A rivederci. In presenza, Forse anche a distanza. Ma sempre attivi. E comunque uniti.
Il nostro Anno Accademico è finito, come sempre, con l'arrivo dell'estate, anche se il contemporaneo "sbiancamento" della nostra Regione e la possibilità, finalmente, di organizzare incontri in... Leggi tutto...
Link per rivedere la conferenza di Marcello Aprile
Ed ecco anche il link per rivedere la conferenza di Marcello Aprile... https://www.facebook.com/universitapopolare.avallone.3/videos/579035319735696 
Link per rivedere la conferenza di Maria Luisa Quintabà
Ecco il link per rivedere l'interessante conferenza di Maria Luisa Quintabà: buona visione a tutti! https://www.facebook.com/universitapopolare.avallone.3/videos/578470189792209 
Programma febbraio 2021
Programma Febbraio 2021 Giovedì 4 febbraio, ore 18,00 – Prof. Mario Capasso (papirologo, Università del Salento), Un giallo in Egitto. Conversazione sul romanzo “Il dr. Cavendish e il... Leggi tutto...
Memorie Narranti: l'Università Popolare aderisce all'iniziativa del Patto per la Lettura in occasione della giornata della memoria
Si riproduce il comunicato ufficiale sull'evento: MEMORIE NARRANTI – Giornata della memoriaIn occasione della Giornata della memoria, celebrata a livello internazionale il 27 gennaio, il Patto... Leggi tutto...
Economia


SAGGI DI CRITICA DELLA POLITICA ECONOMICA 27 PDF Stampa E-mail
Economia
Domenica 26 Febbraio 2012 10:24

La posta in palio sul rimborso dei debiti statali

 

 

[ne "Il  Nuovo Quotidiano di Puiglia" del 26 febbraio 2012]

 

Il 2012 viene considerato da molti economisti l’”anno Maya della finanza internazionale”. E’ una definizione volutamente apocalittica che trova la sua ragion d’essere nel fatto che, quest’anno, arriveranno in pagamento simultaneo 11.550 miliardi di euro di titoli pubblici, obbligazioni private e junk bonds, di cui il 70% di origine americana e giapponese. Si tratta di importi di misura tale da configurare il caso della maggiore scadenza debitoria, su scala globale, della storia del capitalismo. E, non a caso, ai creditori dei Governi è stata offerta la possibilità di assicurarsi presso istituzioni finanziarie (fra questi: l’AIG americana, i Lloyds di Londra e Goldman Sachs), così che pagando un premio si garantisca loro, in caso di insolvenza, il risarcimento da parte degli assicuratori.

La domanda che ci si pone è: come verranno rimborsati i debiti?

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SAGGI DI CRITICA DELLA POLITICA ECONOMICA 26 PDF Stampa E-mail
Economia
Giovedì 09 Febbraio 2012 19:55

Abbiamo bisogno di altra precarietà?

 

[in “MicroMega” online del 9 febbraio 2012]

 

Stando alle ultime rilevazioni Eurostat, l’Italia è il primo fra i Paesi europei per numerosità di lavoratori scoraggiati, ovvero di individui che hanno smesso di cercare occupazione: circa il 3.5% della forza-lavoro si trova in questa condizione e, nella gran parte dei casi, di tratta di individui nella fascia d’età compresa fra i 20 e i 30 anni. Il fenomeno è imputabile a due circostanze: in primo luogo, alla bassa probabilità di trovare impiego (o un impiego coerente con le qualifiche acquisite), così che al crescere del tasso di disoccupazione aumenta la platea di lavoratori scoraggiati; in secondo luogo, è imputabile alla possibilità di garantirsi un reddito di sussistenza senza lavorare, possibilità che si determina nel caso in cui i consumi sono garantiti dai risparmi delle famiglie d’origine, o da redditi derivanti da occupazioni irregolari. Si tratta di un fenomeno preoccupante per due ordini di ragioni.

1) L’esistenza di un’ampia platea di lavoratori scoraggiati può segnalare il fatto che è ampia l’occupazione nell’economia sommersa, ovvero che chi smette di cercare lavoro nell’economia regolare lo fa perché ottiene reddito da attività illecite. Si può ritenere che si tratta, in questo caso, di individui con basso reddito e con basso livello di istruzione.

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SAGGI DI CRITICA DELLA POLITICA ECONOMICA 25 PDF Stampa E-mail
Economia
Venerdì 27 Gennaio 2012 20:10

Studenti “sfigati” o futuri disoccupati?

