A rivederci. In presenza, Forse anche a distanza. Ma sempre attivi. E comunque uniti.
Il nostro Anno Accademico è finito, come sempre, con l'arrivo dell'estate, anche se il contemporaneo "sbiancamento" della nostra Regione e la possibilità, finalmente, di organizzare incontri in... Leggi tutto...
Link per rivedere la conferenza di Marcello Aprile
Ed ecco anche il link per rivedere la conferenza di Marcello Aprile... https://www.facebook.com/universitapopolare.avallone.3/videos/579035319735696 
Link per rivedere la conferenza di Maria Luisa Quintabà
Ecco il link per rivedere l'interessante conferenza di Maria Luisa Quintabà: buona visione a tutti! https://www.facebook.com/universitapopolare.avallone.3/videos/578470189792209 
Programma febbraio 2021
Programma Febbraio 2021 Giovedì 4 febbraio, ore 18,00 – Prof. Mario Capasso (papirologo, Università del Salento), Un giallo in Egitto. Conversazione sul romanzo “Il dr. Cavendish e il... Leggi tutto...
Memorie Narranti: l'Università Popolare aderisce all'iniziativa del Patto per la Lettura in occasione della giornata della memoria
Si riproduce il comunicato ufficiale sull'evento: MEMORIE NARRANTI – Giornata della memoriaIn occasione della Giornata della memoria, celebrata a livello internazionale il 27 gennaio, il Patto... Leggi tutto...
Sociologia

 



Gianni Giannotti: un "possibile" ritratto PDF Stampa E-mail
Sociologia
Venerdì 05 Luglio 2013 12:09

[L'articolo, già apparso in una versione ridotta nelle pagine del "Quotidiano" qualche anno fa, è ora riproposto in versione integrale ed aggiornata per il decennale]

 

È sempre difficile, racchiudere in una definizione, in poche battute, le attività articolate lungo l’arco di una vita, e determinate da scelte e motivazioni complesse; ma lo è ancora di più quando queste attività sono state impegnate nell’introdurre innovazione, senza rinunciare ad un confronto costante con la propria migliore tradizione. Possiamo immaginare che il compito sociale dell’intellettuale (quando il singolo ne sia all’altezza, come nel nostro caso) sia proprio questo: mediare, essere ponte, collegamento, tra passato e futuro – dare spessore al presente. È un’immagine peraltro utilizzata da un autore molto caro al giovane Gianni Giannotti, Friedrich Nietzsche. A questi, al confronto tra la visione della storia di Nietzsche e di Marx, Giannotti dedicava un saggio giovanile, ma tutt’altro che acerbo (Crisi della filosofia. Filosofia della crisi; 1965).

Giannotti si era laureato in Firenze con lo storico della filosofia Eugenio Garin, ed aveva collaborato appassionatamente con lo storico Delio Cantimori. Nonostante la sua successiva, feconda, scelta, di impegnarsi nello studio delle scienze sociali, (supportata da un Master in Inghilterra dov’era in compagnia di quello che sarebbe diventato uno dei più importanti economisti del mondo, Samir Amin) – ed in particolare della sociologia americana, impegnandosi anche in numerose ricerche empiriche – Egli non ha mai interrotto il dialogo e il rapporto con le discipline storiche e filosofiche.

E questa notazione fa emergere un’altra delle polarizzazioni che caratterizza l’attività dell’intellettuale: il tentativo incessante di avvicinare teoria e prassi. Giannotti rifiutava (con solidi argomenti teorici) l’impegno nella “teoria per la teoria”, che troppo spesso, sotto l’apparenza di un atteggiamento olimpico e super partes, si presta a diventare esercizio di legittimazione dell’esistente; ed, al contempo criticava i limiti (sulla scorta anche di una visione politica della praxis) del crescente “decisionismo pragmatista”; che si basa su e riproduce e amplifica una visione meramente strumentale dei rapporti tra uomo e uomo.

Come si è abusato del sostantivo “intellettuale”, sino quasi a svuotarlo di senso; così si è abusato dell’aggettivo che potrebbe essergli accostato, per definire la qualità del lavoro di Giannotti: militante.

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La sindrome di Medea tra innocenza e violenza PDF Stampa E-mail
Sociologia
Sabato 16 Ottobre 2010 11:44

[Sintesi dell'intervento presso l'Università Popolare "Aldo Vallone" dell'8 marzo 2010, in collaborazione con la Fondazione Popoli & Costituzioni Salento. Il seguente saggio è tratto da popoliecostituzioni.blogspot.com]

 

Scrive Galimberti:
"Vorrei rispetto, vorrei che i media, soprattutto le televisioni, la smettessero con la retorica sul gesto violento e assassino"da parte di chi meno ce lo aspetteremmo"ogni volta che una giovane madre uccide il figlio e prova a uccidere se stessa. Mi offende che questo gesto venga ancora considerato"inconcepibile"e uno "scandalo contro natura". Considerarlo così è un grave atto di ignoranza che non ci si aspetterebbe più da professionisti dell'informazione, ovvero da chi per lavoro dovrebbe descrivere le realtà in cui siamo immersi per farcela conoscere meglio.“
L'amore materno non è mai solo amore
Il conflitto è alla base dell'amore materno, ma anche dell'odio materno, il figlio vive e si nutre del sacrificio della madre: sacrificio del suo tempo, del suo corpo, del suo spazio, del suo sonno, delle sue relazioni, del suo lavoro, della sua carriera, dei suoi affetti, dei suoi amori.
Il pensiero di uccidere il figlio attraversa la mente della madre, perché non diventi realtà è necessario accoglierlo e superarlo.
Tutte le madri che amano i propri figli conoscono quei momenti in cui incerto è il confine tra un abbraccio che accoglie e un abbraccio che avvinghia e strozza.

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