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Inaugurazione Anno accademico 2021-2022
Venerdì 22 ottobre alle ore 18:00, nell’ex Convento delle Clarisse in piazza Galluccio, avrà luogo l’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università Popolare “Aldo Vallone”:... Leggi tutto...
A rivederci. In presenza, Forse anche a distanza. Ma sempre attivi. E comunque uniti.
Il nostro Anno Accademico è finito, come sempre, con l'arrivo dell'estate, anche se il contemporaneo "sbiancamento" della nostra Regione e la possibilità, finalmente, di organizzare incontri in... Leggi tutto...
Link per rivedere la conferenza di Marcello Aprile
Ed ecco anche il link per rivedere la conferenza di Marcello Aprile... https://www.facebook.com/universitapopolare.avallone.3/videos/579035319735696 
Link per rivedere la conferenza di Maria Luisa Quintabà
Ecco il link per rivedere l'interessante conferenza di Maria Luisa Quintabà: buona visione a tutti! https://www.facebook.com/universitapopolare.avallone.3/videos/578470189792209 
Programma febbraio 2021
Programma Febbraio 2021 Giovedì 4 febbraio, ore 18,00 – Prof. Mario Capasso (papirologo, Università del Salento), Un giallo in Egitto. Conversazione sul romanzo “Il dr. Cavendish e il... Leggi tutto...
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Bentornato, Michele! PDF Stampa E-mail
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Venerdì 17 Febbraio 2012 12:37

Ho ancora impresse nella memoria le due belle giornate di inizio primavera trascorse, or è quasi due anni, tra San Cesario e Lecce, ospite come uditore del Palazzo ducale e della Sala-conferenze del Rettorato, dove erano convenuti, anche da molto lontano, ricercatori e studiosi, per parlare di Michele Saponaro (San Cesario di Lecce, 1885 – Milano, 1959), a cinquant’anni circa dalla sua scomparsa. Le relazioni di quelle due giornate sono ora disponibili in Michele Saponaro cinquant’anni dopo, Atti del Convegno Internazionale di Studi (San Cesario di Lecce-Lecce, 25-26 marzo 2010), a cura di Antonio Lucio Giannone, Galatina, Congedo Editore, 2011, pp. 326, un’opera collettiva da cui il futuro studioso di Saponaro non potrà prescindere.

A Mario Congedo va il plauso per la celerità con cui ha pubblicato questo volume – un bel libro, che si tiene in mano volentieri - con un’ottima sovraccoperta in cui compare una Campagna salentina di Vincenzo Ciardo.

Ad Antonio Lucio Giannone – che firma, oltreché la Prefazione, uno scritto dal titolo Da “La Tavola Rotonda” a “La Rivista d’Italia”: Saponaro redattore (attraverso le lettere) - bisogna riconoscere in primo luogo il merito di aver voluto ed organizzato con grande competenza il Convegno, convocando i maggiori studiosi di Saponaro; e in secondo luogo quello di averne raccolto e curato gli atti, secondo una strategia compositiva che dà pienamente ragione della variegata produzione dello scrittore di San Cesario. Michele Saponaro, infatti, fu non solo il romanziere famoso degli anni venti, trenta e quaranta, letto con piacere da migliaia di lettori in tutta Italia, anche grazie alla diffusione delle sue opere da parte dei grandi editori del Nord, Mondadori, Treves e Garzanti, ma fu anche scrittore di viaggio, poeta, biografo di successo, critico e autore di teatro e infine ottimo organizzatore culturale, prima di dedicarsi alla scrittura diaristica, negli ultimi anni della sua vita, dal 1949 al 1959, quando ormai si era allontano dalla scena letteraria italiana. Di tutti questi aspetti dell’opera di Saponaro si occupano le relazioni dei vari studiosi qui raccolte.

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L'economia e la sfida al pensiero unico PDF Stampa E-mail
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Venerdì 10 Febbraio 2012 19:51

["Nuovo Quotidiano di Puglia" di venerdì 10 febbraio 2012]

 

Dell’economista Guglielmo Forges Davanzati i lettori del Quotidiano apprezzano settimanalmente gli interventi su temi di attualità economica. In un’epoca contrassegnata dalla diffusione pervasiva di una e una sola modalità di lettura dei processi economici, quella detta “marginalista” o “neo-liberale”, i suoi approfondimenti critici aiutano a mettere in discussione quel che la cronaca economica e i commenti degli economisti “ortodossi” (ma anche la gran parte delle opinioni espresse dal ceto politico dominante) danno quotidianamente per scontato: ad esempio, che l’aumento della flessibilità generi un aumento dell’occupazione; oppure che la crisi che stiamo attraversando sia nell’essenziale una crisi di ordine finanziario e non, a tutti gli effetti, un crisi economica da sovrapproduzione; o, ancora, che la riduzione del debito pubblico sia una strada inevitabile in una congiuntura recessiva.

