Immagine
Inaugurazione Anno accademico 2021-2022
Venerdì 22 ottobre alle ore 18:00, nell’ex Convento delle Clarisse in piazza Galluccio, avrà luogo l’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università Popolare “Aldo Vallone”:... Leggi tutto...
A rivederci. In presenza, Forse anche a distanza. Ma sempre attivi. E comunque uniti.
Il nostro Anno Accademico è finito, come sempre, con l'arrivo dell'estate, anche se il contemporaneo "sbiancamento" della nostra Regione e la possibilità, finalmente, di organizzare incontri in... Leggi tutto...
Link per rivedere la conferenza di Marcello Aprile
Ed ecco anche il link per rivedere la conferenza di Marcello Aprile... https://www.facebook.com/universitapopolare.avallone.3/videos/579035319735696 
Link per rivedere la conferenza di Maria Luisa Quintabà
Ecco il link per rivedere l'interessante conferenza di Maria Luisa Quintabà: buona visione a tutti! https://www.facebook.com/universitapopolare.avallone.3/videos/578470189792209 
Programma febbraio 2021
Programma Febbraio 2021 Giovedì 4 febbraio, ore 18,00 – Prof. Mario Capasso (papirologo, Università del Salento), Un giallo in Egitto. Conversazione sul romanzo “Il dr. Cavendish e il... Leggi tutto...
Home Saggi e Prose Recensioni Come una preghiera: per Maria Rita Bozzetti
Come una preghiera: per Maria Rita Bozzetti PDF Stampa E-mail
Recensioni
Sabato 24 Marzo 2012 14:11

Una poesia come una preghiera. Un rapporto intimo del pensiero con le cose che sono e che non sono, con quelle del principio e con quelle della fine, con gli interrogativi senza una risposta sulla vita e sulla morte, sulla disperazione e sulla speranza, sul tempo e sul vuoto, sulla superficie e la profondità. E poi sulla parola: sulla sua capacità di ferire e di guarire, di accusare e d’incantare, d’illudere, di sprofondare nel segreto dell’esistere non per rivelarlo ma per raccontarlo, per dire che tutto comincia da un mistero, che tutto finisce in un mistero.

Segmenti ex temporanei (Campanotto editore) di Maria Rita Bozzetti è un libro  maturo e in quanto tale essenziale. E’ una poesia di sentimenti e sensazioni, di emozioni e occasioni interiori che diventano un metodo per guardare il mondo. Dal mondo che vede e che sente, a volte si fa impaurire e a volte si lascia incantare, Maria Rita Bozzetti. L’inquietudine e lo spavento sono determinati da quella dimensione dell’assurdo che eventi e fenomeni spesso manifestano. E’ assurda la violenza, l’indifferenza, è assurda la dissonanza tra l’uomo e la natura.

E’ incantevole l’infanzia e soprattutto la sua memoria, la convinzione che il senso della propria storia è scritto tutto lì, nel tempo del principio, nel lievito della sensibilità e dell’emozione.

Perché poi è attraverso l’emozione che Maria Rita Bozzetti stabilisce una relazione con l’universo della quotidiana consuetudine o con gli interrogativi sul significato radicale dell’esistenza, con gli astratti paesaggi dell’oltre e dell’ulteriore, dell’altrove, dell’incertezza a cui conduce la ragione, delle indimostrabili certezze della fede. Ma soprattutto la poesia è nella condizione dell’umiltà: nello sguardo che attraversa la distanza che separa dall’orizzonte e che non vuole scoprire l’orizzonte ma soltanto guardarlo, stringerlo in un frammento di ricordo, farne essenzialità d’immagine, trasalimento per un colore, per una trascoloranza, una striatura.

C’è, in questa poesia, una costante tendenza – o tensione- a trovare parole consuete, che possano essere, per quanto possibile, parole realmente parlate e comprese nel  significato che hanno nei contesti usuali; ma al tempo stesso sono parole che cercano di esprimere l’armonia o la disarmonia dell’universo interiore, le immagini di una natura che si trasforma, gli stupori e i dolori delle stagioni che vengono e che vanno, l’ansia di antiche e nuove interrogazioni, tutta la materia psicologica che si agita sotto la concatenazione delle sillabe.

