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Otto poesie (II) PDF Stampa E-mail
Poesia
Venerdì 22 Giugno 2012 20:53

[Per gentile concessione dell'autore, pubblichiamo otto poesie di Antonio Prete, tratte dalla recente raccolta dal titolo Se la pietra fiorisce, Donzelli, 2012. Il volume sarà presentato sabato 23 giugno, h. 18.30, presso l’Università Popolare “Aldo Vallone”, nei locali del Museo civico “Pietro Cavoti” a Galatina].

 

La stella

 

Sfrangiate, con l’addio, le tue postille

nell’acqua opaca delle stagioni.

 

Lungo il dirupo della lontananza

è naufragato il tu dei nostri silenzi.

 

Eppure non un istante è passato

se contemplo nella notte d'inverno

Betelgeuse, ricordi, la tua stella,

con quel suo tempo accordato al vortice

della galassia, e ripenso a quando

la guardavamo insieme dalla duna,

altera nel suo rosso bagliore.

 

 

La partenza

 

La buganvillea,  mia madre al cancello,

un addio ch’era vento, sole nel vento,

il viso stellato dal pianto

e dal sorriso, l’agave in fiore,

gli alberi vuoti di pensieri, inerti,

 

era svellere il sasso dalla terra,

rubare al cielo la profondità,

separare la foglia dal colore.

 

La buganvillea, mia madre al cancello,

e laggiù tutti i paesi del mondo

che fluttuavano in nuvole grigie,

laggiù una vela senza la sua meta,

una stella inghiottita dal mattino.

 

 

 

Meriggio

 

Alta, sul brivido di scaglie e lampi,

la torre saracena.

 

Barche capovolte sulla rena.

 

Spente voci di approdi

nel blu che trascolora.

La linea della lontananza

è negli occhi della riva.

 

L’ombra di un gabbiano trascorre

sugli scogli, radente.

L’ora svapora verso il niente.

 

 

 

 

Marina

 

Il tempo, sulla riva, è selce, è alga,

orlo d’anfora, scheggia di conchiglia,

frammento d’osso, polvere di vita,

vento d’onda che fruga nello scoglio,

è quieta ombra che plana sulla sabbia.

 

Lontano, il lampo d’una cresta in fuga.

 

L’apparenza è nel cuore dell’istante.

 

 

 

 

Su una foto di mia madre

 

Sulle labbra il riflesso di un sorriso

trattenuto nel chiuso dei pensieri,

una dolcezza intorno

che è linea e forma del viso.

 

Il ricamo bianco di trina

dalle spalle scende sul petto

spargendo fiori sulla fiorata veste.

E’ il frugale splendore della bellezza

che balza, mite, di là dall’epoca,

è la misura di una grazia pensosa

disvelata all’istante di una posa.

 

Sulla parete biancogrigia un raggio :

è l’ intatta trasparenza del maggio.

 

 

 

 

 

Verso il Sud

 

Un’agave, superba, solitaria,

nel vento il suo morente stelo.

 

Le braccia degli ulivi stringono il cielo.

 

Nella piana, tra le stoppie bruciate,

la chiacchiera vespertina delle  gazze.

 

Poi il barbaglio d’una strada bianca,

la macchia, il mare : il  grido dell’infanzia,

da un Sud che è incantamento ed è ferita.

 

 

 

 

 

Gli occhi  della luna

 

 

Io t’ammàissu, o maddhìa, o muson olo

pu kante o fengo, kanonònta esena.

(canto d’amore della Grecìa salentina)

 

 

Concentrata nei suoi pensieri pare

incantata  da tutta la  bellezza

che ha osservato volando sopra mari,

sopra deserti e città, e tutto adesso

vorrebbe trattenere  nella mente,

riso di donna e veste d’animale,

balzo di rondine e di fiume, manto

d’ulivi e cresta innevata,  ogni cosa

vorrebbe nei suoi silenzi serbare,

per quando il tempo non sarà più tempo

e la terra sarà un’altra terra.

 

 

 

 

 

 

Mátrima, lu ientu

 

 

“Rusce lu ientu a ‘mmienzu li calipsi

e intra li pigni sta rrite e sta sfruscia,

la luna rretu  la nuegghia si sconne,

pare ‘na sposa cu lu velu a fiuri

ca si mmuccia la fronte e li capiddhi”.

 

E’ l’oce tua ca ghié ddintata ientu,

ogne suenu  ‘na fugghiazza ti l’arriru,

ogne parola  ‘nu lanzulu t’aria.

Quannu sentu lu rusciu allu ciardinu

e  an cielu  nc’è  la luna ca sta luce,

uardu ddha fore :  si’ ttu ca sta cuenti

storie ti carcaluri e ti mačiare,

storie di ientu ‘ntissute ti nienti.

 

Mia madre, il vento

“Sussurra il vento in mezzo agli eucalipti / e tra i pini ride e fruscia, / la luna si nasconde sotto la nuvola / sembra una sposa con il velo a fiori / che si copre la fronte  e i capelli.” //E’ la voce tua ch’ è diventata vento / ogni suono una foglia dell’albero, / ogni parola un lenzuolo d’aria. / Quando sento il sussurro nel giardino / e in cielo c’è la luna che luce, /guardo fuori, sei tu che racconti / storie di folletti e di streghe/ storie di vento intessute di niente.

 

 

 

 

 

 

 

 


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