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Convocazione Assemblea dei Soci 22 aprile 2022
Convocazione Assemblea dei Soci   L’Assemblea dei Soci è convocata nella Sala Convegni dell’ex Monastero delle Clarisse venerdì 22 aprile alle ore 16,00 in prima convocazione e 17,00 in... Leggi tutto...
Programma Aprile 2022
Università Popolare “Aldo Vallone” Anno accademico 2021-2022 Programma di Aprile 2022 ●       Venerdì 1 aprile, ore 17:00, Officine di Placetelling - L’Università del Salento... Leggi tutto...
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Inaugurazione Anno accademico 2021-2022
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Home I mille racconti I mille racconti FAVOLE di EVGENIJ PERMJAK 40. Un uomo affidabile
FAVOLE di EVGENIJ PERMJAK 40. Un uomo affidabile PDF Stampa E-mail
I mille racconti
Martedì 16 Dicembre 2014 13:04

Traduzione dal russo di Tatiana Bogdanova Rossetti

 

Andrej Rudakov – il figlio di un ardito pilota-collaudatore sovietico, occupava il primo banco in una classe di prima elementare. Andrej era un bambino forte e coraggioso. Difendeva sempre gli altri bambini più deboli, perciò godeva della stima e dell'affetto di tutta la classe. Il secondo posto dello stesso banco, al fianco di Andrej, era occupato da una piccola, esile, gracile bambina di nome Assja. Il fatto che fosse piccola, gracile e debole si poteva anche perdonarglielo, ma che lei fosse una vera fifona, questo Andrej non riusciva proprio a sopportarlo. Bastava sgranare gli occhi per spaventare Assja. Temeva ogni cagnolino incontrato per strada, scappava nel vedere avvicinarsi delle oche. Tremava tutta, perfino vedendo le formiche.

Ad Andrej non faceva alcun piacere stare seduto nello stesso banco con una fifona simile e in tutti i modi aveva cercato di sbarazzarsi di Assja. Ma la maestra non volle mai accontentarlo.

Un giorno Andrej aveva portato in classe un barattolo di vetro con dentro un grande ragno. Vedendo questo mostro, Assja impallidì tutta e scappò via, sedendosi su un altro banco vuoto della classe.

E' qui che cominciò... Per due giorni Assja rimase seduta tutta sola e la maestra, Anna Sergeevna, si comportava come se non si fosse accorta di questo cambiamento, ma al terzo giorno pregò Andrej di trattenersi a scuola alla fine delle lezioni.

Andrej capì subito il motivo e, quando tutti gli altri bambini furono andati a casa, lui, sentendosi colpevole, disse tutto imbarazzato alla maestra: «Ho portato il ragno a scuola apposta. Volevo insegnare ad Assja a non avere paura. Invece lei si è spaventata di nuovo.»

«Ebbene, io ti credo» – disse Anna Sergeevna. «Ognuno aiuta a crescere i compagni come crede. Io, invece, ti ho fatto rimanere in classe per raccontarti una piccola storia.»

La maestra fece accomodare Andrej al suo solito banco e si sedette vicino, al posto di Assja.

«Molti anni fa, in questa stessa classe, stavano seduti un bambino e una bambina. Occupavano proprio gli stessi posti, dove siamo seduti adesso noi. Il nome del bambino era Volodja e della bambina Anja. La bambina cresceva fragile e malaticcia, il bambino invece era forte e sano. Anja spesso si ammalava e Volodja la aiutava a non rimanere in arretrato con la scuola, facendo insieme a lei i compiti. Successe che Anja si ferì un piede con un chiodo, così tanto che non poté andare a scuola. Non poteva mettersi alcuna calzatura. L'anno scolastico, intanto, era già al secondo quadrimestre! Allora Volodja andò a casa di Anja e disse: “Ti porterò io, Anja, a scuola tutti i giorni con uno slittino“. Anja fu molto contenta, tuttavia cercò di dissuaderlo, dicendo: “Ma no, Volodja, no! Sarebbe troppo ridicolo! Tutti i ragazzi della scuola, per prenderci in giro, si metterebbero a ridere...”. Ma Volodja era un bambino con un carattere tenace e quindi insistette, dicendo: “Ma lasciamoli ridere!”. Da quel giorno Volodja portava Anja quotidianamente a scuola con lo slittino e dopo le lezioni la riportava a casa. Dapprima gli altri ragazzini lo prendevano in giro, ma poi anche loro si misero ad aiutarlo. Verso la primavera Anja si rimise in salute e alla fine dell'anno scolastico fu promossa alla classe successiva con tutti i suoi compagni. A questo punto potrei anche terminare il mio racconto, a meno che tu non voglia sapere cosa ne è stato di Anja e Volodja.»

«Sì, sì, lo voglio sapere!» – disse Andrej con impazienza.

«Volodja è diventato un bravissimo pilota-collaudatore. Si tratta di tuo padre, Vladimir Petrovič Rudakov. La bambina Anja invece, adesso è la tua maestra, Anna Sergeevna.»

Andrej abbassò gli occhi. Rimase seduto a lungo a meditare. La sua immaginazione gli fece figurare vivamente uno slittino, la bambina Anja, divenuta la sua maestra di scuola e il bambino Volodja – suo padre, cui tanto desiderava di somigliare.

Il mattino seguente Andrej stava fermo davanti al terrazzino d'ingresso della casa di Assja. Come sempre Assja uscì da casa accompagnata dalla sua nonna, perché aveva paura di andare a scuola da sola.

«Buongiorno!» – disse Andrej alla nonna di Assja. Dopo aver salutato anche Assja, disse: «Se vuoi, Assja, andiamo a scuola insieme.»

La bambina diede uno sguardo impaurito ad Andrej, credendo che la stesse prendendo in giro; da lui si poteva aspettarsi di tutto. Ma la nonna, dando un'occhiata negli occhi del bambino, disse: «Con lui, Assja, puoi andare ed essere tranquilla più che con me. Lui non permetterà ai cani di aggredirti, né ai monelli di prenderti in giro.»

«Sì» – disse Andrej piano, ma fermamente.

Così andarono insieme. Passarono vicino a cani sconosciuti e ad oche starnazzanti e sibilanti. Non diedero la strada ad un caprone che amava cozzare. Ed Assja non ebbe paura.

Vicino ad Andrej si sentì improvvisamente forte e coraggiosa.

 


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