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Convocazione Assemblea dei Soci 22 aprile 2022
Convocazione Assemblea dei Soci   L’Assemblea dei Soci è convocata nella Sala Convegni dell’ex Monastero delle Clarisse venerdì 22 aprile alle ore 16,00 in prima convocazione e 17,00 in... Leggi tutto...
Programma Aprile 2022
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Inaugurazione Anno accademico 2021-2022
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A rivederci. In presenza, Forse anche a distanza. Ma sempre attivi. E comunque uniti.
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Viviamo tutti sotto anestesia generale PDF Stampa E-mail
Sallentina
Domenica 04 Dicembre 2011 09:40

Non ci sconvolge più nulla, nemmeno le morti di tante giovani vittime di alcol e droghe nelle notti d’estate

 

È finita un’altra estate. Un’altra stagione più o meno turistica per il Salento. Comincia settembre e ci lasciamo alle spalle notti roventi di un’estate che ha visto morire come mosche sulle nostre strade decine e decine di giovani (ma qualcuno tiene il conto?). Non c’è stato giorno che i giornali non riportassero la cronaca di un incidente stradale mortale, ma non basta. Solo nelle ultime due settimane, all’uscita della stessa discoteca di Santa Cesarea Terme sono state soccorse ben tre giovani in coma, di età compresa tra 16 e meno di 30 anni. L’ultima, una ragazza romana di 28 anni, purtroppo non ce l’ha fatta: è rimasta vittima di un micidiale cocktail di alcool ed ecstasy che ne ha provocato la morte in pochi giorni (Il Quotidiano del 21 agosto: “Muore dopo quattro giorni di coma uccisa da un mix di alcol e droga”). Eppure non una foglia si è mossa. Dopo di lei, altre due giovani in coma, prelevate dalla stessa ambulanza nello stesso luogo, che implacabilmente ha continuato a mettere in pista il suo show (ma lo spettacolo deve continuare anche quando ci scappa il morto?). È bene precisare che non siamo contrari alle discoteche e al divertimento estivo, ma non pensiamo che possano diventare luoghi dove tutto è permesso, alla ricerca di uno “sballo assoluto” e poi via, tutti in macchina a verificare quante sono le probabilità di tornare a casa vivi (metà dei ragazzi alla guida sono positivi ad alcol e cocaina). Sembra invece che sia normale riempirsi il cofano dell’auto di bottiglie di superalcolici da consumare prima dell’ingresso in discoteca (perché le consumazioni all’interno costano care), per entrare già “pronti” subito in pista, dove magari qualcuno potrebbe - più o meno consapevolmente - anche ingoiare una o due pasticche dal contenuto ignoto (ma nel caso della ragazza romana morta a 28 anni sembra che sia bastato un quarto di pasticca).

Se siamo convinti (e siamo certi che anche i gestori dei locali lo siano) che le discoteche non debbano essere un luogo frequentato da ubriachi, fermiamo all’ingresso chi è già oltre un certo limite di tasso alcolemico e all’interno non serviamo alcolici a dismisura (magari aiutati da un braccialetto o da un paio di buoni per consumazione da non utilizzare oltre un certo orario). Se siamo convinti (e siamo certissimi che i gestori lo siano) che le discoteche non siano un luogo dove spacciare impunemente droghe, troviamo il modo di identificare all’ingresso i criminali che vogliono introdurre stupefacenti in questi luoghi di divertimento (ad esempio con l’impiego di finanzieri accompagnati da cani anti-droga posizionati alla biglietteria). Invece niente. Ogni anno lasciamo che le cose vadano come sempre, facendo finta di non accorgerci che giovani generazioni bruciano le loro notti e talvolta le loro vite al ritorno dalla sommità di colline attrezzate per la notte o da lidi marini trasformati in piste da “sballo” molto alla moda.

La verità è che siamo tutti addormentati, sotto l’effetto di un’invincibile anestesia generale, che ci viene quotidianamente somministrata da una società senza valori che ci propina giochi a premi e veline, disorientandoci e facendoci perdere la capacità di indignarci e dire basta. Per di più, a causa dell’ormai cronica lentezza della giustizia che spesso paralizza anche l’azione delle forze dell’ordine, nella mente di noi italiani si è lentamente insinuato il veleno della rassegnazione: “tanto anche se denunciassimo un abuso, la violazione della legge non verrebbe punita”. L’incertezza del diritto non fa altro che aumentare la dose dell’anestetico televisivo e dei modelli sub-culturali che ci vengono imposti, relegando i nostri spazi decisionali e d’intervento unicamente al “televoto” con cui decidere in diretta quale ospite pseudo-illustre di reality show dovrà lasciare la casa del grande fratello, l’isola o la fattoria.

