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Inaugurazione Anno accademico 2021-2022
Venerdì 22 ottobre alle ore 18:00, nell’ex Convento delle Clarisse in piazza Galluccio, avrà luogo l’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università Popolare “Aldo Vallone”:... Leggi tutto...
A rivederci. In presenza, Forse anche a distanza. Ma sempre attivi. E comunque uniti.
Il nostro Anno Accademico è finito, come sempre, con l'arrivo dell'estate, anche se il contemporaneo "sbiancamento" della nostra Regione e la possibilità, finalmente, di organizzare incontri in... Leggi tutto...
Link per rivedere la conferenza di Marcello Aprile
Ed ecco anche il link per rivedere la conferenza di Marcello Aprile... https://www.facebook.com/universitapopolare.avallone.3/videos/579035319735696 
Link per rivedere la conferenza di Maria Luisa Quintabà
Ecco il link per rivedere l'interessante conferenza di Maria Luisa Quintabà: buona visione a tutti! https://www.facebook.com/universitapopolare.avallone.3/videos/578470189792209 
Programma febbraio 2021
Programma Febbraio 2021 Giovedì 4 febbraio, ore 18,00 – Prof. Mario Capasso (papirologo, Università del Salento), Un giallo in Egitto. Conversazione sul romanzo “Il dr. Cavendish e il... Leggi tutto...
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Il ruolo dell’Università del Salento nel futuro sistema universitario pugliese - (16 novembre 2015) PDF Stampa E-mail
Universitaria
Lunedì 23 Novembre 2015 07:42

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di lunedì 16 novembre 2015]

 

Leggo con molto interesse l’intervento di Francesco Fistetti sul Quotidiano di domenica scorsa. E mi piace particolarmente la chiosa sul riferimento del Rettore Uricchio dell’Università di Bari ai laboratori costruiti a Taranto con grandi investimenti nel settore ambientale. La via da percorrere per il rilancio delle Università pugliesi inizia con l’ecologia, secondo quanto riporta l’articolo. Mi permetto di sottolineare che l’Enciclica di Francesco sta dando i suoi frutti, visto che verte proprio sull’ecologia, parola che vi ricorre 30 volte.

Mi spiace che l’Università del Salento non sia citata, se non per l’intervento dell’ex Rettore Domenico Laforgia, ora con importanti incarichi in Regione. Anche l’Università del Salento ha grandi infrastrutture, di livello europeo, dedicate a questi temi, e ha da anni attivato l’unico corso di laurea magistrale in inglese presente in Italia su temi ambientali: Coastal and Marine Biology and Ecology. Vengono a seguirlo da Milano, Roma, Bologna, Ravenna, Palermo, Napoli, Ancona, Ferrara, Genova e vengono anche dall’estero, dalla Serbia all’India. In questo caso l’Università del Salento attira studenti da tutta Italia e anche dall’estero. E ora hanno anche il nuovissimo Avamposto Mare di Tricase Porto, dove inizieranno a lavorare per le loro tesi di laurea.

Concordo con il collega e amico Rosario Coluccia che sia assurdo offrire corsi in inglese se si studia, che so, filologia romanza o diritto romano. Ma in certi argomenti o si parla inglese o si è fuori dal mondo. E le Università del Sud non possono richiudersi in se stesse, alzando ulteriori steccati autoreferenziali e provinciali: devono aprirsi al mondo. L’Università del Salento ha sessant’anni. Oramai è matura per dire: in questi campi del sapere siamo arrivati a un livello qualitativo alto, comprovato dalle valutazioni ministeriali, dal successo nelle attività progettuali nazionali e internazionali (sto parlando di fondi europei per i quali si compete con il resto d’Europa), dalla produzione scientifica. Offriamo al Paese intero, e all’Europa, corsi di altissima qualità. Li facciamo per i salentini che si vogliano preparare su questi argomenti, ma non vogliamo offrire ai salentini qualcosa che non sia di ottima qualità. Se vorranno prepararsi su discipline che qui non pratichiamo, che vadano dove troveranno il meglio. Ma sappiano, in tutta Italia, che su certi argomenti il meglio è qui. E compenseremo il numero dei salentini che se ne vanno con quello di chi verrà qui per acquisire una istruzione di livello superiore alla media. Dopotutto la Bocconi fa proprio questo: offre solo pochi corsi di laurea, ma la percezione è che siano i migliori. Nessuno la rimprovera di non offrire altro.