Tornano alla mente gli interventi di Federico Caffè contro l’«assuefazione all’ovvietà» delle vulgate economiche del libero mercato e del monetarismo negli anni Ottanta: l’economista si assume un ruolo apertamente critico, ma non si affida semplicemente alla polemica o a un contro-pensiero unico; offre alternative propriamente scientifiche.

Chi lo desideri – purché abbia un minimo di consuetudine con il lessico della teoria economica – può oggi approfondire alcuni presupposti teorici da cui scaturiscono le riflessioni di Forges Davanzati con la lettura di un volume certamente impegnativo (non si tratta di un’opera divulgativa), ma non inaccessibile per i profani di teoria economica. In Credito, produzione, occupazione: Marx e l’istituzionalismo (Carocci 2011, pp. 144), l’economista dell’Università del Salento riflette su alcuni concetti-cardine della macroeconomia post-keynesiana, provando ad arricchirne le basi concettuali attraverso una rilettura di due classici del pensiero economico e sociologico. La “sfida” teorica di questo volume, in particolare, è quella di individuare un’area di intersezione nell’opera di Karl Marx e Thorstein Veblen: due autori che non è scontato ritenere prossimi, poiché nella storia del pensiero economico viaggiano con passaporti (“-ismi”) differenti e con ben diversa notorietà.

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GLI HAIKU DI ELIO CORIANO PDF Stampa E-mail
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Venerdì 10 Febbraio 2012 13:22

In occasione della preparazione per la pubblicazione del volume Scritture randage (Luca Pensa editore, Lecce 2005), Elio Coriano mi telefonò per chiedermi l’indirizzo cileno del nostro comune amico e compagno Sergio Vuskovic Rojo. Gli voleva chiedergli la presentazione ai suoi ultimi testi e, secondo me, era giusto che lo facesse, perché da tanto tempo egli conosceva il filosofo neoplatonico latinoamericano al quale, data la sua nota esperienza politica e scientifica, il Comune di Martignano, città salentina nella quale il poeta è nato, lo aveva onorato conferendogli la cittadinanza onoraria.

 

Quella fu l’occasione che permise anche a me di stendere una breve postfazione al libro di Elio, nella quale scrivo che la sua “è una poesia forte, un scheggia d’acciaio conficcata nella carne, un bisturi che seziona muscoli, rifila contorni, scarnifica ossi, apre varchi nella coscienza, affonda in abissi inesplorati di un’anima tremula nel deserto. Un’anima, però, che mai si arrende, mai si abbassa alla miseria, mai si prostra, o implora pietà per se stesso o per altri./ La sua è poesia, che svetta come un’unica montagna nella pianura, come un’isola vulcanica nell’oceano, come un menhir che congiunge il cielo alla terra. In essa c’è il nitore della luce del sole d’Oriente./ Elio Coriano nei suoi versi, scritto in forma di haiku, segue un percorso, attraversato da una sorta di filo d’Arianna, dentro un labirinto di parole, senza mai smarrire la tenue luce che intravede in fondo al tunnel. Le parole sono gli attrezzi di cui si serve per aprire varchi, porte blindate, spaccare massi giganteschi.

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VITA DI GENNARO ESPOSITO ALIAS ERNESTO DE MARTINO PDF Stampa E-mail
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Martedì 10 Gennaio 2012 17:33

Ernesto de Martino (Napoli 1908 – Roma 1965), “Vita di Gennaro Esposito napoletano”. Si tratta di un libretto dalla “veste” povera, anzi poverissima, ed è più opuscolo che altro, però è ben stampato (settembre 2004) dalla Tipografia “La Moderna” di Calimera. Ma quella “veste povera” si riferisce solo ai materiali tipografici, dovuti ad una scelta editoriale di Luigi Chiriatti, della Kurumuny edizioni, scelta allora anche dal sottoscritto ampiamente condivisa. Il libretto in questione è in formato -16°, di 52 pagine su carta comune di colore giallino. Il costo, da un punto di vista meramente mercantile, non va oltre i 5-6 euro. Come dire, di questi tempi, quasi niente. Eppure in questo libretto ci sono alcuni dei più importanti testi di cui l’etnologia italiana possa vantarsi. Si tratta degli “Appunti per una [auto]biografia di Ernesto de Martino”. Quindi, libro di un’estrema importanza. E vediamone il perché.

