Programma maggio 2022
Università Popolare “Aldo Vallone” Anno accademico 2021-2022 Programma di Maggio 2022 Mercoledì 4 maggio, ore 18:30, Sala Convegni dell’ex Monastero delle Clarisse: dott. Massimo Graziuso,... Leggi tutto...
Convocazione Assemblea dei Soci 22 aprile 2022
Convocazione Assemblea dei Soci   L’Assemblea dei Soci è convocata nella Sala Convegni dell’ex Monastero delle Clarisse venerdì 22 aprile alle ore 16,00 in prima convocazione e 17,00 in... Leggi tutto...
Programma Aprile 2022
Università Popolare “Aldo Vallone” Anno accademico 2021-2022 Programma di Aprile 2022 ●       Venerdì 1 aprile, ore 17:00, Officine di Placetelling - L’Università del Salento... Leggi tutto...
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Inaugurazione Anno accademico 2021-2022
Venerdì 22 ottobre alle ore 18:00, nell’ex Convento delle Clarisse in piazza Galluccio, avrà luogo l’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università Popolare “Aldo Vallone”:... Leggi tutto...
A rivederci. In presenza, Forse anche a distanza. Ma sempre attivi. E comunque uniti.
Il nostro Anno Accademico è finito, come sempre, con l'arrivo dell'estate, anche se il contemporaneo "sbiancamento" della nostra Regione e la possibilità, finalmente, di organizzare incontri in... Leggi tutto...
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I mille racconti
Venerdì 18 Ottobre 2013 18:23

["Il Galatino a. XLVI, n, 16 dell'11 ottobre 2013, p. 3]


La biblioteca pareva infinita, così sembravano le biforcazioni tra gli scaffali. Il fato, gestore d’ironia implicita, volle che a dirigere ci fosse chi più non vedeva, per malattia, non per trauma, accidentale dolorosa ventura. Il direttore vide la biblioteca con occhi di altri, di chi per lui e a lui leggeva fino a raggiungere la notte. Toccò la carta, le costole dei libri e stette in piedi, dentro la torre, ad ascoltare gli scricchiolii che venivano da laggiù, dove le pagine si muovevano l’una accanto all’altra nella spirale di scaffali in alto. Immaginò nella nebbia degli occhi che la biblioteca fosse infinita, che avesse le sfumature del mondo, che non fosse un sogno improvviso, ma avesse la fragranza dei fiori. Nel sogno parlò con se stesso, mentre era seduto su una panchina ad ascoltare l’acqua del lago di Ginevra. Se stesso era un altro, una copia, forse anche di un altro universo, persino vedeva – chissà, il direttore si chiese, com’era davvero il colore del cielo. L’altro se stesso gli disse – non poca era la rabbia, qualcosa come disprezzo – che la sua poesia era solo un insieme di belle parole, altro dall’anello sotto la loro terra, altro dal conoscere i meccanismi riposti del mondo, altro dalla verità. Sorrise il direttore, nel suo modo nebbioso, e gli disse che invece, anche lui, rompendo atomi, cercava in fondo poesia, che guardava l’essenza del mondo nel modo che i suoi occhi quasi spenti seguivano salendo su per la torre per cercare scaffali, di cui non riusciva, pur essendo lui il direttore, a leggere i libri ma di essi sentire poteva solo le parole.

L’altro se stesso rimase in silenzio.

Il lago li guardava quieto, per loro non provava interesse.


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