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Convocazione Assemblea dei Soci 22 aprile 2022
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Programma Aprile 2022
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Inaugurazione Anno accademico 2021-2022
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A rivederci. In presenza, Forse anche a distanza. Ma sempre attivi. E comunque uniti.
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Home I mille racconti I mille racconti FAVOLE di EVGENIJ PERMJAK 29. Acciaio e ghisa
FAVOLE di EVGENIJ PERMJAK 29. Acciaio e ghisa PDF Stampa E-mail
I mille racconti
Martedì 03 Giugno 2014 20:07

Traduzione di Tatiana Bogdanova Rossetti

 

Si riversò con un flusso fiammante dal caldissimo altoforno il bollente Acciaio. Brillò in stelle d'oro, si freddò in costosi lingotti e cominciò a darsi delle arie. Si mise a vantarsi davanti alla grigia Ghisa, che, poveretta, per poco non si corrose e non arrugginì dalla vergogna.

«Io» – disse l'Acciaio, – «sono inossidabile, sono l’ottimo prodotto di una fusione molto ingegnosa, non scurisco mai, rimango per sempre lucido e brillante! Sono duro e resistente come un diamante, pur avendo la flessibilità di una serpe! Sono tanto temprato da non spaccarmi mai. Tagliare, forare, limare, tutto posso fare, sono ottimo per qualsiasi utilizzo. Se vuoi divento una spada, se vuoi, un ago! Se voglio mi distendo a ponte. Se voglio corro in binari. Lavoro in una macchina, non mi spezzo. Ma se voglio mi piego, mi curvo tutto in una molla. Non sono come te, Ghisa grigia! Che servi soltanto per fare le piastre e le padelle da cucina, e, semmai, per far costruire dei bancali di seconda scelta per le macchine e per i pignoni delle trebbiatrici! Non sei forgiabile, né adatta per essere lavorata, sei friabile come il ghiaccio. Tu non sei un metallo all'ultimo grido!»

L’Acciaio parlava e parlava in questa maniera, per tutto il reparto di una fonderia, per glorificare soltanto se stesso. Dicendo che avrebbe volato sotto forma di un aereo, avrebbe navigato sotto le sembianze di una nave, elencò ogni oggetto che sarebbe potuto divenire in futuro... Non trascurò nulla, si ricordò persino che presto sarebbe diventato il pennino di una penna stilografica. Sarebbe divenuto la piccolissima lancetta di un orologio. Non si dimenticò nulla. Disse di sé una marea di cose stupende. Non appropriandosi affatto di quel che a lui non apparteneva. C'era nel suo suono d'acciaio la verità vera.

Si sa che l'Acciaio supera di gran lunga la Ghisa. Proprio per questo fatto non si sarebbe dovuto dimenticare che altro non era se non un figlio naturale della Ghisa e che, pertanto, le sarebbe dovuto essere molto riconoscente...

Ma per il resto, è tutto giusto, se non si prende in considerazione la coscienza!


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