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Inaugurazione Anno accademico 2021-2022
Venerdì 22 ottobre alle ore 18:00, nell’ex Convento delle Clarisse in piazza Galluccio, avrà luogo l’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università Popolare “Aldo Vallone”:... Leggi tutto...
A rivederci. In presenza, Forse anche a distanza. Ma sempre attivi. E comunque uniti.
Il nostro Anno Accademico è finito, come sempre, con l'arrivo dell'estate, anche se il contemporaneo "sbiancamento" della nostra Regione e la possibilità, finalmente, di organizzare incontri in... Leggi tutto...
Link per rivedere la conferenza di Marcello Aprile
Ed ecco anche il link per rivedere la conferenza di Marcello Aprile... https://www.facebook.com/universitapopolare.avallone.3/videos/579035319735696 
Link per rivedere la conferenza di Maria Luisa Quintabà
Ecco il link per rivedere l'interessante conferenza di Maria Luisa Quintabà: buona visione a tutti! https://www.facebook.com/universitapopolare.avallone.3/videos/578470189792209 
Programma febbraio 2021
Programma Febbraio 2021 Giovedì 4 febbraio, ore 18,00 – Prof. Mario Capasso (papirologo, Università del Salento), Un giallo in Egitto. Conversazione sul romanzo “Il dr. Cavendish e il... Leggi tutto...
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Per sempre t’amerò…: un romanzo di Maria Portaccio Grimaldi PDF Stampa E-mail
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Lunedì 16 Aprile 2012 12:36

[Pubblicato ne "Il Paese Nuovo" di domenica 15 aprile 2012, col titolo Rimedi contro il tradimento]

 

C’è un punctum dolens nel rapporto di coppia, che decide della sua bontà e continuità nel tempo, spettro delle coppie più solide e degli amori che sembravano eterni, tallone d’Achille di coloro che eroicamente si dissero: “Per sempre t’amerò…”: il tradimento! Antico come Elena, moderno come il dramma triangolare borghese, foriero di distruzione e di morte, sebbene anche di profonde  meditazioni sul carattere innato del genere umano. Marisa Portaccio Grimaldi gli dedica un romanzo dal titolo Ritrovarsi, con sottotitolo Anche tu sei un filosofo se riesci a non smarrirti, Edizioni Giuseppe Laterza, Bari, 2011, p. 211; un romanzo, dicevo, non tanto per rappresentare la fenomenologia o l’etiologia del tradimento, ricerche che rimangono del tutto estranee alla scrittrice, quanto per suggerirne i rimedi.

L’ambientazione è in una Torino recentissima, restaurata e festosa per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, a ridosso della Fiera del Libro al Lingotto, che solitamente si tiene ai primi di maggio.

La protagonista è una donna di un’età matura, mai però precisata, di nome Rosy, un’artista in fuga dal suo passato, dall’”io devastato” (p. 14), che si è trasferita da Trieste a Torino, dove vive in albergo.

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Scritti sulla storia antica per Salvatore Alessandrì PDF Stampa E-mail
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Giovedì 12 Aprile 2012 11:44

Pubblicato da Congedo Editore un volume di scritti in onore di Salvatore Alessandrì.

 

["Il Paese Nuovo" di giovedì 12 aprile 2012, p. 22]

 

“Antiquitas. Scritti di storia antica in onore di Salvatore Alessandrì”, a cura di Mario Lombardo e Cesare Marangio, Galatina, Congedo Editore, 2011, pp. 386, è un libro imponente, anche nella sua forma esteriore, 21 x 28 cm., voluto dal Dipartimento di Beni culturali (nella cui collana esce col n. 19) e da quello di Filologia classica e di Scienze filosofiche dell’Università del Salento, per festeggiare il graduale distacco dal servizio di un valente studioso di cose antiche.

Salvatore Alessandrì - Totò per i colleghi, come amichevolmente ricorda Mario Lombardo nella pagina che introduce il volume intitolata A Salvatore Alessandrì -, leccese, classe 1938, è stato per molti anni ordinario di Storia greca nell’Ateneo salentino ed ha al suo attivo più di trenta pubblicazioni che spaziano su temi e problemi dei vari secoli che contraddistinsero la grecità, dal VI al IV secolo, da Solone ad Alessandro Magno, come si evince dall’Elenco delle pubblicazioni (p. 10) dello studioso. Un giorno, chissà, sarebbe utile vedere queste pubblicazioni riunite in un solo volume (chissà che Mario Congedo non ci stia già pensando!), in modo da offrire al lettore in un continuum tutta la produzione di Alessandrì che si distende in un arco temporale molto ampio, dal 1964 ad oggi; e non è finita qui, si spera.

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Antonio Prete e la poesia che azzera le distanze PDF Stampa E-mail
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Giovedì 05 Aprile 2012 07:01

["Nuovo Quotidiano di Puglia", 4 aprile 2012]

 

C’è un punto nel libro poetico che Antonio Prete, originario di Copertino e docente di Letterature comparate a Siena, pubblica in questi giorni da Donzelli con il titolo Se la pietra fiorisce in cui teoria e prassi di poesia trovano una sintesi sostanziale, una rappresentazione linguistica che costituisce un’espressione di identità inequivocabile, netta. C’è un punto in cui l’esistenza e la lingua, l’origine e la parola, il senso e l’esistenza si congiungono fino all’identificazione, all’azzeramento della distanza e della differenza tra natura e cultura, alla cancellazione di ogni separazione tra l’esistenza e la letteratura. Il punto è nella conclusione: in una poesia che s’intitola “Màtrima, lu ientu”, l’unica in dialetto salentino, probabilmente non a caso posta alla fine, cioè al termine di un percorso verso l’altro e di un processo  di discesa – di sprofondamento – dentro sé.

