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Link per rivedere la conferenza di Marcello Aprile
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Programma febbraio 2021
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Home Sallentina Arte salentina Oltremondi: la pittura “fantastica” di Antonio Stanca
Oltremondi: la pittura “fantastica” di Antonio Stanca PDF Stampa E-mail
Arte salentina
Mercoledì 19 Novembre 2014 17:47

[“Il Galatino” anno XLVII n. 11 del 13 giugno 2014]

 

Il mio primo incontro con l’arte di Antonio Stanca è avvenuto attraverso un bellissimo articolo di Maurizio Nocera, “L’arte astrale di Antonio Stanca”, pubblicato sul n. 4 del periodico galatinese “Il filo di Aracne”, del settembre-ottobre 2007. Mi colpirono profondamente, su quel numero della rivista, proprio l’opera di Stanca riportata sulla copertina e il titolo, a mio avviso felicissimo, dell’intervento critico di Nocera. Ho avuto poi modo di approfondire la conoscenza dell’opera di Antonio Stanca e dello stesso autore, avendolo conosciuto personalmente in uno dei vari rendez vouz artististici che si tengono in quel di Galatina, città che negli ultimi anni ho molto frequentato, per via delle tante intraprese culturali cui ho partecipato (complice il caro Gianluca Virgilio, presidente dell’Università Popolare “Aldo Vallone”) e dei  molti amici  a cui sono ormai legato. Mi sono talmente innamorato dei dipinti di Stanca che avevo pensato di chiedergli una sua opera per la copertina del mio libro “Di tanto tempo” (Pensa editore) del 2010, per la quale  cercavo, nell’immagine, qualcosa di astratto e forte, con il rosso come colore dominante, qualcosa che mi era sembrato di trovare perfettamente in un’opera di Stanca delle sue ultime. Ma poi un certo pudore mi fece desistere dal proposito di rivolgermi a lui e, riducendo le mie pretese,  per la copertina del libro lasciai fare al grafico della casa editrice. Un dialogo a distanza comunque si è da allora instaurato fra me e il pittore galatinese, io sempre a comunicargli il mio grande interesse per i suoi dipinti e la mia ammirazione, ad ogni occasione di incontro. Punto di svolta  è stata la lettura del catalogo “Antonio Stanca. Una vita... una lunga ricerca” (Maglie 2010), di cui Antonio mi fece omaggio qualche tempo fa. Questo depliant mi ha davvero aperto le porte di un mondo di incontaminata bellezza e di fantastici colori, il mondo dell’arte di Antonio Stanca.

Il catalogo, per la cura di Silvia Stanca, presenta in copertina l’opera “Ultimo ricordo di Totò”, del 2005, olio su mdf, un omaggio da parte del pittore al cognato Salvatore Alessandri col quale egli condivideva gli interessi artistici. La carriera di Stanca viene sezionata e divisa in periodi e aree tematiche o stilistico-espressive,il che aiuta il lettore alla comprensione dell’elaborata parabola umana e creativa di Antonio e della sua multiforme attività. Il catalogo è stato pubblicato in occasione della mostra antologica tenuta da Stanca presso il Castello Baronale di Castrignano dei Greci, nel 2010. Nella sua dotta Prefazione, la prof.ssa Carmen De Stasio scrive: “L’artista Antonio Stanca formula innovate condizioni emozionali con lipogrammatica condensazione di squarci ideali, che suggeriscono una configurazione entusiastica delle idee lungo un percorso cui confrontarsi e fondersi con levità, lasciando quel segno enigmatico che è esso stesso sinonimo di libertà da qualunque forma di decorativismo.[…] Stanca supera costantemente i confini della metafora storica o solo spaziale e compiacente: l’impianto scenico riflette il dinamismo di melodie intersecanti con lo stridore di suoni armonici, irruenti, impetuosi, capaci di produrre emozioni sostanziali al coinvolgimento con un’obliquità ritmica che conferma solennemente la propria centralità di atto complesso, inquieto, e, al contempo, disarmante,.. con uno stupore che si adagia lentamente su fasi di meditazione intorno all’ignoto.”  Attraverso le note biografiche contenute nel testo, apprendiamo che Antonio Stanca nasce a Castrignano dei Greci nel 1942 e si  diploma in Decorazione Pittorica  all’Istituto D’arte a Lecce nel 1960. Insegna Educazione Artistica nelle Scuole Medie e parallelamente porta avanti la sua attività artistica con la partecipazione a svariate mostre in tutta Italia e all’estero. Oltre alla pittura, si occupa di scultura, grafica, fotografia. Sposato con Elisabetta Diso,e padre di due figli, vive ed opera a Galatina. La prima fase della sua carriera, 1959-60, è quella dell’Informale, con ovvi ed evidenti riferimenti a Burri, Vedova, Fontana, insomma i capisaldi dell’arte informale in Italia.  La seconda fase, 1963, è quella che viene definita “La crisi dell’arte”. Cioè Stanca, influenzato dall’amico Umberto Palamà, sostenitore del Futurismo, abbandona le realizzazioni “tradizionali” e si dedica ad una profonda riflessione sul ruolo dell’artista nella società di quegli anni e, proclamando la morte delle opere d’arte, dà sfogo ad un impegno civile e politico di profonda contestazione. Ma dopo la breve parentesi, egli ritorna a produrre, già nel 1970, con le “esplorazioni dell’inconscio”.

