FAVOLE di EVGENIJ PERMJAK 33. Due ruote Stampa
I mille racconti
Scritto da Evgenij Permjak   
Lunedì 18 Agosto 2014 07:54

Traduzione di Tatiana Bogdanova Rossetti

 

In una bicicletta nuova c'erano una volta due ruote. Anteriore e Posteriore – motrice e comandata. Dato che, a volte, è assai difficile distinguere una ruota motrice da una ruota comandata, a questo proposito assai spesso nascono vivaci discussioni e intensi dibattiti, perciò anche le ruote di questa bicicletta nuova si misero a discutere.

La Ruota Posteriore affermò: «Se sono io a muovere la bici, se sono io a portarla, significa che sono io la ruota motrice.»

A ciò la Ruota Anteriore sensatamente rispose: «Dove si è mai visto che la ruota motrice camminasse dietro e la ruota comandata avanti? Sono io, ruotando per prima, davanti a te, a guidarti sulla mia traccia. Questo non può significare altro, che sono io la ruota motrice.»

In risposta a questo, la Ruota Posteriore fece l'esempio del pastore con il gregge: «Quando un pastore fa muovere un gregge di pecoroni, anche lui cammina dietro, ma nessuno potrebbe mai affermare che il gregge di pecoroni conduce il pastore e non il pastore il gregge di pecoroni.»

«Se ti permetti di paragonarmi agli animali» – si indignò la Ruota Anteriore, – «sarebbe allora molto meglio immaginarsi un asino che, camminando dietro, portato alle briglie dal suo padrone, si mette ad insistere d'essere motrice e il suo padrone essere un comandato.»

«Dovresti vergognarti» – sibilò in curva la Ruota Posteriore - «ad utilizzare questa insensata similitudine esteriore. Bisogna vedere nella profondità delle cose. I miei raggi sono tesi al massimo. Io, usurando prematuramente il mio tubolare, ti metto in movimento. Così tu giri senza pressioni in una corsa a vuoto. Persino scarti dove ti pare e piace, e con tutto ciò pretenderesti pure di chiamarti ruota motrice!»

«Smettila di dire sciocchezze!» – contraddisse la Ruota Anteriore nuovamente. «Io non scarto per niente, dove mi pare e piace. Ma ti guido, ti conduco, scegliendo la strada migliore. Sono io per prima a prendere su di me ogni brutta spinta e botta. E' la mia camera d'aria ad essere tutta forata e rattoppata. A cosa servirebbe il tuo rettilineo movimento limitato, se non ci fosse la mia capacità di andare a zigzag? Sono io a portarti avanti, sono io la ruota motrice.»

«Io, io!» – continuò ad urlare la Ruota Anteriore, tremolando e cigolando il suo parafango. «Senza di me non c'è la Bicicletta! La Bicicletta – sono io!»

«Se è così, svitati e vattene, fila, rotola via!» – propose la Ruota Posteriore con stizza. «Vedremo, come sarà il tuo movimento privo dei miei sforzi... Vedre...» non finì di dire e cadde su un fianco, perché in quell'istante la Ruota Anteriore si svitò e rotolò in avanti tutta sola... Rotolò per un metro, due, tre... trenta metri e cadde pure lei su un fianco.

Rimanendo stese per un certo tempo sul ciglio della strada, le ruote compresero che senza le ruote motrici non c'è moto, come non c'è, peraltro, senza le ruote comandate.

Dovettero convincersi, in seguito alla brutta loro esperienza, che essere motrice e comandata è ugualmente difficile e onorevole persino in un elementare collegamento delle ruote, come la bicicletta, per non parlare dell'automobile, del treno, nonché delle più complesse unioni delle diverse ruote, pignoni, volani e degli altri pezzi ancora dei meccanismi, che compongono l'unità, in una logica consapevole di azione concorde per un moto d'avanzamento di successo.