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Inaugurazione Anno accademico 2021-2022
Venerdì 22 ottobre alle ore 18:00, nell’ex Convento delle Clarisse in piazza Galluccio, avrà luogo l’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università Popolare “Aldo Vallone”:... Leggi tutto...
A rivederci. In presenza, Forse anche a distanza. Ma sempre attivi. E comunque uniti.
Il nostro Anno Accademico è finito, come sempre, con l'arrivo dell'estate, anche se il contemporaneo "sbiancamento" della nostra Regione e la possibilità, finalmente, di organizzare incontri in... Leggi tutto...
Link per rivedere la conferenza di Marcello Aprile
Ed ecco anche il link per rivedere la conferenza di Marcello Aprile... https://www.facebook.com/universitapopolare.avallone.3/videos/579035319735696 
Link per rivedere la conferenza di Maria Luisa Quintabà
Ecco il link per rivedere l'interessante conferenza di Maria Luisa Quintabà: buona visione a tutti! https://www.facebook.com/universitapopolare.avallone.3/videos/578470189792209 
Programma febbraio 2021
Programma Febbraio 2021 Giovedì 4 febbraio, ore 18,00 – Prof. Mario Capasso (papirologo, Università del Salento), Un giallo in Egitto. Conversazione sul romanzo “Il dr. Cavendish e il... Leggi tutto...
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Le ali di Hermes PDF Stampa E-mail
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Venerdì 25 Novembre 2011 13:29

    Recensione a Emilio Filieri, Le ali di Hermes. Letteratura e didattica tra regione e nazione, Galatina, Congedo, 2007.


  • [Testo letto per la presentazione del libro nel dicembre 2007, presso il circolo culturale «Chora-ma» di Sternatia (Lecce). Si ripropone nella sua originaria forma discorsiva, senza integrazioni e aggiornamenti]

 

C’è un capitolo del libro di Emilio Filieri, fra quelli che prenderò in considerazione, che rispecchia in modo particolare i basilari principi metodologici  del suo lavoro di ricerca. Si tratta del primo, che dà il nome all’intera raccolta di saggi (Le ali di Hermes. Letteratura italiana e didattica tra regione e nazione, pp. 9-30) e nel quale l’autore ritorna su una tematica a lui cara, la riflessione sulla didattica e sulla metodologia della letteratura italiana, nel rapporto con un collaudato e tradizionale modello storiografico (la dialettica regione-nazione). Il capitolo, infatti, diviso in cinque paragrafi, affronta  le complesse dinamiche politiche, sociali, culturali che hanno riguardato negli ultimi decenni lo studio della letteratura italiana a livello scolastico e universitario, tra riforme ministeriali, innovazioni didattico-metodologiche e strumentali, provvedimenti legislativi in continuo e spesso contraddittorio avvicendamento (Riforme e identità, pp. 9-13). Tale turbolento processo, derivato dall’esigenza di aggiornare l’antica impostazione gentiliana, ha senza dubbio contribuito allo smarrimento di un’identità culturale tradizionale, ancora non sostituita da un’altra pienamente alternativa.

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Thomas Mann, La montagna magica PDF Stampa E-mail
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Giovedì 24 Novembre 2011 18:42

[In germanistica.net – pagine di letteratura tedesca e comparata]

 

[In occasione dell'uscita del n. 33 dell'Osservatorio critico della germanistica ripropongo qui la mia recensione a Thomas Mann, La montagna magica, traduzione di Renata Colorni, a cura di Luca Crescenzi, Milano, Mondadori, 2010, ‘I Meridiani’, che si può leggere nelle prime pagine del fascicolo accanto a quelle di Guido Massino e Aldo Venturelli. M.G.]


Esistono due modalità di commento ai classici. Il commento sobrio, corretto, giustappositivo, riassuntivo, solidamente positivista e il commento aggressivo, graffiante, allocutorio, incalzante che marca stretto il lettore, un commento, il quale più che sistematizzare quanto è già stato fatto intende aprire nuove strade all’interpretazione di un testo noto, notissimo, studiato e studiatissimo. I commenti del primo tipo sono certamente molto utili anche se qua e là un po’ noiosetti.  I commenti del secondo tipo avvincono e mettono il lettore, soprattutto quel lettore che abbia avuto modo di occuparsi del testo in questione, nella condizione di interrogarsi in continuazione sulle proposte interpretative del curatore, del commentatore.

Il commento di Luca Crescenzi (p. 1079-1370), lo si sarà già capito, è del secondo tipo e lo è al massimo grado, prova ne sia che a distanza di qualche mese l’autore del commento pubblica una monografia Melancolia occidentale. Thomas Mann e La Montagna Magica che di quel commento è al tempo stesso una costola, un ampliamento e la summa.

