A rivederci. In presenza, Forse anche a distanza. Ma sempre attivi. E comunque uniti.
Il nostro Anno Accademico è finito, come sempre, con l'arrivo dell'estate, anche se il contemporaneo "sbiancamento" della nostra Regione e la possibilità, finalmente, di organizzare incontri in... Leggi tutto...
Link per rivedere la conferenza di Marcello Aprile
Ed ecco anche il link per rivedere la conferenza di Marcello Aprile... https://www.facebook.com/universitapopolare.avallone.3/videos/579035319735696 
Link per rivedere la conferenza di Maria Luisa Quintabà
Ecco il link per rivedere l'interessante conferenza di Maria Luisa Quintabà: buona visione a tutti! https://www.facebook.com/universitapopolare.avallone.3/videos/578470189792209 
Programma febbraio 2021
Programma Febbraio 2021 Giovedì 4 febbraio, ore 18,00 – Prof. Mario Capasso (papirologo, Università del Salento), Un giallo in Egitto. Conversazione sul romanzo “Il dr. Cavendish e il... Leggi tutto...
Memorie Narranti: l'Università Popolare aderisce all'iniziativa del Patto per la Lettura in occasione della giornata della memoria
Si riproduce il comunicato ufficiale sull'evento: MEMORIE NARRANTI – Giornata della memoriaIn occasione della Giornata della memoria, celebrata a livello internazionale il 27 gennaio, il Patto... Leggi tutto...
Economia


SAGGI DI CRITICA DELLA POLITICA ECONOMICA 17 PDF Stampa E-mail
Economia
Domenica 13 Novembre 2011 18:13

L’Italia commissariata da Goldman Sachs


[in “Micromega” online di sabato 12  novembre 2011]

 

C’è da dubitare che lo tsunami finanziario che ha investito (e sta investendo) l’Italia sia interamente imputabile alla scarsa credibilità del Governo Berlusconi, sebbene sia indiscutibile che questa esperienza di governo sia stata caratterizzata da un immobilismo irresponsabile. Per dimostrarlo, occorre ripercorrere sinteticamente ciò che è accaduto negli ultimi mesi, e chiarire preliminarmente i termini del problema. Dalla scorsa estate, l’Italia è stata oggetto di ‘attacchi speculativi’ di inaudita intensità, ovvero di vendita in massa di titoli del debito pubblico, con successiva difficoltà nel collocarli sui mercati anche a tassi di interesse elevati. La riduzione del prezzo dei titoli di Stato implica, infatti, che il tasso di interesse ottenibile dai risparmiatori aumenta,  ponendo lo Stato italiano nella condizione di dover offrire un tasso più elevato per i nuovi titoli emessi.
E’ così aumentato il differenziale dei rendimenti fra i titoli italiani – in particolare i buoni del Tesoro con scadenza decennale - e i titoli del debito pubblico tedeschi, prefigurando una condizione nella quale lo Stato italiano potrebbe trovarsi impossibilitato a ripagare il debito contratto con i sottoscrittori dei buoni del Tesoro e dichiarare fallimento.

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SAGGI DI CRITICA DELLA POLITICA ECONOMICA 16 PDF Stampa E-mail
Economia
Sabato 12 Novembre 2011 13:22

I ricatti per la crescita

 

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” del  12 novembre 2011]

 

Dopo quasi un ventennio di ossessione per la tenuta della finanza pubblica italiana, e dopo le conseguenti e reiterate politiche di riduzione della spesa pubblica, si è finalmente giunti a un accordo pressoché unanime - fra economisti, parti sociali e Istituzioni europee - che il vero problema dell’economia italiana (non solo di oggi) riguarda il rallentamento della crescita economica. Le proposte più chiare per rilanciare la crescita in Italia provengono da Confindustria: privatizzazioni, liberalizzazioni, aumento dell’età pensionabile, maggiore flessibilità del mercato del lavoro e soprattutto riduzione dell’imposizione fiscale sulle imprese. E’ evidente che alle imprese è quest’ultima proposta che maggiormente interessa. A riguardo, va preliminarmente rilevato che – su fonte Eurostat – l’aliquota massima dell’imposta societaria in Europa si è ridotta dal 40% del 1995 al 28% del 2007 e che, nel periodo considerato, non si è registrato un significativo aumento degli investimenti, in particolare in Italia. Su fonte Banca d’Italia, si registra che, fra il secondo dopoguerra e il primo decennio Duemila, in Italia il tasso di accu­mulazione, espresso come rapporto fra variazione degli investimenti fissi lordi in rapporto al prodotto interno lordo, si è costantemente ridotto, e in modo consistente: fra il 1973 e il 1995 la quota degli investimenti sul PIL è passata dal 24 al 18%.

