A rivederci. In presenza, Forse anche a distanza. Ma sempre attivi. E comunque uniti.
Il nostro Anno Accademico è finito, come sempre, con l'arrivo dell'estate, anche se il contemporaneo "sbiancamento" della nostra Regione e la possibilità, finalmente, di organizzare incontri in... Leggi tutto...
Link per rivedere la conferenza di Marcello Aprile
Ed ecco anche il link per rivedere la conferenza di Marcello Aprile... https://www.facebook.com/universitapopolare.avallone.3/videos/579035319735696 
Link per rivedere la conferenza di Maria Luisa Quintabà
Ecco il link per rivedere l'interessante conferenza di Maria Luisa Quintabà: buona visione a tutti! https://www.facebook.com/universitapopolare.avallone.3/videos/578470189792209 
Programma febbraio 2021
Programma Febbraio 2021 Giovedì 4 febbraio, ore 18,00 – Prof. Mario Capasso (papirologo, Università del Salento), Un giallo in Egitto. Conversazione sul romanzo “Il dr. Cavendish e il... Leggi tutto...
Memorie Narranti: l'Università Popolare aderisce all'iniziativa del Patto per la Lettura in occasione della giornata della memoria
Si riproduce il comunicato ufficiale sull'evento: MEMORIE NARRANTI – Giornata della memoriaIn occasione della Giornata della memoria, celebrata a livello internazionale il 27 gennaio, il Patto... Leggi tutto...
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Inferno XIII: un orizzonte di negazione PDF Stampa E-mail
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Domenica 17 Ottobre 2010 13:39

[in "Deutsches Dante Jahrbuch, 73, 1998, pp. 99-118 (poi in Il Dante fascista / Saggi, letture, note dantesche, Longo Editore, Ravenna, 2001, pp. 9-28)].

 

L’apertura del canto XIII dell’Inferno colpisce per l’orizzonte di negazione che profila con forza inusitata. Un orizzonte di negazione è comune nella realtà dell’inferno, ma qui trova la sua espressione più intensa, perché nell’anima dei peccatori qui presenti la negazione si esercitò sia sulla vita sia sulla libertà, entrambe doni inestimabili di Dio. La vita la si nega recidendola, rifiutando il dono divino. La libertà del volere la si offende irreparabilmente decidendo di cancellarla con la vita stessa, e anche qui negando e respingendo il fondamento del rapporto tra l’uomo e Dio.

A tempo Dante chiarirà:

Lo maggior don che Dio per sua larghezza

fesse creando ed alla sua bontate

più conformato e quel ch’e’ più apprezza,

fu de la volontà la libertate…    (Par. V 19-22).

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Casella e il dramma della volontà imperfetta (Il canto II del Purgatorio) PDF Stampa E-mail
Critica dantesca
Giovedì 14 Ottobre 2010 08:38

 

[in Z. G. Baranski et alii, Versi controversi / Letture dantesche a c. di D. Cofano e S. Valerio, Edizioni del Rosone, Foggia 2008, pp.159-181].

 

A cominciare da quella parte del discorso di Virgilio in cui a Catone il poeta latino ricorda l’amore di Marzia e, si direbbe con ingenua astuzia, lo richiama per ottenere dal veglio onesto una possibile attenzione particolare, il racconto assume un motivo che passa dal primo al secondo canto e non si presenta in evidenza se non cercato tra le pieghe della narrazione. È un motivo sotterraneo, ma non troppo: quello dell’incertezza non tanto del cammino (e, anzi, verso questo si è già in moto col pensiero, «come gente che pensa a suo cammino, / che va col cuore e col corpo dimora») quanto di ciò che è necessario fare affinché il cammino possa essere intrapreso con sicurezza.

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Dantisti salentini PDF Stampa E-mail
Critica dantesca
Lunedì 06 Settembre 2010 18:19

[Lezione tenuta presso l'Università Popolare lunedì 14 dicembre 2009]

In un saggio del 1965, intitolato Correnti letterarie e studiosi di Dante in Puglia, così esordiva Aldo Vallone:

Ad apertura della sua conferenza Dante e la Puglia, tenuta nel Palazzo Comunale di Bari il 25 aprile 1900, pubblicata nello stesso anno nel «Giornale Dantesco», Nicola Zingarelli scriveva: «Manca un articolo Dante e la Puglia». Ne echeggiava la voce, nello stesso anno, Giuseppe Petraglione, annotando: «Nel Salento… gli studi danteschi non hanno mai prosperato». Né, oggi, la situazione è mutata, anche se ad intervalli irregolari altri scritti più generali non sono mancati sull’argomento. Ricordiamo, così per fare qualche nome, i saggi di Francesco Torraca su Il regno di Sicilia nelle opere di Dante, di Corrado Zacchetti su L’Italia meridionale nel pensiero di Dante, di Antonio Masciullo su Studiosi di Dante nel Salento, che, per diverse vie e con metodo diverso, presentano di scorcio o a prima fronte, nelle scarne citazioni o nei grandi silenzi un panorama piuttosto desolante degli studi danteschi in Puglia.

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