E’ una poesia tramata di quella grande umiltà che solo una passione autentica e sincera sa conquistare. E’ una poesia che rivela – ad ogni verso, ogni parola – lo stupore di esserci, di vivere, di guardare, di scoprire – ogni volta – un profilo di nuvola, una voce di canto, le tracce dentro di sé di tutta la storia che ha fatto una creatura così com’è, con quelle emozioni, con quelle sensazioni, con quelle parole da tessere e quei silenzi da coltivare.

Maria Rita Bozzetti connota il suo pensare poetico di una tensione verso l’oltre e l’ulteriore, nelle direzione di quella sfera che non appartiene all’esistenza né alla dimensione dell’espressione ma al regno dell’eterno inesprimibile e del silenzio che dice e significa all’infinito, in assoluto.

 

Una parola dell’altro, una parola per l’altro. La poesia è questo, per Maria Rita Bozzetti: è la scoperta dell’anima che sta nella profondità degli occhi di un uomo, una donna, della coscienza invisibile che occorre percepire in uno sguardo, un trasalimento, un’espressione forse inconsapevole. La sua poesia è la scoperta delle cose che sono prima e dopo il proprio tempo, del senso del creato che si manifesta in un sorriso, uno stupore, un dolore, una felicità, un orizzonte, un pensiero. E’ il velo posato sulle cose che viene sollevato per scrutare, per capire. E’ il Dio che interroghiamo per sapienza o per aiuto  o per consolazione. E’ la ricerca di quella molecola d’ infinito che esiste in ogni  forma dello spazio e del tempo destinata alla finitudine, di quel riflesso dell’eterno che proviene dal transeunte, di quell’ombra di memoria che resta di quello che siamo stati.  E’, come dice Donato Valli nel saggio che introduce Monade arroccata , edito da Lepisma, “il grido della disperazione umana, l’amara e brutale confessione di tutto ciò che ha stravolto il senso dei divini insegnamenti”.

E’ una poesia di fede. Dove tutto comincia con la materia e con la parola e poi si proietta in una dimensione in cui la materia e la parola non hanno più nessuna consistenza, si consegnano al silenzio che si carica di una significanza assoluta, totale. Ancora una volta è la parola dell’ Altro , di un Cristo uomo e Dio, a costituirsi come incipit ed explicit di ogni poesia, di ogni narrazione che vive una tensione verso il senso originario e ulteriore. Il continuo movimento poetico che Maria Rita Bozzetti fa tra condizioni di   presenza e di assenza rappresenta  la metafora della vita e della morte, mentre le fasi di  sovrapposizione di queste  condizioni si costituiscono come l’espressione testuale della funzione della memoria.  Poesia di fede, dunque, che in qualche modo rende meno drammatica la “vertigine del non sapere”, che in qualche modo lenisce la ferita del proprio essere effimero, “polvere di polveri”. Solo una poesia della fede può contrastare la tentazione dell’uomo di abbandonarsi ad una casualità senza progetto, di concedere al caso – e non all’idea, all’intenzione divina – la possibilità di decidere l’orizzonte e il percorso che l’essere compie verso di esso.

Quando in questa poesia accade l’evento del silenzio, è per una condizione di sbalordimento per l’espressione della natura, per l’emozione  della vita, per un sentimento di appartenenza all’immensità dell’universo. Tutto il resto è parola rivolta ad un tu terreno e ultraterreno, talvolta ad una figura che si forma nello specchio dei giorni e che rassomiglia all’io. E’ quella parola che attraversa il tempo del vissuto e s’impregna di ogni umore, di ogni sensazione, di tutti i ricordi possibili, di tutte le dolcezze e le amarezze assaporate, di tutto l’essere stato e l’essere, del sogno – e della paura - di come si sarà.


Torna su