonditore si risposò e fece entrare in casa l'altra moglie. Si scelse una brava donna, che amava il buon marito con tutto il cuore. Per curarlo, niente da ridire, anzi esagerava perfino, come si direbbe da noi: non gli faceva posare sopra un granello di polvere, né cadere dalla testa un solo capello. Per prima non si addormentava, per seconda non si svegliava. Era un'ottima lavoratrice. Maestra in tutte le cose. Ed era anche una bellezza.

Di meglio non si poteva immaginare, ma non c'era felicità in quella casa.

La matrigna si lamentava del comportamento della figliastra nei suoi confronti e versava lacrime, mentre la figlia piangeva a dirotto e malediceva la matrigna.

«Il mio cuore è pronto da un momento all'altro a saltar fuori, si spezza tutto in mille pezzi» – piangeva con lamenti la moglie, – «fai qualcosa, aiutami, caro marito mio, ti prego.»

Si dispiaceva il fonditore per la moglie. Il cuore gli faceva male nel vederla soffrire, ribolliva di rabbia contro la figlia. E la figlia invece: «Sì, ascoltala pure... la tua strega. Ti ha incantato proprio come si deve. Ti ha ammaliato con l'incanto d'amore. A me, invece, succhia il sangue tutto il giorno. Sta cercando di gelare il mio cuore d'orfana. All'infuori di te, non ho nessuno. Sei tu per me entrambi i genitori!»

Soffriva il fonditore per la figlia. Come poteva essere altrimenti, per tutto quel gran bene che le voleva. Per il dispiacere della figlia offesa, il cuor suo si metteva a battere d'astio forte per la moglie e spesso cominciava a fargli dei brutti scherzi, rifiutandosi di battere regolarmente.

Il fonditore si metteva a discutere con la moglie, a convincere, a spiegare... La moglie, invece, alla verità della figlia contrapponeva una verità tutta sua. Di nuovo il cuore cominciava a dolere per la moglie e a battere forte contro la figlia.

Non si sa per quanto tempo bollì e ribollì il cuore del fonditore in questo modo, tra due fuochi, tra due cuori, ma una volta sbollì. Non resistette più. Si fermò, per sempre.

La matrigna e la figliastra scoppiarono in un pianto incessante per il marito amato e per il carissimo padre. Compresero a questo punto ogni cosa, ma con troppo ritardo. Pur versando lacrime a fiumi – non si può far rivivere un cuore.

Finì il buon padre, il marito, il mastro-fonditore. E finisce anche la favola che è stata molto dura, difficile da narrare. Ma cosa si poteva fare: si è svolta per conto suo, pretendeva di essere raccontata. Non sarà stato, evidentemente, invano. Non saranno, evidentemente, ancora estinti nel mondo i cuori che battono soltanto per loro stessi e non risparmiano gli altri cuori, persino i più vicini, i più cari.