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VIA FEDELE ALBANESE 12 PDF Stampa E-mail
Poesia
Mercoledì 02 Novembre 2011 06:45

Adesso che sono qui fermo di fronte

al numero 12 di via Fedele Albanese

dentro un meriggio d’agosto

slavato perfino da una pioggia minuta

che a malapena irrora

la memoria rappresa

sulla facciata stinta dell’antico rossore,

al balcone rimando i miei pensieri,

e vedo

nei vasi la menta rifiorire

mentre brucia il respiro indovinando

i lieti passi, i sorrisi, e quelle voci

del mio tempo prestato ad altro tempo.

 

 

 

Il portoncino è forse da rifare,

ma tiene ancora questo legno nodoso,

col battente di ferro ancora saldo

come i sogni di ieri,

la scala che c’è dietro è sempre pronta

a raccogliermi e andare,

sui gradini rivolti al paradiso,

nel mentre che risalgo

a profumi di cibi, a mani, a volti

aperti e stesi nelle stanze ordinate

tra sussurranti penombre di dolcezza.

 

E giù per strada,

nelle corti fiorite di basilico,

con obese cicale all’aria del favonio,

eccoli che risorgono in saluto

i nostri padri bambini,

e donne aurore,

e finanche il carretto adagio sale

dall’angolo coi frutti di stagione:

tutto è pronto a morire

per vivere di nuovo.

 

Raduna ultime lacrime d’amore

il vecchio sole

nel pluviale malmesso,

e al silenzio dischiude un altro cielo.

 

Galatina, agosto 2008


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