 

In questa fase, influenzato dagli studi sulla psicologia e psicoanalisi, realizza dei quadri in cui protagonista è l’inconscio. Ma dopo questa parentesi intimistica, ritorna alla contestazione  e all’apertura al sociale e realizza, con stile espressionistico, foto, poster e collages dai messaggi di forte impatto. Dal 1982 al 2001, la fase delle composizioni astratte. In questa fase ritorna l’amore per il colore che è poi il tratto distintivo della sua opera. Nelle sue composizioni, olio su mdf, le calde cromie delle opere ci parlano dai dipinti, facendoci immergere in un universo fantastico dal quale a fatica si riesce ad uscire, procurando l’opera nello spettatore una sorta di mistico rapimento, quasi una trance in cui si viene a sprofondare. Ecco, il potere dell’inconscio, secondo me, opera  in tutta le creazioni di Antonio. Perché quelle immagini di sogno, o d’incubo, ci richiamano dagli abissi della follia, delle paure ancestrali,  e negli orizzonti siderali dei suoi pianeti misteriosi, si avverte quell’ horror vacui che è come un fantasma  ritornato dalla notte dei tempi. Nelle volute inestricabili, nei grovigli di colore di questi quadri, avvertiamo per un attimo lo spaurimento di trovarci soli fra quelle scie infuocate di astri e stelle comete come nebulose o galassie in estinzione e di non conoscere la via, di non sapere più il modo di ritornare a casa. Moltissime le recensioni sull’arte di Antonio Stanca. Un’intera sezione del libro è dedicata alla bibliografia delle pubblicazioni sulla sua attività artistica e degli scritti dello stesso Stanca.  Fra gli altri, si sono occupati di lui:  Vittoria Bellomo, Nicola Cesari, Gerardo Caprioli, Valerio Grimaldi, Antonio Mele Melanton, Maurizio Nocera, Toti Carpentieri, Maria Rita Bozzetti, Giuliana Coppola, ecc.  L’ultima sezione del libro è dedicata all’elenco delle mostre, personali e collettive, cui Stanca ha partecipato. Dal 1984 inizia la fase dei “panorami di Tancas”: si tratta di una serie di viaggi ed esplorazioni su un pianeta lontano e sconosciuto, chiamato con un anagramma del cognome del pittore, dove cieli immensi e scenari infuocati sembrano gorgheggiare come in un maelstrom nei vortici delle sue tele. Dal 2001 inizia la fase degli “Universi” che, insieme all’ultima, quella degli “universi paralleli e multiversi” è la mia preferita in assoluto. Si tratta delle esplorazioni dell’ignoto in cui domina sempre la luce come elemento caratterizzante e ancora di salvezza nel panorama buio e tempestoso e nella visione di ansia e angoscia che avvolge la quasi totalità di queste composizioni. Con la luce, Stanca vuole celebrare il miracolo della vita ed ingrandisce milioni di volte la luce stessa, fino a dare un’immagine iperrealistica che, curiosamente,  convive in una rappresentazione astratta. Ma è come se il soffio generatore, invece di dare ordine e consistenza alla materia, la ingarbugliasse ancor di più, ne disperdesse l’inestricabile trama.  Stanca, in questi ultimi anni, svolge sempre la stessa tematica ma con una miriade di immagini diverse, come delle variazioni sul tema. La sua ricerca si è fatta via via più profonda, complessa, di pari passo forse con gli studi che l’intellettuale approfondisce e che influenzano l’artista. Nei suoi gorghi di colore l’indistinto regna sovrano ed è questa, del resto, la peculiarità dell’arte astratta, nella quale il pittore abbandona ogni logica ed attinenza con il reale ; nell’antifigurativismo dei suoi quadri segue solo la voce della propria interiorità, ma essendo questa imponderabile, ne consegue che, nel suo percorso privo di condizionamenti, sulla strada dell’immaginario,  egli dia voce, suono, colore, ad audaci invenzioni,  trionfi dell’assurdo, fantasmagorie  della mente.

 

 


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