Programma maggio 2022
Università Popolare “Aldo Vallone” Anno accademico 2021-2022 Programma di Maggio 2022 Mercoledì 4 maggio, ore 18:30, Sala Convegni dell’ex Monastero delle Clarisse: dott. Massimo Graziuso,... Leggi tutto...
Convocazione Assemblea dei Soci 22 aprile 2022
Convocazione Assemblea dei Soci   L’Assemblea dei Soci è convocata nella Sala Convegni dell’ex Monastero delle Clarisse venerdì 22 aprile alle ore 16,00 in prima convocazione e 17,00 in... Leggi tutto...
Programma Aprile 2022
Università Popolare “Aldo Vallone” Anno accademico 2021-2022 Programma di Aprile 2022 ●       Venerdì 1 aprile, ore 17:00, Officine di Placetelling - L’Università del Salento... Leggi tutto...
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Inaugurazione Anno accademico 2021-2022
Venerdì 22 ottobre alle ore 18:00, nell’ex Convento delle Clarisse in piazza Galluccio, avrà luogo l’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università Popolare “Aldo Vallone”:... Leggi tutto...
A rivederci. In presenza, Forse anche a distanza. Ma sempre attivi. E comunque uniti.
Il nostro Anno Accademico è finito, come sempre, con l'arrivo dell'estate, anche se il contemporaneo "sbiancamento" della nostra Regione e la possibilità, finalmente, di organizzare incontri in... Leggi tutto...
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La "Biblioteca salentina di cultura" PDF Stampa E-mail
Sallentina
Sabato 14 Maggio 2011 10:55

["Apulia" di giugno 1981]

 

I.- Cultura regionale e cultura nazionale.

Non è che il problema del rapporto fra cultura regionale e cultura nazionale sia di oggi; che anzi esso - come par del tutto evidente e non certo bisognoso di dimostrazione - è vecchio almeno quanto l'unità politica del Regno d'Italia; e anzi dei modi con i quali fu raggiunta, quel fondamentale problema è, ancora oggi, storico simbolo ed ineluttabile conseguenza. Basterebbe pensare, senza insistere più di tanto, alla letteratura "regionalistica" della seconda metà dell'Ottocento e del primo Novecento (e via via, sia pur sotterraneamente), e a tutta la fenomenologia politica, economica, amministrativa che la motivava nel profondo; e basterebbe pensare al taglio, più o meno erudito, delle ricerche storiche, ma anche più ampiamente culturali, che direttamente o indirettamente riflettevano la varia "geografia" della nuova civiltà italiana, o che da questa succhiavano gli umori della propria vitalità. Certo, si tentava una composizione armonica, e, almeno entro certi limiti di rispetto, una sorta di novella reductio ad unum; ma mai si poté misconoscere l'esistenza ben identificabile di tradizioni culturali tipicamente regionali, entro l'ambito dell'unità politica per la prima volta raggiunta, o dell'unità nazionale per la prima volta politicamente reificata.

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