A rivederci. In presenza, Forse anche a distanza. Ma sempre attivi. E comunque uniti.
Il nostro Anno Accademico è finito, come sempre, con l'arrivo dell'estate, anche se il contemporaneo "sbiancamento" della nostra Regione e la possibilità, finalmente, di organizzare incontri in... Leggi tutto...
Link per rivedere la conferenza di Marcello Aprile
Ed ecco anche il link per rivedere la conferenza di Marcello Aprile... https://www.facebook.com/universitapopolare.avallone.3/videos/579035319735696 
Link per rivedere la conferenza di Maria Luisa Quintabà
Ecco il link per rivedere l'interessante conferenza di Maria Luisa Quintabà: buona visione a tutti! https://www.facebook.com/universitapopolare.avallone.3/videos/578470189792209 
Programma febbraio 2021
Programma Febbraio 2021 Giovedì 4 febbraio, ore 18,00 – Prof. Mario Capasso (papirologo, Università del Salento), Un giallo in Egitto. Conversazione sul romanzo “Il dr. Cavendish e il... Leggi tutto...
Memorie Narranti: l'Università Popolare aderisce all'iniziativa del Patto per la Lettura in occasione della giornata della memoria
Si riproduce il comunicato ufficiale sull'evento: MEMORIE NARRANTI – Giornata della memoriaIn occasione della Giornata della memoria, celebrata a livello internazionale il 27 gennaio, il Patto... Leggi tutto...
Economia


SAGGI DI CRITICA DELLA POLITICA ECONOMICA 22 PDF Stampa E-mail
Economia
Venerdì 30 Dicembre 2011 09:09

Perché la Germania vuole la costituzionalizzazione del vincolo di bilancio

 

["Nuovo Quotidiano di Puglia" del 29 dicembre 2011]

 

La ‘nuova’ Europa che si sta progettando – ammesso che, nel frattempo, non si assista alla deflagrazione dell’euro – ha come primo e fondamentale pilastro la costituzionalizzazione del vincolo di bilancio. Al di là degli aspetti tecnico-giuridici che, almeno nel caso italiano,  potrebbero rendere problematico l’inserimento del vincolo del pareggio di bilancio nella nostra Costituzione, occorre interrogarsi sul perché è questo il primo tassello che l’Unione intende darsi. Occorre preliminarmente rilevare che non è chiaro se la norma sarà codificata nella sua forma più estrema – ovvero preservare l’eguaglianza, almeno tendenziale, delle entrate e delle uscite dello Stato – o in una forma più debole, nella quale sia contemplata la possibilità che shock esogeni e l’andamento del ciclo economico ne rendano impossibile il rispetto, almeno pro-tempore. Le basi teoriche di questa proposta sono alquanto discutibili. Essa regge sull’idea che l’aumento della spesa pubblica, generando aumenti dell’indebitamento pubblico, costituisca un trasferimento dell’onere fiscale sulle generazioni future, così che maggior reddito disponibile a beneficio di questa generazione inevitabilmente si tradurrà in minor reddito disponibile (per effetto di una maggiore tassazione) nelle tasche delle future generazioni.

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SAGGI DI CRITICA DELLA POLITICA ECONOMICA 21 PDF Stampa E-mail
Economia
Sabato 17 Dicembre 2011 12:56

Perché non vedremo mai l’equità


[in “MicroMega” online del 15 dicembre 2011]

 

Se, come nel caso di questo esecutivo, si fa propria una linea di politica economica che cerca di coniugare tenuta dei conti pubblici e provvedimenti per la crescita interamente declinati dal lato dell’offerta, per quale ragione dovrebbe rendersi necessaria una maggiore equità? A cosa servirebbe? A nulla: ecco perché non arriverà mai. 

E’ stato osservato (ed è un’osservazione condivisibile) che non sarebbe stato necessario un Governo ‘tecnico’ per mettere a punto un’ulteriore manovra recessiva, dopo quelle già messe a punto nell’ultima fase del Governo Berlusconi, e dopo almeno un ventennio di politiche di contrazione della spesa pubblica e di aumento della pressione fiscale. Viene anche fatto rilevare che, data l’impopolarità di queste misure, esse non si sarebbero potute realizzare con un Governo ‘politico’ dal momento che un Governo ‘politico’ risponde direttamente all’elettorato. E’ anche condivisibile la posizione di chi rileva che questo Governo non sta facendo altro che mettere in atto le direttive europee, così come delineate nell’ultimo biennio di austerità e, più di recente, dettagliate nella lettera inviata la scorsa estate dalla BCE al Governo Berlusconi, nella quale non sono previsti interventi di segno ridistribuivo.