Nell’”Avvertenza”, Luigi Chiriatti spiega i motivi per i quali questo libro vide la luce, perché «le note che seguono non vogliono, nella maniera più assoluta, delineare la biografia […] di Ernesto de Martino», ma nascono da più di un incontro con Vittoria De Palma, compagna di Ernesto de Martino sin dalla fine degli anni ‘40 del secolo scorso. E poi – e questo è molto significativo ed anche bello – perché «ciò che abbiamo voluto fare – è sempre Chiriatti che scrive – è rendere omaggio ad una donna e ad un uomo che hanno segnato profondamente i luoghi della memoria, in particolare quella salentina, che ci hanno regalato infinite vie di conoscenza e passione circondando questi luoghi e queste memorie di dolcezza, umanità, amore» (p. 7).

Chiriatti scrive un “Diario”, all’interno del quale, raccontando egli la sua esperienza d’incontro (diversi: a Sesto Fiorentino, 1 maggio 2000; a Roma, 1 giugno 2001; e ancora a Roma, 23 novembre 2001) con Vittoria De Palma e con Clara Gallini, come incidentali ed in corsivo inserisce i testi demartiniani (che la De Palma gli ha raccontato o fatto leggere su sue carte molto private).

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La coraggiosa denuncia di una brutale dittatura PDF Stampa E-mail
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Giovedì 05 Gennaio 2012 08:42

«[…] visto che non abbiamo potuto ucciderli quando li abbiamo presi, li faremo impazzire». Quella frase ha condizionato 13 anni della vita di Mauricio Rosencof ed Eleuterio Fernández Huidobro. Ruso e Nato, anni vissuti da ostaggi, ma sarebbe meglio dire prigionieri politici, in condizioni inumane tali che i confini tra  realtà e immaginazione svanivano. Era necessario costruire un altro universo con l'immaginazione, ma che operasse con delle leggi, come quello reale, perché il rischio di impazzire, come successe a molti dei loro compagni arrestati precedentemente, militanti del Movimiento de Liberación Nacional, (un'organizzazione di guerriglia urbana, attiva in Uruguay tra gli anni ‘60 e gli anni ‘70), era sempre presente, vicino, si insinuava falsamente come fosse una sorta di protezione da quella realtà davvero impossibile da accettare. Passavano le giornate senza avere la più pallida idea di che ora fosse, ogni spostamento, fuori dalla cella, veniva effettuato con le mani legate e un cappuccio sporco e pesante in testa, sopportavano botte, insulti e torture di vario tipo, erano privati dell'acqua, dell'aria, mangiavano in un piatto in cui si poteva trovare di tutto, dal fango alle sigarette, “gentilmente offerte” dalle guardie carcerarie. La cella (il “calabozo”), alta 180 centimetri e profonda 120, diventò una sfida al contorsionismo, alla fantasia, perché, oltre ad essere priva di finestre, era priva di tutto. Questa descrizione basterebbe per giustificare la voglia di riscatto da parte di chiunque debba aver sopportato ciò, ma Mauricio Rosencof ed Eleuterio Fernández Huidobro con Memorie dal calabozo, 13 anni sottoterra (Iacobelli editore, pp. 324, €14,00) raccontano gli anni vissuti in quelle condizioni come una testimonianza alla vita, senza desiderio di vendetta, ma proprio per riaffermare la bellezza di quegli aspetti dell’esistenza che, in situazioni normali, tendiamo a dare per scontati: primo fra tutti il comunicare. Ne è esempio lo stile utilizzato per questi racconti, che paiono la trasposizione esatta di chiacchiere fra amici, in cui emergono ricordi che ognuno modifica un po' a seconda di come li ha assimilati, ma che, nell'insieme, ricostruiscono quella che è stata l'esperienza più dura vissuta nella loro vita.

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