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SAGGI DI CRITICA DELLA POLITICA ECONOMICA 152 - (2 luglio 2015) PDF Stampa E-mail
Economia
Domenica 05 Luglio 2015 05:42

Per una nuova visione della politica economica europea

 

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di giovedì 2 luglio 2015]


Ben venga, soprattutto per il popolo greco, e soprattutto per come le Istituzioni europee hanno gestito il negoziato, l’abbandono dell’euro. Come ha osservato il Premio Nobel Paul Krugman, vi sono fondate ragioni per ritenere che il ritorno alla dracma possa avviare un percorso di crescita che le irrazionali misure di austerità imposte al Paese inibiscono del tutto. Si può ragionevolmente ritenere, infatti, che l’attuale situazione nella quale versa l’economia ellenica sia la peggiore possibile per tutti gli scenari immaginabili, e che il ritorno alla dracma, se non altro per la sua svalutazione e il conseguente aumento delle esportazioni (evento ragionevolmente prevedibile, pur a fronte dell’imprevedibilità della sua entità), potrebbe portare quella economia fuori dalla recessione, almeno in un orizzonte temporale medio-lungo. In una condizione di disinflazione, non dovrebbero esserci ragioni per prevedere che la svalutazione della dracma produca iperinflazione, come, per contro, sostenuto da Larry Summers, ex segretario USA al Tesoro. Insomma, lo scenario visto da Krugman appare, date le informazioni di cui si dispone, quello più sensato. Esso è rafforzato da una recente ricerca condotta dal Levy Institute, dalla quale si prevede che il ritorno alla dracma porterebbe il Paese a una significativa ripresa della crescita economica.

Va tuttavia tenuto conto del fatto che il problema greco è innanzitutto politico e che solo in seconda battuta le tesi degli economisti possono aiutare a comprenderlo. Il nucleo del problema consiste, infatti, nel fatto che Syriza ha proposto una visione della politica economica europea radicalmente contrapposta a quella dominante, che fa riferimento alle politiche di austerità, alla moderazione salariale e alle c.d. riforme strutturali. Questa visione si è scontrata con l’intransigenza in primis del Governo tedesco, rendendo sostanzialmente superfluo il prolungamento della trattativa. Un’intransigenza apparentemente miope e irrazionale, per almeno due ragioni. In primo luogo, il Grexit può dar adito a effetti contagio in altri Paesi periferici dell’eurozona, mettendo seriamente a rischio la tenuta dell’Unione Monetaria Europea, verosimilmente a danno della stessa Germania. In secondo luogo, il Grexit può ridefinire gli assetti geo-politici, soprattutto mediante l’avvicinamento della Grecia alla Russia, anche in questo caso con effetti certamente non desiderabili per la stessa Germania e per l’intera Eurozona.

Occorre chiedersi se vi siano ragioni di convenienza economica e politica che motivino la posizione tedesca.

a) Una prima ragione potrebbe riguardare ciò che il finanziere George Soros ripete da qualche tempo: o si rimane nell’Euro modificando i Trattati e praticando una politica fiscale comune o sarà la Germania a decidere di uscire dall’Euro. Da qualche anno la Germania, la cui crescita dipende dalle esportazioni, sta diversificando i mercati di sbocco dei suoi prodotti dall’Unione Europea (dove la domanda è calata proprio a causa della crisi dei paesi del Sud)  ai paesi dell’Est Europa ed alla Cina: quando i costi per restare nell’Unione Europea – si ricordi che la Germania è il primo contribuente dell’UE – saranno diventati più alti dei vantaggi (il valore delle esportazioni negli altri paesi dell’UE) probabilmente sarà proprio la Germania a voler uscire.

b) Una seconda ragione attiene a una strategia di disciplina, per la quale il Grexit, se dovesse portare la Grecia a una situazione peggiore di quella attuale, rafforzerebbe la posizione tedesca e indurrebbe i Paesi periferici dell’eurozona a una totale subalternità rispetto alle decisioni tedesche, con prevedibile accentuazione delle misure di austerità.

Ciò che sembra certo è che l’abbandono dell’euro da parte della Grecia porterebbe solo costi per l’economia italiana, sia per l’esposizione delle nostre banche sul debito greco, sia perché, se dovesse funzionare la strategia di disciplina, vi è da attendersi un’intensificazione delle misure di austerità che hanno contribuito, in questi anni, a generare recessione.


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