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Memorie Narranti: l'Università Popolare aderisce all'iniziativa del Patto per la Lettura in occasione della giornata della memoria
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Dal fondo del cassetto 1 PDF Stampa E-mail
I mille racconti
Sabato 09 Luglio 2011 15:29

Odoacre

 

C’era odore d’erba bagnata, di brina e muschio. L’aria era fresca.

Odoacre correva fra gli alberi della pineta ancora sospesi nella luminosità incerta dell’alba.

Ormai la sua era un’abitudine consolidata, che gli permetteva poi di restare inattivo nelle ore calde della giornata, senza che il suo fisico agile ne risentisse. Rincorreva le farfalle, saltava i cespugli quasi fossero gli ostacoli d’una immensa gara olimpica, abbandonava gli spiazzi di frequenti prati per slalom continuati fra gli alberi, ebbro per la corsa.

 

Ritornava spesso in luoghi conosciuti e più volte esplorati, anfratti di verde: i ripostigli del bosco; a volte sceglieva nuovi itinerari, attirato da un fruscio, da un animale, da un albero particolare, da un fiore: la pineta era molto grande in verità.

 

Quella mattina fu un animaletto cui non seppe dare immediatamente un nome ad attirarlo lontano dal sentiero usuale. La bestiolina era veloce e sfuggente e quasi proponeva una sfida, si finse Odoacre: così si mise ad inseguirla. Si intrufolò tra i cespugli, dietro gli alberi, aggirò rovi poco invitanti, non riusciva ancora ad agguantare l’animale.

La sua curiosa forma di caccia non ebbe più senso quando lungo un sentiero poco distante un’auto si fermò. Odoacre si acquattò dietro un angolo, curioso di vedere quello che sarebbe successo. Dall’auto scesero due uomini: uno magro, capellone, l’altro un po’ più nerboruto, con una barba mal curata. Odoacre attendeva. I due trassero dal portabagagli della vettura alcune taniche e le aprirono. Un forte odore invase le narici di Odoacre: benzina. I due intanto cominciarono a spargere il liquido incendiario lontano dall’auto.

Ma cosa stavano facendo?

Odoacre capì: volevano bruciare il bosco. Lì poi qualcuno avrebbe costruito alberghi o villini per i turisti. Odoacre si allontanò in silenzio, poi, quando fu sicuro di non essere visto, si mise a correre. Doveva fare qualcosa: non voleva rinunciare alle sue corse mattutine d’estate. Forse se avesse avvertito quell’uomo che aveva conosciuto il giorno prima, … sì, il poliziotto …

Rifece il cammino fatto velocemente – doveva sbrigarsi – poi lo vide appoggiato alla sua motocicletta, accanto alla stazione dei bagnanti. Non restava che attirare la sua attenzione.

-          Ciao, Odoacre! Cosa vuoi? – chiese il poliziotto.

Poco lontano, dal bar giungeva un suo collega.

-          Hei, Tommaso! Cosa vuole quel cane? –

-          Non lo so! Normalmente è un animale calmo. –

-          Pensi che voglia che lo seguiamo, come fanno in televisione? –

-          Potremmo anche provare, tanto non abbiamo niente da fare. –

-          Forza, Odoacre, vai! –

Le motociclette rombarono.

 

1984                                                                                              

 

 

Nota aggiunta in data 8 luglio 2011. Poche righe per ringraziare Gianluca Virgilio d’avermi proposto di riprendere e di pubblicare sul sito che con gusto e passione cura alcuni miei testi giovanili, stampati al tempo ma orami, per così dire, dispersi, assieme ad altri che sono a margine di quella attività di ricerca che mi ha impegnato e continua a farlo giornalmente. Quello che precede questa nota è un esercizio narrativo apparso sul “Quotidiano” di Lecce nell’estate del 1984. Credo debba essere inteso solo come l’estivo divertimento minimalista di chi allora era un liceale, e che solo la fortuna – in quanto tale insperata – ha permesso d’uscire da quello che, altrimenti, sarebbe stato il suo luogo naturale: il fondo di un cassetto.


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