Così, ci siamo abituati all’indolenza e a vivere sotto anestesia: qualcun altro aziona le macchine che respirano per noi, qualcun altro si occupa dall’alto del nostro presente e decide del nostro futuro. Siamo tutti assopiti, dormiamo il sonno che ci sta già conducendo contro i muri delle strade, delle droghe e dell’alcol che spezzano per sempre le vite di giovani speranze sottratte al mondo e alle proprie famiglie. E si potrebbe continuare: altri muri, altre potenziali speranze frantumate di cui non ci accorgiamo, nemmeno quando leggiamo sui grandi settimanali nazionali che l’area tra Brindisi e Taranto è la zona più inquinata d’Italia e la provincia di Lecce non è certo da meno: l’allarme diossina lanciato dall’ARPA proprio quest’estate a Maglie (livelli di diossina ben 450 volte superiori alla norma, tra l’indifferenza generale), le polemiche sulla puzza insopportabile dell’impianto di trattamento dei rifiuti a Poggiardo e la prossima apertura di una discarica sulla falda acquifera che disseta tutto il sud Salento a Corigliano (idea quantomeno criticabile, nonostante le perizie idrogeologiche condotte dalle stesse ditte appaltatrici e le modifiche apportate al progetto iniziale). E così, nell’indifferenza generale, tutti noi subiremo le conseguenze negative di politiche ambientali discutibili che puntano sulle raccolte differenziate con destinazione finale in discarica (anziché in impianti di riciclaggio: giacché tutto o quasi tutto si può riciclare, dall’umido alla plastica) o ostacolano le fonti energetiche rinnovabili nella terra “te lu sole e lu vientu”, aggrappandosi ancora al carbone del Cerano nel 2008!

Ma ovviamente di tutto questo non si parla, è meglio non parlare e più che mai è assolutamente meglio non fare nulla. È normale che i cittadini continuino a chiacchierare del campionato che finalmente è ricominciato, anche se abbiamo corso il rischio di vedere i gol solo sulle pay-tv. L’anestesia continua a fare effetto e in fin dei conti non bisogna preoccuparsi tanto: se le cose accadono è perché devono accadere, perché qualcuno ha già sicuramente accertato che non sono dannose e in fin dei conti le nostre famiglie (e il nostro orticello) non ci rimettono niente. Ma è qui che casca l’asino! I nostri figli e i nostri nipoti subiranno le conseguenze nefaste dell’ambiente e della società in cui cresceranno! Anche loro saranno bombardati dai falsi modelli di vita e di pensiero della società del duemila, nonostante tutti gli sforzi educativi che in famiglia si possano compiere. I ragazzi escono di casa e trovano un mondo che rema nella direzione opposta, vanificando talvolta il lavoro positivo anche delle famiglie più sane. Se i giovani vivono una deriva di valori che li porta a sballarsi nelle discoteche, se si radicano falsi miti di felicità come la ricerca del denaro, se modelli comportamentali sbagliati prendono il sopravvento è perché i cattivi seminatori dei nostri tempi mediatici hanno distorto nei loro cuori le categorie di fondo del vivere.

Ma davanti a tutto questo si può far finta di niente? Certo è più comodo continuare a restare sotto anestesia. Ma anche l’anestesia ha un costo: non pensiamo che le  nostre famiglie non possano subire conseguenze dirette a breve termine se lasciamo che tutto vada così come va. Purtroppo per incidere sulla realtà che ci circonda è necessario partecipare, discutere, aggregarsi: tutte cose impegnative, difficili. Bisogna spegnere la televisione, uscire di casa, parlare con la gente. Forse poche persone in Salento leggeranno quest’articolo, ma se qualcuno fosse rimasto ancora sveglio o volesse staccarsi la flebo dell’anestetico semplicemente per cominciare a parlarne, può contattare le realtà associative che operano da tempo nella nostra provincia (scegliendo tra le più vicine alla propria sensibilità) oppure scrivere coordinamento civico per la tutela del territorio e della salute dei cittadini presso cittadinanza attiva - tribunale dei diritti del malato ( Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ). Ma è meglio che lo faccia subito, d’impulso (come di getto abbiamo sentito il bisogno di lanciare questo grido, forse nel deserto), perché l’anestetico che tutti abbiamo in circolo permette solo brevi risvegli e se si rimanda c’è il rischio di ripiombare nel sonno. A tutti gli altri, buon riposo e scusate il disturbo. Tanto è ricominciato il campionato.

 

ASSOCIAZIONE CULTURALE SOCRATE

Sede Provinciale: Poggiardo, via Pio XII n. 16


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