A rivederci. In presenza, Forse anche a distanza. Ma sempre attivi. E comunque uniti.
Il nostro Anno Accademico è finito, come sempre, con l'arrivo dell'estate, anche se il contemporaneo "sbiancamento" della nostra Regione e la possibilità, finalmente, di organizzare incontri in... Leggi tutto...
Link per rivedere la conferenza di Marcello Aprile
Ed ecco anche il link per rivedere la conferenza di Marcello Aprile... https://www.facebook.com/universitapopolare.avallone.3/videos/579035319735696 
Link per rivedere la conferenza di Maria Luisa Quintabà
Ecco il link per rivedere l'interessante conferenza di Maria Luisa Quintabà: buona visione a tutti! https://www.facebook.com/universitapopolare.avallone.3/videos/578470189792209 
Programma febbraio 2021
Programma Febbraio 2021 Giovedì 4 febbraio, ore 18,00 – Prof. Mario Capasso (papirologo, Università del Salento), Un giallo in Egitto. Conversazione sul romanzo “Il dr. Cavendish e il... Leggi tutto...
Memorie Narranti: l'Università Popolare aderisce all'iniziativa del Patto per la Lettura in occasione della giornata della memoria
Si riproduce il comunicato ufficiale sull'evento: MEMORIE NARRANTI – Giornata della memoriaIn occasione della Giornata della memoria, celebrata a livello internazionale il 27 gennaio, il Patto... Leggi tutto...
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Racconto e riflessione in Antonio Prete narratore PDF Stampa E-mail
Critica letteraria
Lunedì 01 Novembre 2010 10:43


[Relazione letta il 28 ottobre 2010, durante le Giornate di studio per Antonio Prete: Pensiero Poetante e Figure della Lontananza, presso la Sala Conferenze del Rettorato dell'Università del Salento]

 

Il compito è difficile: portare nella dolcezza del sogno la concretezza del visibile, nella vaghezza dell’illusione la verità del ricordo.

Antonio Prete, Trattato della lontananza, infra, p. 148.

 

Premessa

Il presente studio non ha la pretesa di tracciare un ritratto completo della multiforme attività letteraria di Antonio Prete, che, come si sa, si ramifica in più direzioni, verso la teoria e la prassi della traduzione da una parte, e dall’altra verso la teoria e la prassi della critica letteraria; da ultimo poi (Menhir, Donzelli, Roma 2007), tutti noi abbiamo conosciuto un altro ramo dell’opera di Prete, non più solo commentatore e direi ascoltatore dei poeti, bensì poeta in proprio e di grande originalità. Altri meglio di me parlerà di tutti questi aspetti della sua opera, poiché essi meritano ognuno uno speciale approfondimento. Capisco benissimo che qualsiasi discorso critico su Prete, per aspirare ad essere sufficientemente esaustivo, non dovrebbe limitarsi ad un solo campo di attività, il che comporterebbe inevitabilmente la frantumazione della descrizione e finirebbe col fornire un’immagine parziale dell’autore. Ma “dominare tutto Prete” con un solo colpo d’occhio critico non è cosa facile, ed allora si sarà scusati se si fermerà il campo d’indagine ad un solo aspetto della sua produzione. Dal canto mio, dichiaro subito i limiti di questo scritto, nel quale prendo in considerazione solo le narrazioni, da Chirografie (1984) fino all’ultimo L’ordine animale della cose (2008), passando per le Saracinesche di Harlem (1989), L’Imperfezione della Luna (2000), Trenta gradi all’ombra (2004) e Un anno a Soyumba (2008); e i testi nei quali la riflessione sulla letteratura si dispiega in modo completo, accompagnando direi quasi con un assiduo commento le narrazioni: parlo di Prosodia della natura (1993) e del Trattato della lontananza (2008). Toccherò solo incidentalmente gli altri aspetti summenzionati dell’opera di Prete, così come in modo cursorio avrò modo di citare gli altri suoi libri.

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GIOVANNI PASCOLI E GIROLAMO VITELLI PDF Stampa E-mail
Critica letteraria
Domenica 31 Ottobre 2010 07:29

 

E’ noto che Giovanni Pascoli, accogliendo la lezione carducciana della metrica “barbara”, adottò un metodo diverso da quello del maestro. Mentre questi trasferì i ritmi classici nei versi della tradizione italiana, si propose di riprodurre le esatte cadenze dei versi greci e latini. L’adozione di questo metodo è documentabile sin dal Volgarizzamento del principio della Batracomiomachia, presentato al Carducci come terzo lavoro per la scuola di Magistero nell’anno scolastico 1880-81. Nel Proemio che accompagnava la traduzione egli dava alcune indicazioni precise...

