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In memoria di Antonio Antonaci PDF Stampa E-mail
Sallentina
Giovedì 20 Ottobre 2011 07:55

[Pubblichiamo il necrologio di Antonio Antonaci scritto dal direttore de “il Galatino” Rossano Marra e pubblicato sul medesimo foglio il 30 settembre 2011. Di seguito il  lettore potrà leggere l’editoriale di Antonio Antonaci pubblicato sul primo numero de “il Galatino” il 23 dicembre 1968.]

 

In memoria del prof. mons. Antonio Antonaci

 

Quando scompare una persona anziana è come se andasse perduta un’enciclopedia, nel caso del prof. mons. Antonio Antonaci è come se fosse andata in fumo un’intera biblioteca.

Questo, dopo il senso del dolore, è stato il pensiero quando ho appreso la notizia della scomparsa di uno dei miei maestri, non solo di vita.

Dirigo il quindicinale il Galatino, il giornale da lui fondato nel 1968 e da lui stesso diretto fino al 1991, e grazie ai suoi insegnamenti, unitamente a quelli del suo successore alla direzione prof. Zeffirino Rizzelli, posso guardare alla realtà, non solo cittadina, con occhi liberi e non partigiani. Entrambi sono state persone giuste, probe, colte, oneste. Esempi per tutti.

il Galatino, per mons. Antonaci, è stata una delle palestre e finestre privilegiate con cui ha attraversato i territori della saggistica e della critica, dell’università e del giornalismo, nel quale ha esercitato soprattutto la riflessione civile, etica, morale. Egli ha lasciato la intangibile libertà del dissenso e della critica, ma anche la nettezza con la quale si inoltrava nei ragionamenti. Di carattere apparentemente burbero, ma sostanzialmente brillante, il prof. Antonaci ha insegnato a tutti noi come affrontare un argomento quando si deve stilare un articolo per il giornale.

Uomo dalla straordinaria cultura, ha conquistato la cima della scala partendo dal primo piolo e questo lo aveva trasformato in un esempio e in un punto di riferimento per tutti: un progetto sostenibile di vita. Non c’era argomento sul quale era difficile trovarlo impreparato (a parte la matematica che gli è stata sempre ostica): la sua eredità è nel cuore di quanti lo hanno conosciuto, ma la fortuna dell’autore e del giornalista è in ciò che ha scritto, è nella parola stampata.

Nel 1968 ebbe l’idea, insieme ad altri amici, dopo la chiusura de il Cittadino e de il Nuovo Cittadino, di fondare il Galatino. La crescita culturale, sociale, economica di Galatina è opera anche di quegli uomini (tra cui voglio ricordare uno per tutti, Zeffirino Rizzelli) impegnati soprattutto nella scuola, nell’università, nel sociale, in politica, nella cultura. Tante le idee lanciate felicemente dalle colonne del giornale come l’istituzione del Liceo Scientifico, il nuovo edificio per gli Uffici Giudiziari e la battaglia contro l’impianto della Turbogas, o fallite come la istituzione a Galatina della Facoltà di Agraria.

Mons. Antonaci ha amato il Salento come pochi. Galatina, Otranto, Muro Leccese sono stati gli angoli in cui ritrovava la serenità del dolce pensiero: il suo posto delle fragole. I suoi rifugi in campagna o al Lido Conchiglie erano i luoghi dove ricaricare le batterie. Dall’università ad un’omelia, dall’articolo per il Galatino all’approfondimento filosofico, per il prof. Antonio Antonaci, monsignore e assiduo ed ascoltato frequentatore delel stanze vaticane, ogni impegno era da prendersi sempre sul serio.

Il suo impegno non si è fermato nelle aule accademiche, lo ha portato ad approfondire il campo della filosofia che ha rappresentato la sua palestra preferita, in modo particolare quella medioevale. Tecnica e sentimento, ragione ed emozione sono stati i motori che hanno mosso l’Uomo che è andato sempre alla radice dei problemi per scoprire la “verità”. Quella verità che ha insegnato nelle aule universitarie, predicato nelle chiese, scritto sui libri, ma anche urlato dalle colonne del giornale contro i potenti di turno quando la loro azione non coincideva con il bene comune.

Mons. Antonaci è stato un intellettuale a tutto tondo che ha abbracciato la carriera universitaria sapendo di sacrificare quella ecclesiastica che lo avrebbe sicuramente portato molto in alto.

