Convocazione Assemblea dei Soci 22 aprile 2022
Convocazione Assemblea dei Soci   L’Assemblea dei Soci è convocata nella Sala Convegni dell’ex Monastero delle Clarisse venerdì 22 aprile alle ore 16,00 in prima convocazione e 17,00 in... Leggi tutto...
Programma Aprile 2022
Università Popolare “Aldo Vallone” Anno accademico 2021-2022 Programma di Aprile 2022 ●       Venerdì 1 aprile, ore 17:00, Officine di Placetelling - L’Università del Salento... Leggi tutto...
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Inaugurazione Anno accademico 2021-2022
Venerdì 22 ottobre alle ore 18:00, nell’ex Convento delle Clarisse in piazza Galluccio, avrà luogo l’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università Popolare “Aldo Vallone”:... Leggi tutto...
A rivederci. In presenza, Forse anche a distanza. Ma sempre attivi. E comunque uniti.
Il nostro Anno Accademico è finito, come sempre, con l'arrivo dell'estate, anche se il contemporaneo "sbiancamento" della nostra Regione e la possibilità, finalmente, di organizzare incontri in... Leggi tutto...
Link per rivedere la conferenza di Marcello Aprile
Ed ecco anche il link per rivedere la conferenza di Marcello Aprile... https://www.facebook.com/universitapopolare.avallone.3/videos/579035319735696 
Aneddoti piscatori PDF Stampa E-mail
I mille racconti
Domenica 27 Marzo 2011 17:54

PISCINA  AMMORBATA

 

Si erano appena diradate le ombre della notte quando partimmo per Castro. C'era anche il piccolo Nevio, tirato giù dal letto a fatica. A luce fatta, eravamo sullo spiazzo antistante la scaletta che porta verso la grotta della Zinzulusa. Un mattino luminoso come non mai ci permetteva di andare oltre il mare e 'toccare' le coste albanesi. Scendemmo sul piccolo pianoro a ridosso della scogliera a picco, e da lì cominciai a buttare malote e pulici in mare, allo scopo di far avvicinare il pesce. Sul più bello, da sopra, un tizio cominciò ad inveire contro di me; poi scese furibondo con l'intento di buttarmi in mare.

Continuavo a non capire. L'energumeno cominciò a porsi in modo più mite solo quando adocchiò, tra le mie cose da pesca, una pistola in plastica che sembrava vera. “Qual è il problema?”, gli chiesi con voce volutamente alterata. “Ho la piscina piena di alghe e di malote; da stamane che mi danno l'anima a cambiarne l'acqua, ma continuamente la pompa mi manda su quelle schifezze”.

Fu spiegato l'arcano: era il guardiano della piscina di sopra, che aveva il compito di svuotarla e riempirla d'acqua marina tutti i giorni, attraverso una conduttura che la collegava al mare.

 

 

IL  CURIOSO

 

Per tenermi lontano dalla litoranea e dai soliti curiosi, avevo attraversato quel tratto di scogliera in pendio, lungo e accidentato. Ero laggiù, col mare unico interlocutore. Riponevo il pescato in un secchio di plastica, quando vidi un tizio avanzare nella mia direzione. Posai la canna e coprii il secchio con un telo di iuta. “Salute”, disse giuntomi vicino, “si pesca?”. Ed io di rimando: “Sono appena arrivato”. Buttai esca in mare facendogli capire che iniziavo in quel momento il 'richiamo'.

Si è sempre detto che il diavolo fa le pentole e non i coperchi; infatti, dal secchio si propagava un tutù-tutù inequivocabile. Il curioso mi guardò senza proferire una parola, poi risalì la scogliera.

Dopo qualche giorno, l'amico Roberto mi fa: “Il tal dei tali mi ha chiesto se sei sempre così scorbutico sul mare; ti manda a dire che il tutù-tutù del tuo pescato l'ha percepito chiaro e limpido”. Tanti saluti.

 

 

 

LO  SPIONE

 

Su quel tratto di costa non c'erano pescatori, quel giorno, ed io mi sentivo da dio. Una maretta debole debole mi obbligava ad usare la canna da quattro metri. Ad ogni manciata di esca, vedevo un turbinio di chiazze argentate: un branco di saragotti s'aggirava sotto la mia canna; cominciai a tirarli su, uno dietro l'altro, con estrema facilità. Ogni tanto mi guardavo attorno nel timore di essere visto: fisima che mi porto dietro da anni. Sul più bello, nel parcheggio rettangolare alla mia destra, vidi una Ibiza grigia con un tizio al posto di guida che mi osservava (quella macchina l'avevo notata altre volte in punti diversi lungo la costa). Sospesi di pescare e scaricai il nervoso sull'ennesima sigaretta. Continuai a buttare pugnetti di malote, con la canna a riposo, sperando che lo spione se ne andasse, ma il tizio rimase lì e controllava tutte le mie mosse. Ripresi poi a pescare, innervosito dalla presenza di quell'intruso.