 

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Carlo Levi e la democrazia dei «Don Luigini» PDF Stampa E-mail
Critica letteraria
Domenica 24 Ottobre 2010 07:32

[dal Forum di Popoli e Costituzioni: http://www.popoliecostituzioni.it, pubblicato il 4 marzo 2010]

 

«Un’opera come quella del Levi può agevolare la comprensione della Questione meridionale assai più della teorizzazione politica». Il giudizio con cui Guido Dorso presenta Cristo si è fermato a Eboli costituisce la migliore premessa per inquadrare il pensiero di un autore, per il quale la poesia è sempre stata “invenzione della verità”. Tutta la scrittura di Levi racchiude un insieme complesso e maturo di “teorizzazioni politiche”. Nel caso del Cristo, l’originalità dell’autore è da rintracciare, secondo Dorso, nella qualificazione della questione meridionale come «conseguenza di un fenomeno ancora più radicale, di un fenomeno istituzionale, che è alla base del complesso di inferiorità del Mezzogiorno: l’insufficienza civile e politica della classe dirigente meridionale, e l’incapacità del popolo di rinnovarla». Ma non è solo il“classico” del medico-pittore a costituire un manifesto intellettuale per l’antifascismo repubblicano italiano.

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La costruzione della società di giustizia PDF Stampa E-mail
Filosofia
Sabato 23 Ottobre 2010 16:52

I

1. L’approfondirsi della ricerca sull’utopia, l’emergere della giustizia

 

L’incontro con la giustizia e con la società di giustizia avviene qui lungo la ricerca sull’utopia, la sua storia, il suo senso. Avendo dapprima intuito che l’utopia letteraria (o filosofico-letteraria: quella di Platone, Thomas More, Campanella; di Fourier, di William Morris) non poteva in sé risolvere questo fenomeno, troppo più grande e grandioso. Avendone avuto i segni nelle stesse storie dell’utopia nel ‘900 (a cominciare da Mumford, fino ai Manuel e oltre) che s’incentravano sì nel fatto letterario, vi si distendevano; ma non potevano fare a meno di evocare, dedicare un piccolo spazio a fatti di ben altra misura storica, messianismo ebraico, millenarismo, cristianesimo. Avendo dietro a noi le decisive indicazioni di Mannheim e di Ernst Bloch, l’utopia come fattore della storia (fattore creativo-eversivo, per Mannheim), come il costitutivo più profondo e dinamico-costruttivo della storia stessa, come il « processo» storico per eccellenza. E però Bloch non poteva soddisfare il nostro intuito e la nostra esperienza –nostra come d’altri–; con quel suo materialismo storico-dialettico di marxista sia pur atipico; ma in questo tipicissimo; con quella sua «materia», e forza evolutivo-costruttiva della materia, di cui era parte l’uomo; che animava tutto il processo fino ai punti supremi, il rientro dell’alienazione, lo sciogliersi delle contraddizioni, l’inopinata «democrazia vera».

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LE TRADUZIONI ‘METRICHE’ DI G. PASCOLI PDF Stampa E-mail
Critica letteraria
Giovedì 21 Ottobre 2010 08:03

Sulle traduzioni di Giovanni Pascoli da poeti classici grava da tempo il peso di alcune condanne. La prima in ordine di tempo è la sentenza di Benedetto Croce che nel 1907, vivo ancora il poeta, definiva le sue versioni epiche "un Omero alquanto rimbambinito". Segue la stroncatura di Salvatore Quasimodo...

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Stare tra le lingue PDF Stampa E-mail
Critica letteraria
Lunedì 18 Ottobre 2010 07:12

[Il giorno 22 maggio 2009, presso l’Auditorium del Ghoete-Institut a Roma, si è svolta una tavola rotonda sul tema “Pluralismo: una fantastica opportunità! – Le prospettive in un’Europa che cresce”. Alla tavola rotonda hanno partecipato Tullio De Mauro, Antonio Prete, Daniele Archibugi, Giuseppe Zucconi, Carlo Rubinacci, con la moderazione di Luigi Illiano, direttore del “Sole24 Ore Scuola”. Riportiamo l’intervento di Antonio Prete.]

 

 

1. Pluralità delle lingue e prima lingua.  Proprio a partire dalla pluralità delle lingue - dalla festa delle lingue, dalla diversità linguistica -  si è  generato il mito della prima unica lingua, di volta in volta  lingua edenica, o prebabelica,  lingua pura o lingua che è principio, culla, fondamento di tutte le possibili lingue. Un mito che Leopardi, in polemica con le ricerche dei romantici sull’indoeuropeo, definiva “un frivolo sogno”. Ma d’altra parte straordinarie interrogazioni sulla lingua sono venute proprio da questa ricerca di un’anteriorità pura, magica, nella quale il nome doveva corrispondere all’essenza della cosa:  pensiamo a come in Benjamin questa ricerca è produttiva di singolari e profonde osservazioni sul tradurre, sul compito del traduttore.

 

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Inferno XIII: un orizzonte di negazione PDF Stampa E-mail
Critica dantesca
Domenica 17 Ottobre 2010 13:39

[in "Deutsches Dante Jahrbuch, 73, 1998, pp. 99-118 (poi in Il Dante fascista / Saggi, letture, note dantesche, Longo Editore, Ravenna, 2001, pp. 9-28)].