Abbiamo perduto un esempio e un punto di riferimento, ma il suo insegnamento resta nelle biblioteche e nei giornali. Egli ha proiettato Galatina in alto.

Addio Maestro, arrivederci mons. Antonaci.

Rossano Marra

 

 

***

 

Studioso enciclopedico, vera e propria biblioteca ambulante, osservatore acuto e dotto, pensatore illuminato,

ma soprattutto Uomo di grande umanità, di contagiosa simpatia e di raffinato senso dell’umorismo

 

Mons. Antonio Antonaci, Uomo di fede e di cultura

Le prime “raccomandazioni” del Direttore

 

Quello che segue è il primo articolo di “fondo” scritto per “il galatino” dall’allora Direttore, nonché fondatore insieme ad altri amici, mons. Antonio Antonaci, deceduto il 26 settembre scorso.

Era il 23 dicembre 1968, in pieno periodo di contestazione, e la quasi totalità delle “premesse” che allora poneva mons. Antonaci in quell’articolo sono ancora oggi attuali. Molti problemi di Galatina che all’epoca era urgente risolverli, sono purtroppo sempre sul tappeto: viabilità interna, infrastrutture alberghiere, igiene (ambientale), emigrazione e maggiore occupazione, salvaguardia dei monumenti d’arte, ecc.

Non occorre aggiungere altro; nell’articolo che qui riportiamo integralmente, sono elencate le virtù, ma anche i difetti di un popolo, quello galatinese, che nei secoli ha sapientemente costruito e che negli ultimi anni sta demolendo, partendo dalle fondamenta, ogni ricchezza della città. Ricchezza fisica e morale. Quanto scritto da mons. Antonaci, oltre quaranta anni fa, sia di monito per gli odierni amministratori, ma anche per tutti noi cittadini che non perdiamo occasione per farci ulteriomente del male, principalmente in occasione di tornate elettorali, a tutti i livelli.

 

r.m.

 

PREMESSA

 

La «Terra di San Pietro in Galatina», sulle cui antichissime origini ancora oggi si discute da parte degli studiosi, è stata sempre un centro di molteplici interessi: non solo per la sua particolare posizione geografica, al centro della Penisola Salentina, tanto che Antonio de Ferrariis di Galàtone la chiamò, nel suo De situ «ombelico della Iapigia» cioè dell’intera Terra d’Otranto; ma anche per il carattere e il temperamento dei suoi abitanti, che fin dalle epoche più remote si sono distinti per la loro intraprendenza e laboriosità, e principalmente per quello spirito pionieristico, nelle multiformi attività umane, che li ha sempre caratterizzati.

Gli storiografi e gli etnologi ci dicono eredi di una colonia di Galli, capitanati dal famoso Vidomaro; oppure, di una colonia ateniese importata da Lizio Idomeneo, che ci diede quale simbolo araldico la Civetta, stemma di Atene; oppure, di una colonia di Tessali, come afferma il Giovine, che poi si sarebbe chiamata «Terra di San Pietro», dal nome dell’Apostolo. Comunque sia, è certo che dall’era cristiana in poi la nostra terra è stata denominata, in tutta la documentazione civile ed ecclesiastica, «S. Pietro Galatino». E l’attributo ha sempre distinto la nostra città da altri centri viciniori, che pure, stando alla non trascurabile tradizione del viaggio di S. Pietro da Antiochia a Roma attraverso un itinerario salentino, vollero denominarsi dal nome dell’Apostolo (S. Pietro in Lama, S. Pietro Vernotico, ecc.).

E «Galatini» (anche in lingua latina) furono chiamati i nostri Padri, sia negli atti ufficiali sia nell’uso della lingua parlata fino a quando, dal Cinquecento in poi, l’aggettivo non subì, sostantivandosi, una lieve trasformazione in «Galatinenses», che poi ha dato origine agli odierni «Galatinesi». Ma il vero nostro appellativo, quello che vorrei chiamare classico, è appunto «Galatini». I nostri uomini più grandi, quelli di cui oggi ci siamo forse dimenticati, e che hanno portato alto il nome della nostra terra in Italia e in Europa, venivano conosciuti e chiamati antonomasticamente «Galatini». Basti pensare, per fare una fugace citazione, a due sommi personaggi: a Pietro Colonna (o, meglio, Mongiò), detto il «Galatino»; e a Marcantonio Zimàra, il più grande pensatore pugliese del Cinquecento, che a Padova, a Napoli, a Parigi, a Salerno, in Germania, in Boemia, in Inghilterra, era conosciuto col nome di «Galatinus» o di «Sanpetrinate», senz’altra aggiunta (e cioè, di S. Pietro in Galatina, che è la stessa cosa).