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SAGGI DI CRITICA DELLA POLITICA ECONOMICA 15 PDF Stampa E-mail
Economia
Domenica 06 Novembre 2011 10:16

L’austerità e la coesione sociale

 

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” di domenica 6 novemfre 2011]

 

Il modello di sviluppo che è alla base delle politiche di austerità messe in atto dall’Europa negli ultimi due anni è un modello basato sulla crescita trainata dal reinvestimento dei profitti, dato il vincolo di bilanci pubblici tendenzialmente in pareggio. Le motivazioni teoriche che ne sono a fondamento stanno nella convinzione che la spesa pubblica è, per sua stessa natura, improduttiva; che non contribuisce alla crescita economica; che non ha effetti significativi sull’occupazione (e, se li ha, contribuisce a creare sacche di occupazione improduttiva nel settore pubblico) e che, soprattutto, accresce il debito pubblico.

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SAGGI DI CRITICA DELLA POLITICA ECONOMICA 13 PDF Stampa E-mail
Economia
Domenica 23 Ottobre 2011 12:13

La spirale dei giovani poveri

 

[nel "Nuovo Quotidiano di Puglia" del 22 ottobre 2011]

 

La manifestazione romana degli “indignati” ha posto in modo eclatante all’attenzione pubblica il problema – non solo italiano – del crescente disagio delle giovani generazioni. Va rilevato che, fin qui, nel dibattito sulle politiche per la crescita economica in Italia non sembra si dia particolare attenzione alla condizione giovanile e agli effetti che il progressivo impoverimento delle nuove generazioni eserciterà nei prossimi anni. L’unica voce autorevole che, di recente, ha maggiormente insistito sul problema è quella di Mario Draghi, che, appunto, si è limitato a porre in evidenza l’esistenza di una preoccupante “questione giovanile”, senza, tuttavia, esprimersi sui possibili rimedi. L’evidenza empirica segnala che un milione e 200 mila giovani di età inferiore ai 35 anni (circa il 16% della forza-lavoro) sono inoccupati. La condizione di inoccupazione per i giovani di età inferiore ai 24 anni riguarda il 29,6% della forza-lavoro, a fronte di una media europea del 21%. La disoccupazione giovanile nel Mezzogiorno si assesta intorno a una percentuale del 50%, in un Paese nel quale l’età media è elevata e l’incidenza della popolazione giovanile rispetto alla popolazione residente è significativamente bassa. In più, nell’ultimo Rapporto ISTAT si legge che il tasso di risparmio nazionale lordo, a fronte di un valore medio del 22,4% nel decennio 1981-1990, si è ridotto al 20,7% nel decennio successivo. Il declino è continuato nei primi anni del nuovo millennio, attestandosi a meno del 16%, con previsione di ulteriore contrazione. In sostanza, già a partire dagli anni novanta, non solo non si è generato risparmio aggiuntivo, ma si è distrutto risparmio privato.

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SAGGI DI CRITICA DELLA POLITICA ECONOMICA 12 PDF Stampa E-mail
Economia
Lunedì 17 Ottobre 2011 13:19

La grande farsa della lotta all'evasione

 

[nel "Nuovo Quotidiano di Puglia" del 16 ottobre 2011]

 

Le misure di austerità – riduzione della spesa pubblica e aumento dell’imposizione fiscale – sebbene volute dall’Unione Europea stanno generando, in particolare per l’Italia, gli effetti perversi che molti economisti si attendevano. In assenza di crescita dei consumi, impossibile data la continua riduzione dei salari e dell’occupazione, e in assenza di crescita degli investimenti, date le aspettative pessimistiche degli imprenditori, la riduzione della spesa pubblica non può generare altri effetti se non ulteriore riduzione del PIL. Si può osservare che le aspettative degli imprenditori sono rese sempre più pessimistiche da un contesto politico, particolarmente quello italiano, che non assicura stabilità istituzionale, né fornisce prospettive ragionevoli e credibili in ordine a possibili misure per la crescita. Si genera, così, una spirale perversa per la quale quanto più si riducono le retribuzioni e l’occupazione, tanto minori sono le entrate fiscali, e – per cercare di non accrescere l’indebitamento pubblico – tanto più il Governo deve ridurre la spesa e/o aumentare la pressione fiscale. Ed è quanto le recenti manovre finanziarie hanno fatto, generando l’effetto (apparentemente) paradossale di far crescere l’indebitamento pubblico in rapporto al PIL a fronte di politiche fiscali restrittive. Su fonte Banca d’Italia, si registra un aumento di questo rapporto, dal 2010 al 2011, pari al 2.5%.

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