 

L’apertura del canto XIII dell’Inferno colpisce per l’orizzonte di negazione che profila con forza inusitata. Un orizzonte di negazione è comune nella realtà dell’inferno, ma qui trova la sua espressione più intensa, perché nell’anima dei peccatori qui presenti la negazione si esercitò sia sulla vita sia sulla libertà, entrambe doni inestimabili di Dio. La vita la si nega recidendola, rifiutando il dono divino. La libertà del volere la si offende irreparabilmente decidendo di cancellarla con la vita stessa, e anche qui negando e respingendo il fondamento del rapporto tra l’uomo e Dio.

A tempo Dante chiarirà:

Lo maggior don che Dio per sua larghezza

fesse creando ed alla sua bontate

più conformato e quel ch’e’ più apprezza,

fu de la volontà la libertate…    (Par. V 19-22).

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Ti sono stato accanto PDF Stampa E-mail
Poesia
Sabato 16 Ottobre 2010 20:28

 

al mio babbo, Mario

NOTA

 

Elaborazione del lutto: ho dovuto impratichirmi vivendo. La morte ha sempre avuto un ruolo di primo piano nello spettro delle mie personali paure. Ricordo, come momento dei più teneri tra me e mio padre, la sera in cui lo chiamai singhiozzante dal mio letto di bambino per essere rassicurato, o soltanto confortato, dall'angoscia che il pensiero della morte mi aveva acceso nel petto. Adesso che il pensiero è fatto dato e compiuto, lo spavento agitante e sconsolato non è che una eco di paradossale nostalgia. L'amarezza della fine da un certo punto in poi diviene compagna inseparabile, che sconfessa ogni ricerca di pura felicità.

 

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La sindrome di Medea tra innocenza e violenza PDF Stampa E-mail
Sociologia
Sabato 16 Ottobre 2010 11:44

[Sintesi dell'intervento presso l'Università Popolare "Aldo Vallone" dell'8 marzo 2010, in collaborazione con la Fondazione Popoli & Costituzioni Salento. Il seguente saggio è tratto da popoliecostituzioni.blogspot.com]

 

Scrive Galimberti:
"Vorrei rispetto, vorrei che i media, soprattutto le televisioni, la smettessero con la retorica sul gesto violento e assassino"da parte di chi meno ce lo aspetteremmo"ogni volta che una giovane madre uccide il figlio e prova a uccidere se stessa. Mi offende che questo gesto venga ancora considerato"inconcepibile"e uno "scandalo contro natura". Considerarlo così è un grave atto di ignoranza che non ci si aspetterebbe più da professionisti dell'informazione, ovvero da chi per lavoro dovrebbe descrivere le realtà in cui siamo immersi per farcela conoscere meglio.“
L'amore materno non è mai solo amore
Il conflitto è alla base dell'amore materno, ma anche dell'odio materno, il figlio vive e si nutre del sacrificio della madre: sacrificio del suo tempo, del suo corpo, del suo spazio, del suo sonno, delle sue relazioni, del suo lavoro, della sua carriera, dei suoi affetti, dei suoi amori.
Il pensiero di uccidere il figlio attraversa la mente della madre, perché non diventi realtà è necessario accoglierlo e superarlo.
Tutte le madri che amano i propri figli conoscono quei momenti in cui incerto è il confine tra un abbraccio che accoglie e un abbraccio che avvinghia e strozza.

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La biodiversità marina e il funzionamento degli ecosistemi - 2010 PDF Stampa E-mail
Ecologia
Venerdì 15 Ottobre 2010 18:42

La conoscenza della storia naturale è essenziale per comprendere il ruolo della biodiversità nel funzionamento degli ecosistemi. Per storia naturale non si intende, qui, il vecchio approccio puramente descrittivo al mondo della natura. Il fondatore della moderna storia naturale è proprio Charles Darwin che, mirabilmente, coniugò la nascente biologia evoluzionistica con la non ancora nata ecologia. L’Origine delle Specie, il libro che più di ogni altro ha cambiato la nostra visione del mondo, non è solo un libro di ecologia ed evoluzione, è soprattutto un libro di filosofia. E ha indicato una linea di ricerca che sta ancora dando ottimi frutti. Ecologia ed evoluzione sono due facce della stessa medaglia e i loro approcci, assieme, sono essenziali per comprendere come è fatto e come funziona il mondo che ci sostiene. Pensare di modificare questo mondo, per farlo meglio rispondere alle nostre necessità, non può portare a buoni risultati se non si conosce la storia naturale. Modificare un sistema di cui non si conoscono né la struttura (ad esempio in termini di semplice numero di specie descritte) né la funzione (chiarendo i ruoli e i rapporti tra le specie) raramente porta a buoni risultati. È ovvio che non possiamo attendere di “sapere tutto” prima di fare qualcosa, ma i disastri causati dagli apprendisti stregoni del controllo della natura ci ammoniscono, ad esempio con il cambiamento climatico globale, la desertificazione, l’esaurimento delle risorse naturali, dal continuare sulla strada della tecnologia non basata su solida conoscenza scientifica.

Continua a leggere:

http://siba-ese.unisalento.it/index.php/biodiversitamarina/issue/view/995


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