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Di tanto tempo (Questi sono i giorni) di Paolo Vincenti PDF Stampa E-mail
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Sabato 19 Novembre 2011 16:30

Il titolo: Di tanto tempo: per dare una “misura” indefinita del  tempo. Il sottotitolo: Questi sono i giorni (editore Pensa): per indicare i giorni, privi di una connotazione temporale. Fuori dal calendario.

Calcolare il tempo, ordinare gli eventi costituiscono doveri ai quali l’uomo non può sottrarsi sia per ragioni concrete, appartenenti alla sua quotidianità, come ad esempio stabilire l’ora per un appuntamento, sia per ragioni più propriamente speculative al fine di stimolare la riflessione filosofica, teologica e scientifica.

Se per l’uomo comune il tempo fluisce attraverso le lancette dell’orologio, per lo studioso esso risulta una realtà altamente problematica, oggetto di continua ricerca.

Lo scrittore invece interpreta il sentimento del tempo e la maniera in cui lo si vive. Elabora narrazioni fantastiche e reali non per concluderlo in concezioni teoretiche, ma per dare un senso alle sue infinite presentazioni e modalità di apparizioni nel grande mondo della vita.

Vincenti nel libro è autore di se stesso. Senza condizionamenti si propone di capire come vivere il tempo, proietta le sue capacità tutt'intorno a sé secondo un tracciato che alla fine ne dia un senso, che riveli il perché della sua esistenza e di quella del genere umano.

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Un tour tutto italiano PDF Stampa E-mail
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Venerdì 18 Novembre 2011 13:15

Da una prospettiva locale emerge un dramma nazionale, di meccanismi perversi e criminali che regolano il mercato dei rifiuti in Italia

Il contadino e il geometra, il parroco e la cognata, l’ingegnere e il vigile urbano, don Michele e l’assessore, il Commissario Sovrano Generale della Monnezza, i netturbini e i camorristi, don Sandro e Peppino Quattrodita, ‘o direttore, il  capitano, ‘a muglier’, ‘o piccirillo, Marianella e Nunziatina, Antonè e Gerardo, poi Giovannella bella… in pratica è un’intera comunità, che è anche un’intera nazione, a ritrovarsi come vittima e artefice del proprio destino. Sì, perché diventa impossibile distinguere la colpa dall’imprudenza, il reato dalla negligenza, la  furbizia dall’ignoranza, il Nord dal Sud, quando le informazioni sono poche, le amicizie ambigue, i soldi mancano e i figli crescono. Una prospettiva, questa, che viene ben illustrata nel testo Monnezza di Francesco De Filippo (Infinito edizioni, pp. 110, € 8,90) arrivato già alla terza edizione, un racconto che si sviluppa nella città di Napoli, ma che ben presto si scopre avere cause e conseguenze anche in altre città italiane.

“Pecché qua, volente o nolente, tutto quello che si fa, deve passare per il Nord [...] Questo rappresenta proprio ‘a nostra realtà: nuje campammo in un posto che non conosciamo, nun sapimme manco nuje chi simmo, che facciamo. Faccio filosofia? Dite che faccio filosofia? E allora dite, che vulite sapè?  E certo ve lo racconto, però mi dovete pagare il caffè, ‘ccà niente è gratis ‘uagliù, io sono la memoria storica […]”.

Così Totore ‘o marenaro racconta di come sono nate le costruzioni abusive e le prime insane “sepolture” dei rifiuti.

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SCRITTI SCOLASTICI E SOCIALI 18 PDF Stampa E-mail
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Mercoledì 16 Novembre 2011 17:25

L’ URGENZA DI RITROVARE L’ALTRO: PER RAFFAELE DE GIORGI

 

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” del 14 novembre 2011]

 

Non è orizzontale lo sguardo di Raffaele De Giorgi. E’ obliquo, trasversale, attratto dal richiamo dell’analogia; poi è uno sguardo che si muove nei territori culturali in verticale: discende, scava, sprofonda, fino a raggiungere il punto in cui ha origine il fenomeno, dove matura una condizione dell’essere e dell’esistere, prende forma l’idea del tempo e delle cose, la concezione del limite e dell’illimitato, del finito e dell’infinito, del possibile e dell’impossibile, del vero e del falso, della verità e della menzogna, della realtà e della finzione. E’ uno sguardo che indaga gli eventi e gli elementi del sociale, i motivi e i moventi dei fatti, le cause e gli effetti, che scandaglia i fondali della conoscenza, che perfora la superficie dell’apparenza per rivelare quello che è in relazione a quello che sembra, che stringe i piani del significante e del significato, della forma che si separa dalla sostanza e della forma che corrisponde alla sostanza.

De Giorgi penetra nelle parole per rintracciarne il senso, i sensi essenziali, radicali: quelli che costituiscono l’autenticità, la differenza. Quelli che strappano le maschere. Quelli che rivelano i trucchi, gli imbrogli, i colpevoli artifici. Parole come identità, memoria, Sud, spalancano voragini semantiche nelle quali il suo sguardo si inabissa.

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