Favola e realtà degli Urali 5. Il dono-ricordo di Diavolossaev Stampa
I mille racconti
Scritto da Evgenij Permjak   
Giovedì 05 Marzo 2015 10:28

Traduzione dal russo di Tatiana Bogdanova Rossetti


A Diavolossaev piaceva accorgersi di un brav'uomo qualsiasi, dispiacersi per un poveraccio, rendere felice un infelice. Era capace di passare per dei sentieri già calpestati trovando una via nuova, di far notare un tale sentiero perfino ad un camminatore esperto che, pur vivendo magari tre vite, non sarebbe mai arrivato alla semplice saggezza di quest’uomo, soprannominato Diavolossaev. Era evidentemente una persona assai istruita. Entrava in profondità in ogni cosa, si metteva a riflettere su ogni sciocchezza e a tutto riusciva a scovare una soluzione ingegnosa.

Di ciò narra, fra realtà e favola, il presente racconto-riassunto...

Una volta successe che Diavolossaev, lungo il suo cammino, arrivò in uno sperduto villaggio nella taiga profonda. Entrato nel villaggio, bussò alla prima isba e si fece ospitare per la notte. Il padrone di casa, oltre a un pezzo di pane nero, una cipolla e acqua, non aveva niente da offrire all'ospite. Aveva, il povero uomo, una famiglia grande, ma una fortuna piccola, piccola. Faceva da padrona in casa sua la miseria nera. Aveva però un po' di miele. Un buon rosolio di miele. Il miele era ottimo, di lunga stagionatura. L’aveva tenuto in serbo per il matrimonio di una figlia, ma lo offrì generosamente all'ospite.

Diavolossaev mangiò quel che c'era, bevve il miele, si fece una bella dormita e la mattina dopo cominciò a prepararsi per andar via nel bosco, di nuovo. Mentre raccoglieva le sue cose, disse al padrone di casa: «Grazie per il miele, brav'uomo. Ti auguro che il miele non manchi mai dentro la tua casa; per farti ben nutrire, vestire ben caldo e per invitare dei buoni pronubi.»

E il padrone di casa fece un sorrisetto e gli rispose: «Ti ringrazio, Diavolossaev, ma un uomo povero non può mai andare in fallimento. Inoltre, gente come noi si sazia pure con un buon augurio.»

A questo Diavolossaev gli rispose: «Non sono né lo zar, né un mercante per donare promesse. Dài, vestiti. Voglio mostrarti il miele.»

Si addentrarono un po' nel bosco e si fermarono.

«Guarda, c’è un’ape selvatica che sta volando» – indicò Diavolossaev all'uomo. «Rincorrila e ti porterà alla cavità dell'albero, dove si trova il suo alveare. Così avrai il tuo miele.»

«Secondo te un uomo è capace di rincorrere un'ape? Che ti sei messo in testa, Diavolossaev, mi stai prendendo in giro? Provaci tu, se ci riesci, già che sei tanto sveglio e svelto.»

«Io sono sveglio e svelto e tu, evidentemente, lo sei un po' meno. E' chiaro che si deve trovare un metodo per far volare l'ape più lentamente.»

Diavolossaev disse così e acchiappò un'ape. Poi si avvicinò ad un abete, raccolse una goccia di resina fresca e la mise sulla schiena dell'ape, cui sopra incollò un ago dell'abete.

«Ti è chiaro?»

«No.» – ammise l'uomo.

«Adesso ti sarà chiaro.»

Diavolossaev liberò l'ape. L'ape appesantita volò, facendo delle soste. Spiccava il volo, volava per un po' e si posava per riposare di nuovo. Intanto loro due si misero a camminarle dietro. Camminarono poco o a lungo, ma l'ape li portò al suo nido.

«Eccoti il miele» – disse Diavolossaev. «Ti raccomando, però, di non essere avido. Stai attento a non estrarre tutto il miele. Lascia sempre dentro del miele a sufficienza per non far morire di fame la famigliola delle api. Se non avrai miele a sufficienza, trova nello stesso modo un altro alveare. Acchiappa un'ape, mettile sulla schiena una goccia di resina e appesantiscila con un ago d'abete. Ora puoi ritenere che la tua miseria sia finita... Ed aspettami tra un anno, verrò a trovarti...»

Così disse e sparì nel fitto del bosco, cosicché l'altro rimase a bocca aperta e non fece in tempo né a ringraziarlo, né a dirgli una sola parola.

Non passò un anno e il povero uomo riuscì a tirarsi definitivamente fuori dalla miseria. Portava dal bosco decine di chili di miele per volta. Inoltre, accolse a casa un bravo genero.

La gente si stupiva. Da dove era arrivava tutta questa fortuna? Come succedeva che vecchi esperti, che si erano fatti esperienza sulle api, non riuscivano a trovare più di dieci alveari... E questo qua?.. Non avrà per caso stretto un patto con il diavolo? Con le loro domande pressavano l'uomo: «Dài, raccontacela tutta, se no!...»

A questo punto arrivò Diavolossaev.

«Ehi, gente, di che cosa si sta discutendo qui?»

E loro: «Ma niente, così...» E fine del discorso. Divenne chiaro a tutti chi era stato a lasciare al povero, ma generoso uomo, un ricco dono-ricordo.