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SAGGI DI CRITICA DELLA POLITICA ECONOMICA 20 PDF Stampa E-mail
Economia
Sabato 10 Dicembre 2011 16:57

Non mortifichiamo i consumi

 

[“Nuovo Quotidino di Puglia” di sabato 10 dicembre 2011]

 

La manovra messa a punto dal Governo Monti non è una sorpresa, giacché si inserisce lungo la linea dell’austerità – fatta di aumenti dell’imposizione fiscale e tagli della spesa pubblica – seguita dall’Europa durante la crisi dell’ultimo biennio. Destano, per contro, perplessità le priorità che il Governo si è dato, rispetto ad altre possibili e più urgenti opzioni: la riforma pensionistica e la reintroduzione dell’ICI sulla prima casa. Con riferimento alla prima linea di intervento, il Ministro Fornero ha opportunamente chiarito che l’aumento dell’età pensionabile avrà effetti (sul bilancio pubblico e forse sulla crescita economica) soltanto in un orizzonte di lungo periodo. E occorre osservare che il dibattito sull’aumento dell’età pensionabile si è pressoché interamente svolto sui suoi effetti macroeconomici, senza tener conto delle rilevanti differenze che sussistono fra far lavorare più anni chi svolge lavori usuranti e chi no. Ovviamente nessuno può negare che le politiche pensionistiche in Italia sono state gestite anche per fini elettorali e che sacche di “privilegio” esistono. Ma, stando ai dati ufficiali, il nostro sistema previdenziale è in sostanziale equilibrio e non sembrano esserci motivazioni di massima urgenza per intervenire in modo così drastico.

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SAGGI DI CRITICA DELLA POLITICA ECONOMICA 19 PDF Stampa E-mail
Economia
Domenica 27 Novembre 2011 10:01

Conviene a tutti la rete di sussidi per i disoccupati

 

["Nuovo Quotidiano di Puglia" di domenica 27 novembre 2011]

 

Ad oggi, l’Italia è, fra i Paesi OCSE, il Paese meno generoso nell’erogazione di sussidi di inoccupazione e di disoccupazione. Su fonte INPS, si rileva che la spesa pubblica per le politiche del lavoro (attive e passive) ha riguardato in Italia, negli ultimi 15 anni, una quota in percentuale del PIL sempre al di sotto dell’1,5% e decrescente nel tempo, a fronte di una tendenza di segno contrario nei maggiori Paesi OCSE. Lo scenario peggiora notevolmente se si considerano i trasferimenti pubblici i cui destinatari sono individui di età compresa fra i 20 e i 30 anni. In altri termini, le giovani generazioni non solo entrano in un mercato del lavoro nel quale, nella migliore delle ipotesi, il contratto di lavoro è a tempo determinato (se non irregolare), ma, in caso di mancato rinnovo del contratto, non hanno benefici da parte dello Stato, potendo contare sui soli trasferimenti dalle proprie famiglie. La Banca d’Italia stima, a riguardo, che soprattutto per effetto della crescita della spesa pubblica (e del debito pubblico) fra la seconda metà degli anni settanta e il 1995, i nati fra il 1940 e il 1950 sono gli individui che maggiormente hanno beneficiato di trasferimenti pubblici, principalmente sotto forma di sussidi di disoccupazione e pensioni. Utilizzando la convenzione secondo la quale fra una generazione e la successiva intercorrono 25 anni, risulta che delle tre ultime generazioni, quella dei nati dopo il 1970 è nella condizione peggiore, sia per quanto attiene alla probabilità di trovare lavoro, sia per quanto attiene alla quota di spesa pubblica a suo beneficio. A fronte dell’esistenza, particolarmente in Italia, di una preoccupante e sempre più allarmante “questione giovanile”, il Governo Berlusconi è stato completamente inerte..E non è un caso che, nonostante in Europa ci suggeriscano di potenziare gli ammortizzatori sociali, la Legge di Stabilità recentemente approvata non ne fa menzione.

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SAGGI DI CRITICA DELLA POLITICA ECONOMICA 18 PDF Stampa E-mail
Economia
Sabato 26 Novembre 2011 12:52

Così l’Europa non sarà mai credibile

 

[“Nuovo  Quotidiano di Puglia" di sabato 26 novembre 2011]

 

L’insediamento del Governo Monti ha suscitato un diffuso entusiasmo, raccogliendo in Parlamento un consenso senza precedenti nella Storia recente della Repubblica italiana, ma non ha accontentato i “mercati”. Il differenziale di rendimento fra titoli del debito pubblico italiano e Bund tedeschi – nelle ultime settimane - non si è ridotto in misura significativa (negli scorsi giorni è addirittura aumentato), a testimonianza del fatto che l’argomento della “credibilità” non regge alla prova dei fatti. L’argomento della “credibilità” si basa sulla convinzione secondo la quale gli attacchi speculativi che l’Italia ha subìto a partire dalla scorsa estate siano interamente imputabili all’inerzia del precedente Governo, e al suo evidente disinteresse per un maggiore impegno a favore della tenuta dell’euro. La risposta di Berlusconi alla lettera della BCE è stata, di fatto, eccessivamente generica rispetto alle attese della stessa BCE. Al punto che le stesse Istituzioni europee hanno ritenuto necessario inviare prontamente al Governo una sorta di interrogazione, redatta nella forma di questionario, nella quale si chiedeva di chiarire tempi e modalità di realizzazione degli obiettivi indicati. Procedura insolita, che si potrebbe giustificare con lo stato di emergenza, ma che solleva molti dubbi sul fatto che i Paesi dell’eurozona conservino (oltre a una parvenza di democrazia) anche la loro sovranità.

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