Programma maggio 2022
Università Popolare “Aldo Vallone” Anno accademico 2021-2022 Programma di Maggio 2022 Mercoledì 4 maggio, ore 18:30, Sala Convegni dell’ex Monastero delle Clarisse: dott. Massimo Graziuso,... Leggi tutto...
Convocazione Assemblea dei Soci 22 aprile 2022
Convocazione Assemblea dei Soci   L’Assemblea dei Soci è convocata nella Sala Convegni dell’ex Monastero delle Clarisse venerdì 22 aprile alle ore 16,00 in prima convocazione e 17,00 in... Leggi tutto...
Programma Aprile 2022
Università Popolare “Aldo Vallone” Anno accademico 2021-2022 Programma di Aprile 2022 ●       Venerdì 1 aprile, ore 17:00, Officine di Placetelling - L’Università del Salento... Leggi tutto...
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Inaugurazione Anno accademico 2021-2022
Venerdì 22 ottobre alle ore 18:00, nell’ex Convento delle Clarisse in piazza Galluccio, avrà luogo l’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università Popolare “Aldo Vallone”:... Leggi tutto...
A rivederci. In presenza, Forse anche a distanza. Ma sempre attivi. E comunque uniti.
Il nostro Anno Accademico è finito, come sempre, con l'arrivo dell'estate, anche se il contemporaneo "sbiancamento" della nostra Regione e la possibilità, finalmente, di organizzare incontri in... Leggi tutto...
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Il punto sulla “B.S.S.” PDF Stampa E-mail
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Venerdì 20 Luglio 2012 06:42

[“Apulia” del marzo 2000]

 

Cominciamo col dire che la sigla “B.S.S.” sta per “Biblioteca degli Scrittori Salentini” dell’editore Congedo di Galatina, fondata e diretta da Mario Marti con la collaborazione di alcuni amici e colleghi di redazione. In realtà, la “Biblioteca degli Scrittori Salentini” costituisce la prosecuzione di una “Biblioteca salentina di cultura” pubblicata dall’editore Milella di Lecce, e a suo tempo fondata anch’essa e diretta da Mario Marti, assistito dagli amici della redazione. Ma si tratta, in sostanza, di un’unica iniziativa, ormai più che ventennale, e che sfiora anzi il quarto di secolo. Le cose andarono come ora si racconterà con la maggior precisione possibile, per l’interesse e la curiosità di tutti coloro che, sempre attenti, per dovere o per passione, allo svolgersi della fenomenologia della cultura, e in particolare di quella letteraria, non disdegnano di impattarsi, con serietà ed impegno, col difficile e rischioso problema dei rapporti dialettici tra l’operosità locale e quella, per l’appunto, nazionale, in una visuale integrale e policentrica della storia. Entro e fuori dell’«accademia» universitaria e non.

Ora mi si permetta di passare, senza scandalo alcuno, dalla terza persona alla prima, considerata la mia posizione nella questione specifica; e questo son sicuro che renderà anche il discorso più sciolto, amabile e dunque leggibile, se non godibile. Almeno, lo spero vivamente; anche perché mi atterrò alla nuda realtà dei fatti, senza alcuna spinta di protagonismo, di vano compiacimento, o, peggio, di narcisismo. E comincerò col ricordare quel dolce tardopomeriggio di settembre (era l’anno 1976), quando l’editore Antonio Milella, del quale ero diventato stretto collaboratore e amico fidato lungo i miei precedenti anni di docenza alla Facoltà di Lettere, venne a casa mia, per discutere e decidere, insieme con me, positivamente o negativamente che fosse, circa una iniziativa editoriale che gli avevo illustrata nelle sue linee generali, e forse ancora un po’ vaghe, e che però mi stava molto a cuore, e da molto tempo.

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