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Serie A o serie B per l’Università del Salento? – (11 ottobre 2015) PDF Stampa E-mail
Universitaria
Lunedì 12 Ottobre 2015 06:42

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di domenica 11 ottobre 2015]

 

I commenti di Guglielmo Forges Davanzati e di Stefano Cristante alimentano la discussione su dove indirizzare la nostra Università. I sistemi di valutazione siano migliorabili: d’accordo su tutta la linea per le critiche. Ma si devono proporre sistemi alternativi di valutazione. Perché la valutazione ci deve essere. Ci sono differenze tra aree culturali, e le loro aree sono più colpite da mancanza di standardizzazione rispetto ad altre. Non facciamo di ogni erba un fascio. Le famiglie si devono mobilitare per salvare la qualità della nostra Università: benissimo. Ma in cosa deve consistere la mobilitazione? Le valutazioni tendono a identificare Università di serie A e B. Dobbiamo chiedere di essere di serie A anche se siamo di serie B? Non riesco a capire. Nelle Università di serie A, in molti paesi, si insegna e si fa ricerca. In quelle di serie B si insegna soltanto. Le Università di serie A hanno i dottorati di ricerca e i laboratori. Quelle di serie B no. Sono come un liceo. Fino a poco tempo fa tutte le Università italiane erano considerate in A, anche a fronte di risultati da B. Con le valutazioni le differenze iniziano ad evidenziarsi, e si è iniziato a poter vedere (anche se in modo imperfetto, come giustamente denuncia Forges Davanzati) che ci sono diversi livelli nella qualità della ricerca universitaria. Le valutazioni mostrano che ogni Università ha un’area A e un’area B. Se un’Università ha una valutazione disastrosa in molti settori, e questo è successo anche da noi, con strutture risultate ultime in Italia (a fianco di aree risultate prime), è ovvio che ci sarà una difesa delle posizioni che, prima, erano indiscusse, visto che eravamo tutti A. E se la maggioranza è in B, darà addosso a chi è A, visto che in democrazia vince la maggioranza. La vittoria è però effimera: mantenere livelli di serie B facendo finta di essere di serie A porta al declassamento dell’Università, e alla fuga degli studenti. Sentire in conferenza di Ateneo un Direttore di Dipartimento dire che i Nobel magari non sanno insegnare fa venire i brividi. Il messaggio è: la ricerca non conta niente, basta insegnare bene. Se questa è la strada, il nostro destino è segnato: saremo declassati a università di serie B, dove si insegna soltanto. Non credo sia questo che le famiglie vogliono. E ce lo dicono, mandando i loro figli in altre Università.

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L’Università del Salento a un bivio: territorio o Europa? - (7 ottobre 2015) PDF Stampa E-mail
Universitaria
Mercoledì 07 Ottobre 2015 17:54

 

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di mercoledì 7 ottobre 2015]

 

