A rivederci. In presenza, Forse anche a distanza. Ma sempre attivi. E comunque uniti.
Il nostro Anno Accademico è finito, come sempre, con l'arrivo dell'estate, anche se il contemporaneo "sbiancamento" della nostra Regione e la possibilità, finalmente, di organizzare incontri in... Leggi tutto...
Link per rivedere la conferenza di Marcello Aprile
Ed ecco anche il link per rivedere la conferenza di Marcello Aprile... https://www.facebook.com/universitapopolare.avallone.3/videos/579035319735696 
Link per rivedere la conferenza di Maria Luisa Quintabà
Ecco il link per rivedere l'interessante conferenza di Maria Luisa Quintabà: buona visione a tutti! https://www.facebook.com/universitapopolare.avallone.3/videos/578470189792209 
Programma febbraio 2021
Programma Febbraio 2021 Giovedì 4 febbraio, ore 18,00 – Prof. Mario Capasso (papirologo, Università del Salento), Un giallo in Egitto. Conversazione sul romanzo “Il dr. Cavendish e il... Leggi tutto...
Memorie Narranti: l'Università Popolare aderisce all'iniziativa del Patto per la Lettura in occasione della giornata della memoria
Si riproduce il comunicato ufficiale sull'evento: MEMORIE NARRANTI – Giornata della memoriaIn occasione della Giornata della memoria, celebrata a livello internazionale il 27 gennaio, il Patto... Leggi tutto...
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La scomparsa di Bruno Gentili PDF Stampa E-mail
Necrologi e Ricordi
Venerdì 10 Gennaio 2014 16:13

L’8 gennaio è scomparso, all’età di 98 anni, Bruno Gentili. Allievo a Roma di Gennaro Perrotta, ha insegnato letteratura greca a Lecce e poi, per lungo tempo, ad Urbino. Accademico dei Lincei, è stato insignito delle lauree honoris causa a Southampton ed a Madrid.

Nella sua lunga attività (appena l’anno scorso è apparsa la sua ultima fatica, il testo e la traduzione delle Olimpiche di Pindaro, in un volume mondadoriano a cui hanno collaborato anche Carmine Catenacci, Pietro Giannini e Liana Lomento) ha cercato sempre di conciliare le ragioni della filologia con le ragioni della poesia. Educato al gusto del testo poetico da Perrotta, ha superato la lettura puramente estetica di scuola crociana nella direzione di una comprensione globale del testo, dalle sue premesse critico-testuali (sempre perseguite con estremo rigore, ad esempio nelle edizioni critiche di Anacreonte, 1958, Premio Salento, e dei poeti elegiaci greci, 1988 e 2002, in collaborazione con Carlo Prato) alle diverse implicazioni, linguistiche, semantiche, pragmatiche, antropologiche, sociologiche. Ma soprattutto metriche, da lui esplorate non come semplici norme del testo, ma come mezzo per potenziarne il significato. E nella metrica greca ha dato un decisivo contributo, dalla Metrica greca arcaica (1950), dalla Metrica dei Greci (1952) sino all’ultimo Metrica e ritmica. Storia delle forme poetiche nella Grecia antica (2003, in collaborazione con Liana Lomiento, tradotto in inglese), lavori nei quali ha cercato di ricostruire la metrica sulla base delle fonti antiche. Altrettanto incisivo il contributo nello studio della lirica greca arcaica, non nell’ottica deformante della lirica moderna, libresca e solipsistica, ma come fenomeno storico, inserita nel contesto della cultura greca, orale e sociale. Emblematico il volume di Polinnia. Poesia greca arcaica, libro di testo per molte generazioni di studenti liceali, nato in collaborazione con Perrotta nel 1948 e rinnovato con Carmine Catenacci nel 2007; illuminante l’articolo Aspetti del rapporto poeta, committente, uditorio nella lirica corale greca, che staccava il testo poetico dalla autonomia del poeta e lo inseriva in un triangolo che produceva risultati diversi a seconda dei diversi luoghi e diversi momenti storici.

Il modello culturale orale e la dinamica dialettica oralità-scrittura sono stati l’asse portante della sua indagine sulla letteratura greca arcaica e classica, all’interno del quale sono state considerate, in maniera funzionale, le diverse manifestazioni letterarie, dall’epica, alla lirica, alla tragedia, alla storiografia, alla biografia. Una serie di ricerche che hanno trovato adeguata sintesi nei volumi Poesia e pubblico nella Grecia antica (1984, Premio Viareggio, quarta edizione nel 2006, tradotto in inglese e in spagnolo) e Storia e biografia nel pensiero antico (1983, in collaborazione con G. Cerri).

L’ampia prospettiva storica ha informato anche i suoi studi sulla letteratura latina arcaica, vista in stretta connessione con la cultura greca (Storia della letteratura latina, 1976, in collaborazione con E. Pasoli e M. Simonetti; 1987, con L Stupazzini e M. Simonetti); da qui, oltre alle forme metriche, la prassi della contaminatio, esemplata sulle rappresentazioni teatrali antologiche dell’età ellenistica (Lo spettacolo nel mondo antico, 2006 in seconda edizione; La letteratura di Roma arcaica e l’ellenismo, 2005, in collaborazione con G. Cerri).

La sua sensibilità poetica ha avuto modo di manifestarsi, oltre che nella duttile lettura dei testi lirici, nelle traduzioni, in particole di Pindaro (le Olimpiche citate, e, prima ancora le Pitiche, 1995), che cercano di coniugare la precisione filologica con l’eleganza dello stile e la cadenza del verso, per offrire al lettore moderno un leggibile supporto alla comprensione storica.

La necessità di recuperare l’antichità “nella dimensione del nostro tempo” lo ha portato a non trascurare problemi di vasta portata quali il rapporto tra cultura umanistica e cultura scientifica e la funzione dei classici nella società attuale (contributi nel citato Poesia e pubblico).

Non va dimenticata, infine, la sua attività di promotore culturale, che si è esplicata nella fondazione e nella direzione della Rivista Quaderni Urbinati di cultura classica, in diverse collane editoriali, fra cui è da ricordare quella destinata alla pubblicazione delle testimonianze e dei frammenti della lirica greca, e nella fondazione della S.I.S.A.C. (Società Internazionale per lo Studio dell’Antichità Classica).

A conclusione di questa sommaria esposizione dell’attività di Bruno Gentili, piace riportare un pensiero di T. S. Eliot, a lui caro, che sembra adattarsi perfettamente al suo metodo di indagine: “Abbiamo bisogno di un occhio che possa vedere il passato al suo posto con le sue definite differenze dal presente e tuttavia in modo così vivo che esso sia tanto presente a noi come il presente”.


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