Giovanna Sodo recensisce "Le bisbetiche indomabili" Stampa
Scritto da Beatrice Stasi   
Giovedì 07 Giugno 2018 16:18

Riceviamo e pubblichiamo con molto piacere la brillante recensione che la socia (nonché vice-segretaria dell'Associazione) Giovanna Sodo ha voluto scrivere sulla performance teatrale che ha chiuso il nostro laboratorio di teatro e il nostro anno accademico: il grande successo di partecipazione e consensi raccolto dallo spettacolo merita senz'altro un resoconto scritto che lo racconti e ne conservi traccia, qui sul nostro sito e sul "Galatino", prossima sede di pubblicazione.

GIOVANNA SODO

Fare teatro, che passione!

Il laboratorio di teatro dell’Unipop, diretto da Michele Bovino, è andato in scena il 31 maggio con Le bisbetiche indomabili

 

C’è chi il teatro lo fa per noia, chi se lo sceglie per professione…Michele Bovino e i suoi “allievi” né l’uno né l’altro, lo fanno per passione. E deve essere indomabile questa attrazione verso un’esperienza che espone tranquilli signori e signore che per vita ed età non devono più dimostrare niente, al giudizio di un pubblico, certo benevolo, amico, ma sempre “specchio delle mie brame” e di eventuali figure grame. E quindi la passione da piacere diventa sofferenza, ansia da prestazione, man mano che si avvicina la sera del debutto. Anche in questo giocare seriamente, in questo soffrire per un gioco il teatro è metafora della vita.

Alla fine, però, la compagnia del laboratorio-teatro, ormai stabile, dell’Unipop ce l’ha fatta a sedurre il pubblico che ha animato, oltre ogni aspettativa, la tranquilla e silenziosa sala Contaldo del vecchio liceo Colonna, sede degli incontri bisettimanali dell’Università intitolata ad Aldo Vallone. Arrivati con largo anticipo per prendere i posti, gli spettatori hanno seguito, ora sorpresi ora divertiti, la pièce che l’autore, Michele Bovino, ha cucito addosso ai suoi attori, come egli stesso ha dichiarato in apertura di serata. Bravo in questa capacità maieutica, ma pure nel coniugare situazioni e trovate della commedia di tutti i tempi con strizzatine d’occhio al teatro del Novecento e ai meccanismi del metateatro negli sketch iniziali, e con incursioni nei generi televisivi nel finale.

Non diremo nulla della trama, una storia di amicizia e di amore coniugale (e quindi anche di gelosia e tradimento) che coinvolge un gruppo di amiche appassionate di teatro, perché seguiranno di certo repliche per chi non c’era.

Diremo, invece, dei protagonisti. Il gruppo delle bisbetiche (Ivana Antonica, Lucia De Pascalis, Matilde Diso, Adele Nassisi, Antonietta Romano, Rosa Anna Valletta), capeggiato dalla moglie gelosa Franca Mangano, sa essere odioso, con ostinazione e determinazione, verso la povera vittima, il marito, Pino De Martino, a cui vanno la solidarietà e l’empatia di tutto il pubblico senza distinzioni di genere.

Sorprendente la prova degli attori nei quadretti iniziali: Vania Mosca, Massimo Miggiano, Teresa Manco, ne L’acqua minerale ,divertenti e ironici nei loro supponenti calembour e giochi di parole, ci ricordano che il teatro è affabulazione, è il luogo della parola che incanta; Antonella De Luca, Vanda Torsello, protagoniste de La dama con l’ermellino, abilissime nel riprodurre il cicaleccio del pubblico in sala in attesa che lo spettacolo cominci, creano un paradossale  gioco di specchi interrotto dall’ infaticabile e spumeggiante Matilde Diso (ha sostenuto ben tre parti con relativo cambio d’abito). Un’ overture inaspettata, una réclame gioiosa del proseguimento con la schermaglia delle bisbetiche.

Con tutti questi attestati di merito non vogliamo dire che abbiamo a che fare con professionisti: sono solo degli apprendisti stregoni che con passione e umiltà provano e riprovano per evocare la magia del teatro.