Nella recente conferenza d’Ateneo abbiamo avuto occasione di ascoltare proposte che delineano il futuro dell’Università del Salento. Si apriranno nuovi corsi di laurea nella speranza che possano soddisfare le richieste del territorio, fermando l’emorragia di studenti salentini che migra verso nord per ricevere un’istruzione superiore. Si è parlato soprattutto di Farmacia, Scienze Motorie, Agraria. A quanto pare il territorio le “chiede”. E quindi dobbiamo dargliele. Fu così anche per Giurisprudenza. Migliaia di studenti salentini andavano al nord per diventare avvocati. L’iniziativa ebbe successo e l’emorragia fu fermata. A migliaia si iscrissero (e si iscrivono) a Giurisprudenza. Il problema è: ma riescono tutti a trovare lavoro sul “territorio”? C’è veramente questa grandissima richiesta di competenze (non di formazione) da parte del territorio? Il “mercato” dei nostri laureati deve essere, come minimo, l’Europa. In uscita (in Europa devono trovare lavoro i nostri laureati) ma soprattutto in entrata (dall’Europa devono venire i nostri studenti). Va benissimo offrire formazione anche in un territorio “saturo”: se la formazione è di alto livello il surplus sarà assorbito da territori più vasti.
Nei momenti di crescita fu giusto per la nostra Università di assecondare la vocazione territoriale. Cominciammo a formare maestri e maestre, e poi professori di scuola media inferiore e superiore. Poi, dopo molti anni, si passò a formare tecnici che potessero agire al di fuori della scuola. Nelle industrie, nell’ambiente, nel patrimonio culturale. Ma anche l’assorbimento territoriale di queste risorse umane sta calando, si arriva alla saturazione. I laureati italiani vanno fuori, all’estero.
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Il futuro dell’Università del Salento – (1° ottobre 2015) PDF Stampa E-mail
Universitaria
Venerdì 02 Ottobre 2015 05:59

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di giovedì 1° ottobre 2015]

 

Oggi ci sarà la Conferenza di Ateneo, al Centro Congressi di Ecotekne, e si parlerà delle future opportunità nei settori di più forte richiamo territoriale. E’ un’occasione importante di confronto e di sviluppo di proposte. Si sta parlando di attivare nuovi Corsi Laurea, e nuove Facoltà. Agraria è una di queste novità. Ho scritto molte volte sul Quotidiano che la vocazione del Salento si basa su tre importanti risorse: il patrimonio naturale, il patrimonio culturale, e la produzione agricola di alta qualità. E Agraria si riferisce a questa terza risorsa. Per le altre due abbiamo Scienze Ambientali e Scienze Biologiche, e Beni Culturali. Manca Agraria. Le recenti vicende che hanno visto i nostri olivi minacciati da Xylella hanno sollevato ancora una volta la questione di Agraria che, molto tempo fa, Giovanni Pellegrino, da Presidente della Provincia di Lecce, aveva più volte stimolato, nel disinteresse generale. Ora pare che i tempi siano maturi. Una proposta del genere deve essere, però, accuratamente pianificata. I recenti investimenti edilizi, che assommano a centinaia di milioni di euro, hanno dotato la nostra Università di grandi e moderne strutture che si affiancano a quelle già esistenti. Ma il successo di un’impresa si basa, prima di tutto, sul capitale umano. Le cose non sono fatte da macchine e da edifici, sono fatte da donne e uomini. Il sistema universitario è stato valutato da un’Agenzia Nazionale di Valutazione, e presto saremo di nuovo valutati. Da queste valutazioni è scaturito, e scaturirà, in quali settori l’Università del Salento ha preminenza a livello nazionale. Non sono molti, ma ci sono. Il successo nel coordinamento di Progetti di Rilevante Interesse Nazionale e di Progetti Europei è un altro misuratore della qualità del nostro capitale umano, assieme al successo nelle recenti abilitazioni per progressioni di carriera. La didattica universitaria si basa su solida ricerca. In questo si distingue un professore universitario da un professore di scuola media superiore. Ai professori universitari viene chiesto di dare contributi originali alle discipline che insegnano. Per rispondere alle richieste del territorio ci deve essere una solida attività scientifica che sia alla base della didattica. L’esistenza di questa base si evince dalle valutazioni e dal successo nelle chiamate progettuali nazionali e internazionali. Senza questo requisito si lanciano corsi basati esclusivamente sulla didattica. Nella sua oramai sessantennale esistenza, la nostra Università ha spesso intrapreso vie nuove senza avere i requisiti scientifici, nella speranza di costruirli in seguito. E’ stato inevitabile. Ma non siamo più nella stagione pionieristica. Non possiamo continuare così. Un tempo le valutazioni non c’erano. Ora ci sono. Occorre preparare progetti di nuovi Corsi di Laurea e Facoltà  che siano coerenti con il nostro capitale umano. Se questo fosse insufficiente, dobbiamo sapere che sarà necessario richiamare qui un nutrito gruppo di docenti provenienti da altre Università e di dar loro la possibilità di sviluppare qui le loro discipline. Nei “tempi eroici” molti docenti di altre Università sono venuti qui per fare carriera, per poi tornarsene nelle Università di provenienza, senza costruire gran che. Questo non è più pensabile. Operare oggi con lo stile di ieri ci porterà ad essere un’Università a vocazione didattica, non basata su solidi presupposti scientifici. Nel lungo termine questo non sarà un bene, indipendentemente dal numero di studenti che riusciremo ad attirare nel breve termine.

