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Home I mille racconti I mille racconti FAVOLE di EVGENIJ PERMJAK 19. L’abito nuovo della regina
FAVOLE di EVGENIJ PERMJAK 19. L’abito nuovo della regina PDF Stampa E-mail
I mille racconti
Venerdì 20 Dicembre 2013 08:00

Traduzione di Tatiana Bogdanova Rossetti


Se non mi accuserete di contrabbando dalla Danimarca, vi racconterò, perché no, una favola del tutto opposta a quella famosa in tutto il mondo.

Un tempo vissero sulla terra due tessitori, due sarti. Filavano dal nulla favolosi fili, con cui tessevano fantasiose stoffe, per poi confezionare degli stupefacenti e fiabeschi abiti.

La vita dei due tessitori-sarti era tremenda. Spesso venivano definiti imbroglioni, castigati a frustate, privati dei diritti civili, tanto che dovettero, affamati, senza una casa, vagabondare per il mondo in cerca di un magico lavoro, con il quale avrebbero donato alla gente felicità, gioia, fascino, incanto. Ma da tutte le parti furono sempre ricevuti con risate e accompagnati da bastonate.

Tutto questo accadeva in quei tempi remoti in cui i cantori erano equiparati ai giullari, i poeti e gli scrittori ai mentitori e agli imbroglioni, e i geni venivano bruciati sui roghi.

A lungo dovettero peregrinare i due tessitori-sarti, ma un giorno il destino sorrise ai disgraziati.

Capitarono in un magico regno.

Il regno, dove vennero a trovarsi, non aveva frontiere, né mura di cinta, né alcun altro tipo di delimitazione o di barriera. Non aveva né un'armata militare, né il più piccolo distaccamento di guardie di frontiera. Però era un regno potentissimo, indipendente e invincibile. Non poteva essere diversamente, in quanto si trattava del Grande Regno del Sogno e della Fantasia. Ma, come è risaputo, nessuno al mondo mai era stato in grado di mettere in ginocchio il Sogno e asservire la Fantasia.

Un regno come questo, un libero paese come questo soddisfaceva in pieno ogni buon proposito dei due tessitori-sarti, cosicché si fecero annunciare e si presentarono al cospetto della regina del magico regno.

La Regina del Sogno e della Fantasia indossava un abito dal quale si diffondeva una dolce sinfonia. Dalle sue spalle scendeva un mantello fatto di giambi di cinque piedi e in testa si distingueva una classica ghirlanda di sonetti.

«Quali venti vi hanno portato da noi, stranieri?» – risuonò un'invisibile arpa della regina.

«I venti di libertà e il desiderio di diventare cittadini a pieno diritto di questo regno» – risposero i due tessitori-sarti.

«Quali sono le vostre credenziali per avere diritto di diventare cittadini del Grande Regno del Sogno e della Fantasia?» – suonò la regina una nuova domanda sul violino di etere puro.

I due tessitori-sarti raccontarono della loro arte di tessere dal nulla il bello e cucirne l'eterno.

Raccontando, disegnarono nello spazio coi loro morbidi gesti le macchine tessili, poi tesero i fili della trama dai dorati raggi del sole e cominciarono a tessere, con il colorito, forbito linguaggio delle ricercate combinazioni di parole, un'immagine poetica del cielo stellato per l'abito da sera della Regina del Sogno e della Fantasia.

Non appena il più fine e raffinato degli abiti del mondo fu cucito, i due tessitori-sarti lo fecero indossare alla regina.

Si sentì un'esclamazione estasiata di ammirazione!

Grandi e piccoli cittadini del Regno del Sogno e della Fantasia in tutti i modi resero celebre il nuovo abito della regina. Gli uni, immortalandolo nella stupenda musica, gli altri, nei tenui colori pastello dei loro quadri, altri ancora, espressero la loro ammirazione in incantevoli danze... Nell'animo puro ed entusiasmato di ognuno dei cittadini del libero paese, l'arte dei due tessitori-sarti trovò una viva, positiva accoglienza.

Tutti, persino i bambini non privi di fantasia, seduti sugli alberi, si entusiasmarono nello scorgere l’abito nuovo della regina, mentre in corteo solenne, incedeva per le vie della capitale del paese dell'Immortalità, del paese del Sogno e della Fantasia. A nessuno, a nessuno assolutamente passò per la mente che la regina fosse nuda, che non avesse alcun abito, così come, peraltro, non c'era neanche lei stessa, ma una favola.

Questa è la favola nella quale, ancor oggi, vivono dei meravigliosi maestri che tessono dal nulla l'eterno e il bello...


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