 

[in “Micromega on-line” del 27 gennaio 2012]

 

Il Governo Monti si è presentato con il volto austero della “buona borghesia” italiana: nessuna caduta di stile, sobrietà, dedizione al lavoro, competenza. E si è presentato come il Governo che avrebbe salvato l’Italia. Ma, a distanza di tre mesi dal suo insediamento, si può affermare che né si è salvata l’Italia, né i Ministri che lo compongono hanno sempre dato segni di discontinuità rispetto alle dichiarazioni ‘fuori le righe’ dei Ministri del precedente Governo. Battezzare la prima manovra finanziaria del nuovo Esecutivo “decreto salva Italia” non è stata probabilmente un’idea felice: gran parte dei problemi del Paese dipende dalla crisi dell’eurozona, rispetto alla quale contano in massima misura le decisioni prese a Bruxelles. Il differenziale di rendimento fra titoli del debito pubblico italiano e bund tedeschi – considerato il termometro della tenuta dei conti pubblici italiani – ha subìto, nei mesi scorsi, oscillazioni di entità pari a quelle registratesi a partire dall’agosto scorso, nell’ultima fase del Governo Berlusconi. Pochi giorni fa, il Financial Times ha fatto notare ciò che per molti economisti è diventato palese da almeno un triennio, ovvero che la crisi europea non si risolve con politiche di austerità. Il recente declassamento da parte di Standard and Poors dei titoli del debito pubblico di nove Paesi europei ha la medesima motivazione ufficiale: aumentare l’imposizione fiscale e ridurre la spesa pubblica genera una spirale deflazionistica che accresce il rapporto debito pubblico/PIL, anziché ridurlo. Esattamente il contrario di quanto i nostri tecnici (italiani ed europei) si aspettano.

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SAGGI DI CRITICA DELLA POLITICA ECONOMICA 24 PDF Stampa E-mail
Economia
Lunedì 16 Gennaio 2012 20:59

Più precarietà uguale più crisi

 

[in “Micromega” online del 16 gennaio 2012]

 

La drammatica crisi dell’eurozona è, in larghissima misura, una crisi indotta da politiche economiche del tutto irrazionali, fondate sulla convinzione che il perseguimento del rigore finanziario debba essere contestuale all’adozione di misure per accelerare la crescita economica. Con ogni evidenza, si tratta di un ossimoro: è davvero arduo, se non logicamente impossibile, immaginare che una ripresa significativa del tasso di crescita possa derivare da provvedimenti a costo zero. D’altra parte, l’evidenza conferma che le politiche recessive messe in atto non producono altri effetti se non l’aumento del rapporto debito  pubblico/PIL, ovvero il risultato esattamente opposto rispetto a quello che ci si attende. Ciò a ragione del fatto che l’aumento della pressione fiscale (e la riduzione della spesa pubblica) riduce i consumi, la domanda e l’occupazione – così che riduce il PIL – e, al tempo stesso, riducendo l’occupazione, comprime la base imponibile,  dunque il gettito fiscale, rendendo “necessarie” ulteriori misure restrittive per recuperare risorse per pagare gli interessi sui titoli del debito pubblico[1].

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SAGGI DI CRITICA DELLA POLITICA ECONOMICA 23 PDF Stampa E-mail
Economia
Sabato 07 Gennaio 2012 10:23

Crescita e casta i buchi neri del governo

 

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di sabato 7 gennaio 2012]

 

Da un Governo ‘tecnico’ ci si sarebbe aspettati provvedimenti di politica economica che avrebbero consentito il perseguimento del rigore dei conti pubblici. Le misure draconiane messe in atto – a partire dall’aumento dell’età pensionabile – non hanno determinato effetti significativi sui mercati finanziari, come testimonia il fatto che il differenziale fra rendimento dei titoli del debito pubblico italiani e bund tedeschi ha ripreso a crescere, proprio a partire da pochi giorni dopo l’insediamento del nuovo Governo. Ciò conferma il fatto che gli attacchi speculativi sui titoli del debito pubblico (non solo italiani) non sono motivati dalla scarsa “credibilità” dell’Esecutivo, ma da fattori che attengono ai c.d. fondamentali dell’economia (tasso di crescita, conti con l’estero, in primis) e al peso del settore pubblico sul PIL. L’esperienza storica mostra, infatti, che a seguito di attacchi speculativi sono state sempre messe in atto politiche di privatizzazione e che, proprio a ragione dell’urgenza di questi provvedimenti, il patrimonio pubblico privatizzabile è stato venduto a privati a prezzi di gran lunga inferiori a quelli realizzabili in condizioni di ‘normalità’.

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