Il Salento ha una fortissima reputazione di qualità. Lecce è una città bellissima, vivace. Il costo della vita non è paragonabile a quello di grandi città universitarie. Un obiettivo della nostra Università potrebbe anche essere di attrarre qui studenti da tutta Italia, per seguire corsi di alta qualità, basati su un capitale umano (i docenti) di solida reputazione scientifica. Niente di male se i salentini mandano i loro figli a studiare nelle Università dove pensano di trovare alta qualità, se questa manca a livello locale. Il contrappeso deve essere che qui devono venire, da tutta Italia e anche dall’estero, quelli che sanno che qui troveranno alta qualità. E la qualità di un’Università non si misura dagli edifici e dalla copertura dei corsi. Si misura dalla rinomanza dei suoi docenti in campo scientifico. Le ragazze e i ragazzi che vengono qui, da tutta Italia, a passare le loro vacanze devono essere attirati qui anche per costruire la propria formazione universitaria.

Occorre valorizzare al massimo quel che già di buono viene fatto nella nostra Università e occorre pianificare attentamente le nuove offerte didattiche, basandole su solidità scientifica.

 


Difendiamo la nostra Università - (18 settembre 2015) PDF Stampa E-mail
Universitaria
Venerdì 18 Settembre 2015 11:43
["Nuovo Quotidiano di Puglia" di venerdì 18 settembre 2015]

 

Riuscite a concepire Lecce senza la sua Università? Credo che nessuno si possa augurare che scompaia o che sia ridimensionata. Il ridimensionamento è in corso: calano le iscrizioni. Se si iscrivono meno studenti diminuisce il bilancio. Parlo con colleghi del nord e mi dicono che le loro Università sono piene di salentini. Si sorprendono, perché sanno quanto vale il nostro Ateneo. Apparentemente non lo sanno i salentini. La nostra reputazione è quello che gli altri dicono di noi. Molte tristi vicende ci hanno coinvolto e hanno ricevuto il disonore della cronaca.  Dalla defenestrazione di un Rettore, alla rimozione di un Direttore Generale, all’inizio della gestione attuale con una dichiarazione del Magnifico Rettore che denuncia come “minacce mafiose” le dichiarazioni di appartenenti all’amministrazione precedente. Professori eminenti, come Roberto Cingolani, se ne sono andati. E ora un professore della nostra Università è capobanda di un’organizzazione criminale. Che sia un nostro professore riceve molta evidenza, danneggiando la nostra immagine. Questo dicono di noi i giornali, in prima pagina. Le notizie riguardanti i traguardi qualitativi raggiunti sono relegate nelle pagine interne. Queste percezioni influenzano i giovani che decidono dove iscriversi.
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