A sera, l'amico Roberto mi chiese com'era andata. “Male”, gli dissi, “non ho sentito una toccata”. “A me risulta che hai fatto strage di saragotti”, ribatté contrariato. Non mi ero sbagliato: quel tizio in macchina era un emerito spione.

 

 

 

VISITE  NOTTURNE

 

Con l'amico Gaetano puntammo verso Torre Inserraglio, quella notte (Fernando era di turno in ospedale, ci avrebbe raggiunti al mattino). Nella zona di S. Maria al Bagno, un venticello da Sud arrivava molle, per cui dovevamo spingerci dove la costa è più aperta, per 'trovare' un po' di mare: Torre Inserraglio, appunto. Ci posizionammo alla destra della piattaforma dell'omonimo villaggio, dove onde a ritmo cadenzato s'infrangevano sulla costa, spumando. Alle nostre spalle poggiammo una busta con delle pesche, un thermos di caffè e una puccia alle olive imbevuta d'olio, oltre alla custodia delle canne. Ebbe inizio quella fase preliminare cui ho dato sempre molta importanza, la pastura, e le occhiate vennero sotto costa, attratte dal nostro richiamo.

Tutt'intorno era buio, solo in lontananza qualche timida luce tra case sparse. Una volpe squittì  nella notte. Arrivò l'alba e un sorso di caffè caldo calzava ad hoc. Gaetano si alzò a prendere il thermos, quando: “Porca vacca”, gridò allargando le braccia, “ci sono state visite stanotte”. Sulla scogliera c'erano i segni d'un convivio di gruppo: le pesche morsicate in più punti, la puccia addentata, tutto sparpagliato. Maledetti sorci notturni!

 

 

 

SHOCK  TERMICO

 

Sapendo che d'inverno andavo a pesca quasi tutti i giorni, mi aveva manifestato il desiderio di unirsi a me, ma senza ricorrere a levatacce. Quel mattino, alle 8.30 ero sotto la sua casa. Prima tappa: S. Maria al Bagno, bar Piccadilly, un caffè cremoso corretto all'anice e via. Un vento di grecale a raffiche tormentava la gelida costa. Il mare furioso, spumava. Le previsioni del tempo avevano azzeccato in pieno ed io mi ero premunito con una tenuta che calzava a puntino; solo le mani sentivo intorpidite.

Scelsi una posta che mi dava il vento di spalla e cominciai a pasturare. Il mio amico andava piuttosto leggero e presto fu sopraffatto dal vento dei Balcani; il suo viso divenne livido. “Debbo muovermi – disse – sennò rischio l'infarto”, e andò a scarpinare sulla pineta. Intanto il mare era pieno di aguglie che schivavano l'esca. Quando il mio amico tornò con un fascio di rucola, avevo pescato solo un'aguglia e mi accingevo a cambiare posta. Notai il suo viso ancora livido come le mani: lo scapolare non gli aveva procurato i benefici sperati e persisteva lo shock termico.

Ci spostammo verso il centro abitato, dietro al trullo, dove pescai un'occhiata dalla pezzatura ridotta. Il mio amico non riusciva a stare né in piedi, né seduto, sicché fece un salto dal forno e poi riapparve con birra e panini farciti da dio, ma la situazione di estremo disagio perdurava e quindi decisi di smettere.

“Per domani, stessa ora?”, gli chiesi giunti sotto casa. “Ffanculo – mi disse – debbo prima   metabolizzare tutto il freddo di oggi”.

 

 

POSTO  DI  BLOCCO

 

Albeggiava quando incappammo in un posto di blocco. Per una pistola in plastica posta sul cruscotto, volevano condurci al Comando. Il carabiniere col mitra spianato ci guardava torvamente, gli altri due controllavano ogni angolo della macchina. “L'ha scordata il mio bimbo – dissi – ha la mania di giocare agli indiani”. Non volevano ammettere ragioni; neanche gli attrezzi da pesca, le nostre tenute bastavano a farli desistere. Ci tenevano bloccati sull'asfalto, continuando il servizio di controllo su altre autovetture.  Gaetano cominciava a innervosirsi: il viso gli si faceva via via paonazzo. “Sono un ispettore dell'Inps - disse - mostrando il tesserino, ed il mio amico è un professore, amante della pesca quanto me; siamo diretti a Marina Serra”. Seguì una serie di telefonate, da parte dei carabinieri, e solo dopo ci lasciarono andare.

L'alba si era allontanata da un pezzo, e forse anche le occhiate.


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