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Inaugurazione Anno accademico 2021-2022
Venerdì 22 ottobre alle ore 18:00, nell’ex Convento delle Clarisse in piazza Galluccio, avrà luogo l’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università Popolare “Aldo Vallone”:... Leggi tutto...
A rivederci. In presenza, Forse anche a distanza. Ma sempre attivi. E comunque uniti.
Il nostro Anno Accademico è finito, come sempre, con l'arrivo dell'estate, anche se il contemporaneo "sbiancamento" della nostra Regione e la possibilità, finalmente, di organizzare incontri in... Leggi tutto...
Link per rivedere la conferenza di Marcello Aprile
Ed ecco anche il link per rivedere la conferenza di Marcello Aprile... https://www.facebook.com/universitapopolare.avallone.3/videos/579035319735696 
Link per rivedere la conferenza di Maria Luisa Quintabà
Ecco il link per rivedere l'interessante conferenza di Maria Luisa Quintabà: buona visione a tutti! https://www.facebook.com/universitapopolare.avallone.3/videos/578470189792209 
Programma febbraio 2021
Programma Febbraio 2021 Giovedì 4 febbraio, ore 18,00 – Prof. Mario Capasso (papirologo, Università del Salento), Un giallo in Egitto. Conversazione sul romanzo “Il dr. Cavendish e il... Leggi tutto...
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Le parole giuste per l’immigrazione PDF Stampa E-mail
Recensioni
Martedì 24 Maggio 2016 19:33

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di lunedì 23 maggio 2016]

 

Se avessimo la parola, se possedessimo il linguaggio, non avremmo bisogno di armi, disse una volta Ingeborg Bachmann.

Probabilmente potremmo aggiungere che non dovremmo pensare a frontiere chiuse, a sbarramenti, a preclusioni, impedimenti, blocchi; non dovremmo pensare ad una Europa che certe volte ha paura, dell’altro, degli altri: dei molti altri che l’attraversano. Le migrazioni di popoli dureranno anni, decenni, e i muri nel mare non si possono alzare, e i valichi si chiamano così perché consentono di passare da un luogo ad un altro.

Probabilmente all’incontro di popoli e di culture non c’è alternativa. Ma l’incontro tra persone e tra culture ha bisogno di pensieri e di lingue che si protendono e si aprono verso l’altro, gli altri. E’ questo il nucleo semantico che ho rintracciato nel poderoso volume intitolato Mediazione linguistica interculturale in materia d’immigrazione e asilo, a cura di Maria Grazia Guido,  edito da ESE Salento University Publishing come numero speciale della rivista “Lingue e Linguaggi”. 655 pagine. Il volume, oltre che in versione cartacea,  è disponibile online in modalità open access al sito http://siba-ese.unisalento.it/index.php/linguelinguaggi/issue/view/1342.

Trenta interventi, di cui non è possibile tradurne in sintesi lo spessore concettuale, scientifico. Per cui il riferimento sostanziale è costituito dall’analitica introduzione  della curatrice che individua le quattro macro-aree interdisciplinari nelle quali convergono le tematiche e le problematiche affrontate nel volume.

La prima area è quella relativa alle dinamiche di mediazione linguistica interculturale in ambiti specialistici quali possono essere i contesti giuridico-legali, assistenziali, socio-economici nei quali le negoziazioni di significati sono mirate a rendere accessibili ai migranti e ai richiedenti asilo concetti specialistici codificati secondo schemi cognitivi e testuali tipicamente occidentali, non presenti nelle diverse culture di provenienza.

L’altra area si riferisce alle dinamiche di mediazione linguistica in casi di asimmetria di potere nelle interazioni istituzionali con migranti e richiedenti asilo. Si tratta di asimmetrie determinate o accentuate da incomprensioni provocate dalla divergenza di strutture cognitive o linguistiche.

La terza area indaga le dinamiche di mediazione linguistica interculturale in contesti educativi che non solo ridefiniscono i diritti e i doveri linguistici delle minoranze  ma mirano anche all formazione di un mediatore capace di agevolare la negoziazione del conflitto con gli immigrati.

L’ultima area si riferisce agli aspetti socio-semiotici, letterari ed artistici  delle esperienze migratorie, della diaspora e dello spaesamento e le loro rappresentazioni, tradizioni e trasposizioni  in altre lingue, culture e codici segnici.

In sintesi, scrive Maria Grazia Guido, lo scopo dei saggi che costituiscono il volume “è quello di offrire schemi metodologici volti a favorire l’esplorazione di argomenti di rilevanza tanto teorica quanto pratica nel campo della mediazione linguistica e interculturale finalizzata all’affermazione dei diritti umani di rifugiati, profughi ed immigrati”.

Alcuni giorni fa, davanti ai vertici delle istituzioni europee, Papa Francesco ha detto: “La pace sarà duratura nella misura in cui armiamo i nostri figli con le armi del dialogo, insegniamo loro la buona battaglia dell’incontro e della negoziazione. In tal modo potremmo lasciare loro in eredità una cultura che sappia delineare strategie non di morte ma di vita, non di esclusione ma di integrazione”.

Questo volume propone proprio prospettive di dialogo, condizioni di negoziazione di significati, scenari di integrazione.

Scrive infatti la curatrice: “Per favorire la negoziazione di significati culturalmente marcati negli usi linguistici di migranti e rappresentanti delle istituzioni, il volume propone modelli di mediazione che sono essenzialmente volti ad agevolare l’accessibilità da parte degli immigrati e richiedenti asilo anche a tutti gli aspetti specialistici che sono codificati nelle norme giuridiche e legislative nazionali ed europee secondo schemi concettuali e tipicamente ‘occidentali’, spesso totalmente estranei alle strutture linguistico- cognitive e socio-culturali native di molte popolazioni migranti e perciò ad esse totalmente incomprensibili”.

Il volto dell’Europa è cambiato, sta cambiando, cambierà sempre di più. Allora si deve fare in modo che nel  volto dell’Europa ogni esistenza che la abita possa ritrovare alcuni tratti del proprio volto, possa sentire che quel volto in qualche modo le appartiene.   Il senso e il sentimento di appartenenza sono quasi sempre una conseguenza di una condizione  naturale o di una condizione culturale, o dell’una e dell’altra che si richiamano  reciprocamente: si sente di appartenere a qualcosa, a qualcuno, oppure  si comprende di appartenere. I processi di integrazione, di interazione, di comprensione delle culture, tra culture, per realizzarsi compiutamente hanno bisogno di strumenti che riescano a costruire nuove forme di pensiero. Il libro di cui abbiamo detto è uno strumento che può contribuire a costruire nuove forme di pensiero.


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