Tutto questo preambolo, che può soddisfare anche la curiosità di qualche lettore, mi è sembrato opportuno nel presentare questo nuovo foglio quindicinale che vede oggi la luce e che, già nella sua testata, manifesta tutto un programma di attività e di iniziative tendenti a caratterizzare sempre più la fisionomia della nostra città, il cui nome, nelle vicende intense e spesso drammatiche della sua esistenza, dalle Guerre Puniche al Risorgimento italiano, ha percorso sempre le vie della Storia, con onore e dignità.

Il Galatino è un giornale che ha alle sue spalle il peso d’una ricca tradizione giornalistica galatinese: perché Galatina, anche per il suo sorprendente primato dell’arte tipografica, che risale ad antica data, è stata la città del Salento dove si è pubblicato il maggior numero di giornali locali: di diverso indirizzo e orientamento, ma sempre con lo scopo di incrementare tutte quelle forme di vita e di attività dell’uomo, che, perché tali, non si esauriscono negli stretti confini della cinta di mura comunali, ma vanno ben oltre, per quella forza di propulsione che ha sempre operato la stampa: con effetti che, in qualsiasi modo, non possono che essere benefici per tutti.

Galatina è andata crescendo nei secoli, al passo della sua storia, che è storia di civiltà. A voler esaminare, ad esempio, soltanto l’aspetto dell’incremento demografico della nostra città, c’è da registrare un fenomeno di notevole e singolare interesse, che desta meraviglia, in sede scientifica, tra gli stessi studiosi. Si pensi che poco più di quattrocento anni fa (1532) eravamo appena 1850 abitanti, con 370 famiglie; 137 anni dopo (1669) eravamo 3115, con 663 «fuochi»; circa due secoli dopo, alla data dell’Unità d’Italia (1861), si contavano 9374 abitanti; nell’ultimo censimento dello Stato (1961) furono censiti 25059 abitanti, con un incremento che i tecnici considerano superiore a quello provinciale e nazionale! Oggi siamo ancora… cresciuti. È un fatto che ci fa piacere, perché è indice di una somma di dati positivi che interessano Galatina.

Ma appunto per questo, i problemi cittadini si vanno sempre più ampliando e rendono ogni giorno più complessi innumerevoli altri fattori che devono starci a cuore. L’edilizia, la scuola, la viabilità interna, le strutture e le infrastrutture alberghiere, l’igiene, l’industria, i consumi, l’incremento commerciale con le relative sedi di «mercato», l’emigrazione e la maggiore occupazione, specialmente nel settore dell’agricoltura, la ridistribuzione della città in nuove e più adeguate circoscrizioni parrocchiali (perché la vita religiosa è anch’essa termometro di civiltà d’un popolo), lo sport, le vie di comunicazione terrestre ed aerea, e quindi il turismo, la salvaguardia dei nostri inestimabili monumenti di arte: sono soltanto alcuni dei problemi che Il Galatino vuole agitare.

Ma siano ben chiare due cose. Primo: in quest’epoca di fermenti «contestatari» Il Galatino svolgerà una missione non di irrazionale e impulsiva contestazione, bensì di riflettuta e ragionata conversazione con i lettori, con gli amministratori della cosa pubblica, con i cittadini. Secondo: il giornale è completamente libero da qualsiasi aggancio politico, nel senso che non è la voce di alcun partito. È soltanto voce della città. Voce attiva e passiva: e cioè registra e discute, lancia iniziative e accoglie ben volentieri quelle che contribuiscono a fare di Galatina e del suo hinterland un centro propulsore di vita; di lavoro, di cultura.

È un programma né ambizioso, né trascurabile. Il Galatino è uno stimolo. E in questo senso gradiremmo, redattori e collaboratori di questo foglio ancora infante, che il pubblico dei lettori, anche di quel migliaio di Galatinesi che opera con dignità ed onore fuori delle mura cittadine, lo accogliesse: come qualcosa di suo, che gli appartiene. Perché Galatina viva e prosperi nella scia del suo glorioso passato.

A.A.


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