La madre e il dialetto. L’una e l’altro archetipi. Lingua madre e madre naturale. L’una e l’altra condizioni di un cominciamento della vita. Universi di memoria. Lievito dell’essere e dell’esprimersi, dell’espressione dell’essere, dell’essere nell’espressione, connaturato ad essa. La parola che da fiato si fa corpo e il corpo che diventa fiato, vento, lenzuolo d’aria, trascoloranza,  sussurro che sale nel ricordo come un’onda. Che, soprattutto si fa racconto, storie che hanno profumi d’Oriente.

Quest’ultimo libro di Prete è poesia del vento e della voce. Sembra che siano questi due elementi a dare movimento al mondo. Un vento che attraversa il paesaggio, che anima le ombre, che scompiglia la luce. Anche un addio è vento. Una voce che proviene dalle profondità del tempo e si fa testimonianza della presenza, restituisce vita alle creature scomparse, rende visibile l’invisibile. E’ una voce assoluta, superiore, quella che alita nella poesia di Prete. Oltrepassa materialità e significato. E’ puro suono, spirito, anima, pulsazione, modulazione cosmica. Prodigium che scende e corre nei pensieri come acqua nel solco delle zolle secche, che si spande fino alle radici di un’esile pianta.

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Dalla regione alla nazione: studi letterari di Emilio Filieri PDF Stampa E-mail
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Martedì 03 Aprile 2012 15:37

Pubblicati da Progedit gli studi di Emilio Filieri tra regione e nazione


[pubblicato ne “Il Galatino”, anno XLV n. 6 del 30 marzo 2012, p. 3, poi in “Il Paese Nuovo”, martedì 3 aprile 2012 – anno XX n. 79, p. 24]

 

Con un tempismo encomiabile, nel maggio 2011, l’anno delle celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, Emilio Filieri, docente di Letteratura italiana presso le università di Bari e del Salento, ha dato alle stampe per la casa editrice Progedit di Bari un volume dal titolo Letteratura e Unità d’Italia. Dalla regione alla nazione, pp.  143, con Prefazione di Grazia Distaso.

Il volume, pubblicato nella collana Letterature diretta da Ettore Catalano, già nella seconda parte del titolo, Dalla regione alla nazione, denuncia la sua appartenenza a quel filone di studi di italianistica, che risale allo studioso unanimemente considerato come il fondatore della scuola storica lupiense, Mario Marti, autore di un volume dal titolo molto simile, Dalla regione per la nazione, edito da Morano di Napoli nel 1987, nel quale Marti teorizzava la necessità di studiare la letteratura locale in un orizzonte nazionale. Filieri è nel solco di questa tradizione attraverso la mediazione del suo maestro Gino Rizzo (allievo a sua volta di Marti), come evidenzia la Distaso nella Prefazione e come si evince dalle pagine (Da Terra d’Otranto alla nazione. Il Settecento di Gino Rizzo, pp. 88-117) dedicate dall’allievo al maestro nella terza parte del volume e che costituiscono una completa ricostruzione dell’opera di Rizzo.

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Il poeta con la chitarra PDF Stampa E-mail
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Sabato 31 Marzo 2012 11:56

[in “Il Paese Nuovo” 28 febbraio 2012]

 

Fresco di ristampa, Il sesto ed altri racconti. Psychotropic noir, di Stefano Delacroix, edito da Lupo (2012), con Prefazione di Michelangelo Zizzi. Il libro, già pubblicato a fine 2008, esce oggi con l’aggiunta di un racconto e viene presentato con rinnovato entusiasmo dal suo autore. Si tratta di una serie di racconti i cui due punti focali, elementi chiave, sono l’amore ed il tempo. Fil rouge della narrazione è la suspance che l’autore con abilità sa creare e mantenere dalla prima all’ultima pagina dei suoi testi, seguendo in questo senso i dettami di ogni buon giallo che si rispetti. Ma i testi di Delacroix  appartengono più propriamente al genere noir, che è una derivazione del giallo classico ottocentesco, ma che vi differisce perché, a differenza di quello, che ha quasi sempre un finale consolatorio con la soluzione del  mistero, questo può avere dei contorni molto più labili e sfumati ed un finale che non riscatta la trama svolta ma in cui anzi, a volte, non si dà nessuna soluzione. Ed inoltre, il protagonista di un noir è spesso, non l’eroe del giallo classico, ma un antieroe, come è certamente l’io narrante del libro di Delacroix. A ciò si aggiunga che, quelle de “Il Sesto”,  sono storie di un noir psicologico, definito, fin dal titolo, psicotropico (con un neologismo derivato da “psicotropo”, che si dice di farmaco che agisce sui processi psicologici),  per la preponderanza di atmosfere claustrofobiche e per il maggior spazio lasciato al narratore per divagazioni e introspezioni, sottese di una vena amara quanto ridente e sarcastica, sfottente a volte. Un’altra definizione che si potrebbe dare alle storie narrate è quella di fantasy, in quanto il libro paga un debito evidente al genere fantastico con una preponderanza dell’elemento irrazionale e surreale. Un fantastico mentale, in cui il soprannaturale si realizza solo nella mente del protagonista dei brani, o meglio pare che solo lui lo percepisca, mentre gli altri che lo circondano, amici, cari e parenti, non se ne accorgono.

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