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Inaugurazione Anno accademico 2021-2022
Venerdì 22 ottobre alle ore 18:00, nell’ex Convento delle Clarisse in piazza Galluccio, avrà luogo l’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università Popolare “Aldo Vallone”:... Leggi tutto...
A rivederci. In presenza, Forse anche a distanza. Ma sempre attivi. E comunque uniti.
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Programma febbraio 2021
Programma Febbraio 2021 Giovedì 4 febbraio, ore 18,00 – Prof. Mario Capasso (papirologo, Università del Salento), Un giallo in Egitto. Conversazione sul romanzo “Il dr. Cavendish e il... Leggi tutto...
Home Saggi e Prose Critica letteraria Salvatore Toma poeta discusso
Salvatore Toma poeta discusso PDF Stampa E-mail
Critica letteraria
Domenica 08 Luglio 2012 22:10

[in “Apulia”, giugno 2002]

 

La bibliografia su Salvatore Toma ha raggiunto ormai un livello piuttosto notevole per qualità e per quantità. Questo singolare e, in qualche misura, strano ed eccentrico “poeta”, nato a Maglie nel 1951 e ivi morto nel 1987 a trentasei anni, ha attirato su di sé l’attenzione di studiosi come Oreste Macrì, Donato Valli, Gaetano Chiappini, oltre che di militanti letterati che gli furono anche amici, come Nicola De Donno, Antonio Verri, Claudio Micolano, Maurizio Nocera ed altri (fra i quali vanno ricordati almeno Claudia De Lorenzis, Giuliana Coppola e Antonio Errico).

Ma il merito di averne notato per primo il temperamento e di averlo insomma, come si dice, scoperto e lanciato, spetta a Nicola De Donno, negli anni in cui fu docente e preside del Liceo “Capece” (a Maglie), per aver pubblicato già nel gennaio del 1978 (Toma era ancora sconosciuto e in crescita) una bella e impegnata recensione delle sue Poesie scelte (Catanzaro, Ursini, 1977), cioè di quella che era già la terza raccolta di poesie di lui, dopo Poesie. Prime rondini (Roma, Gabrieli, 1970) e dopo Ad esempio una vacanza. (A Babi) (Roma, Gabrieli, 1972).

De Donno coglieva, sia pure nella rapidità recensoria, alcuni specifici temi presenti in quell’avvio, e che furono presenti anche in seguito, affermando di trovarsi «di fronte a un ingegno poetico naturale e, al suo livello, ineluttabile», cui, per altro, riteneva appunto di dover chiedere «proprio un po’ più di letterarietà, o di professionalità poetica».

 

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