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Home Universitaria Universitaria SCRITTI SCOLASTICI E SOCIALI 58 - (7 luglio 2013)
SCRITTI SCOLASTICI E SOCIALI 58 - (7 luglio 2013) PDF Stampa E-mail
Universitaria
Domenica 07 Luglio 2013 22:14

Ragazzi, sognate per scegliere la facoltà

 

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di domenica 7 luglio 2013]


Ci sono età in cui i sogni contano più dei ragionamenti: i sogni considerati come desideri profondi, come aspirazioni, passioni.

A vent’anni – o poco giù o poco su di lì – i sogni contano di più: quelle figurazioni che si fanno del proprio futuro, quella tensione che si avverte verso qualcosa, il credere in se stessi senza condizionamenti, con la forza e la purezza che si hanno solo a quell’età, contano di più.

A volte può anche accadere che si combini la fortuna della coincidenza di sogni e di ragionamenti, ma quando non accade dovrebbero essere i sogni a tracciare la direzione, probabilmente.

Poi, certo, tutto o comunque molto dipende dalla personalità di ciascuno; tutto o comunque molto dipende dalla determinazione, dalla convinzione delle scelte. Come nel caso degli studi universitari da intraprendere dopo la scuola superiore.

Adesso è il tempo delle scelte. Finiti gli esami di maturità ci si ritrova a confrontarsi con le intenzioni, con gli interessi. Con i dubbi: che di anno in anno si fanno sempre più forti. Con le previsioni sul concreto valore di una laurea che si fanno sempre più incerte. Con gli scenari del lavoro che cambiano continuamente.

Scegliere l’università adesso è indubbiamente più difficile rispetto a trent’anni fa, a venti. Non si sa quali saranno effettivamente le richieste del mercato del lavoro nei prossimi tempi. Certo, ci sono quelli che ritengono che alcuni settori richiederanno maggiori risorse, maggiori investimenti, ma l’orientamento di massa verso questi settori potrà determinarne l’intasamento. Ci sono quelli che prevedono stravolgimenti, altri che prevedono assestamenti, nuovi equilibri. Ci sono quelli che dicono che la crisi si riassorbirà a breve, altri a lungo termine. Ma da qualche tempo a questa parte le previsioni molto spesso si sono rivelate completamente sbagliate. Intanto le immatricolazioni diminuiscono e gli abbandoni aumentano. Anche le tasse aumentano, intanto.

Una delle cause che incidono significativamente sul calo delle immatricolazioni consiste proprio nell’incertezza che riguarda le prospettive di lavoro dopo la laurea.

Una delle cause degli abbandoni è l’inadeguatezza della scelta rispetto agli interessi personali.

Sempre più spesso si sentono giovani che dicono che vorrebbero studiare questo ma siccome non dà prospettive di lavoro allora studieranno quello. Ma questo e quello comportano sacrifici. Per qualcosa che si sente come propria i sacrifici si fanno, per quello che non si sente appartenente si rinuncia alla prima difficoltà.

Allora forse non si dovrebbe ragionare considerando che cosa sia più conveniente ma che cosa sia confacente, aderente al proprio modo di pensare, di essere.

Sarebbe probabilmente un errore ritenere che studiare questo o quello sia indifferente. Quando si studia veramente lo si fa coinvolgendo ogni componente di sé. Se è vero che si studia per il futuro è anche vero che attraverso il presente si studia con tutto il proprio passato: con le conoscenze, le competenze, i metodi che si sono acquisiti fino a quel momento. Tutte le esperienze maturate si presentano e agiscono positivamente o negativamente sulla qualità degli apprendimenti.

Allora la scelta dell’università non può essere casuale ma nemmeno fondata esclusivamente sul calcolo delle probabilità.

Conviene molto di più ricordare quello che diceva Derek Bok, che per più di vent’anni è stato presidente dell’università di Harvard. Diceva: cari ragazzi, non chiedeteci quali saranno le professioni del futuro, perché non lo sappiamo. Chiedeteci cultura, cultura, cultura. E a chi vi dice che la cultura costa molto, ditegli di provare quanto costa l’ignoranza.

Forse la modalità più opportuna è quella di disegnare con l’immaginazione la propria presenza sulla scena del domani. Spostarsi negli anni. Domandarsi quanto si è disposti a fare un lavoro che non si sente e quanto si è disposti a fare sacrifici per un lavoro che rientra nel proprio progetto di vita. Perché il lavoro è una delle cose più importanti della vita. Non si può fare una cosa pensando ogni giorno che se ne vorrebbe fare un’altra. Bisogna sentirsi attratto dal lavoro ogni mattina. Non provare invidia per il lavoro degli altri, di nessun altro, e poter pensare, dopo quarant’anni, che si è fatto quello che si sognava di fare da bambino. Anche se si è guadagnato un po’ di meno.

Ecco, dunque, che ritornano i sogni. I sogni esistono per essere realizzati. Non si può – non si deve – rinunciare; soprattutto non si può, non si deve, a vent’anni. Poi verranno altre età che costringeranno a rinunciare ai sogni.

Certo, questo è un tempo in cui è diventato difficile sognare. Per tutti, in generale, e per i giovani in particolare. Ma se un Paese si priva dei sogni dei giovani diventa un deserto.

Allora bisogna scegliere l’università facendo in modo di combinare prospettive e sentimenti. Ascoltando i consigli, certo, ma selezionando, perché non è detto che tutti i consigli siano buoni e meno che mai che siano saggi. Ce ne sono alcuni che si fondano su logiche vecchie, su visioni superate. Ma soprattutto è fondamentale, indispensabile, diffidare degli indovini: di quelli che sanno già come andranno i fatti, che cosa accadrà. Troppe volte i loro vaticini si sono rivelati soltanto sterili esercizi d’accademia. D’altra parte, non sempre la strada più dritta risulta la migliore, e poi uno la strada da fare deve sceglierla da solo, con la propria testa e anche con il proprio cuore.

 

 


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