A rivederci. In presenza, Forse anche a distanza. Ma sempre attivi. E comunque uniti.
Il nostro Anno Accademico è finito, come sempre, con l'arrivo dell'estate, anche se il contemporaneo "sbiancamento" della nostra Regione e la possibilità, finalmente, di organizzare incontri in... Leggi tutto...
Link per rivedere la conferenza di Marcello Aprile
Ed ecco anche il link per rivedere la conferenza di Marcello Aprile... https://www.facebook.com/universitapopolare.avallone.3/videos/579035319735696 
Link per rivedere la conferenza di Maria Luisa Quintabà
Ecco il link per rivedere l'interessante conferenza di Maria Luisa Quintabà: buona visione a tutti! https://www.facebook.com/universitapopolare.avallone.3/videos/578470189792209 
Programma febbraio 2021
Programma Febbraio 2021 Giovedì 4 febbraio, ore 18,00 – Prof. Mario Capasso (papirologo, Università del Salento), Un giallo in Egitto. Conversazione sul romanzo “Il dr. Cavendish e il... Leggi tutto...
Memorie Narranti: l'Università Popolare aderisce all'iniziativa del Patto per la Lettura in occasione della giornata della memoria
Si riproduce il comunicato ufficiale sull'evento: MEMORIE NARRANTI – Giornata della memoriaIn occasione della Giornata della memoria, celebrata a livello internazionale il 27 gennaio, il Patto... Leggi tutto...
Recensioni


L'ombra della madre di Paolo Vincenti PDF Stampa E-mail
Recensioni
Venerdì 04 Dicembre 2015 07:07

[IN WWW.LINKIESTA.IT novembre 2015]


“L’ombra della madre” di Paolo Vincenti, pubblicato da Kurumuny Editore, non è solo un noir in cui si intrecciano le storie di Francesca, Riccardo e Fabrizio, ma è soprattutto un romanzo psicologico nel quale si possono trovare sottili congiunzioni nella mente dei protagonisti che rivelano tra le pagine di un libro avvincente e ricco di pathos, dell’incredibile.

La trama ambientata nella cittadina leccese con vari richiami all’arte, alla storia, alla cultura, alla musica e alle tradizioni del Salento, è resa intricata per via dei misteri che cela con grande abilità Francesca Colasanti, una donna intelligente, affascinante e sensuale, ma con un risvolto inquietante della propria vita. Docente di Storia delle religioni presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Lecce, dopo gli anni trascorsi a Roma, Francesca agli occhi di chi le sta intorno risulta irresistibile eppure nella sua apparente determinazione e sofisticata spigliatezza c’è un lato oscuro che si svelerà lentamente. Ed è nella sua città d’origine che Francesca tenta di trovare il senso della sua vita. Intorno a questa figura intrigante e amletica c’è Sauro, il suo ex compagno, un uomo violento che non accetta la separazione da Francesca; Fabrizio, il suo amante, e Riccardo Valentini, professore alla sua seconda laurea, al quale è affidato il complesso compito di districare i nodi esistenziali della donna della quale si innamora perdutamente anche per l’aurea di mistero che la circonda. “Privilegio e dannazione: questo significava averla conosciuta”. Riccardo frequentando Francesca diventa sempre più consapevole di qualcosa di imponderabile che caratterizza il loro rapporto: “Sei bella e perversa” le diceva “e io sono caduto nella tua trappola, ci sono caduto e non ne so più uscire”. Con lei “Donna diabolica e bambina innocente, spudorata e selvaggia, eppure fragile e quasi ingenua” il ragazzo scopre una parte della propria natura rimasta per anni quiescente.

Essenza di questa storia è la ricerca storico-religiosa che prevale nel romanzo “L’ombra della madre” tanto da risultare impregnato di un aspetto arcaico ed esoterico come il rito ancestrale a cui lo scrittore già autore di vari testi, differenti tra loro ma simili nello stile raffinato e incisivo, fa riferimento. Si tratta di un culto antichissimo, orgiastico e salvifico che si praticava a Roma durante i primi secoli dell’Impero. “Fra canti languidi, musiche ossessive e danze vertiginose, i fedeli delle Magna Mater Cibele e del dio Attis si abbandonavano completamente alla mistica ammaliati dallo splendore e dalla pompa delle feste” .

Con richiami all’antropologia culturale e dettagli che rendono il volume oscillante tra un fantasy e un noir, padroneggia la bellezza senza tempo di una terra come il Salento alla quale le si attribuisce quell’aspetto magico che caratterizza una storia resa peculiare grazie all’abilità letteraria di Vincenti che squarcia quella patina un po’ stucchevole attribuita ad un territorio che in realtà sa essere in grado di sorprendere e stupire. Ne “L’ombra della madre” emerge un fascino celato da un buio depositario di segreti e rivelazioni.

 


“L'Una e Due - Disco(r)Danze” di Paolo Vincenti. Dicotomie d'Autore PDF Stampa E-mail
Recensioni
Giovedì 26 Novembre 2015 07:18

[ne “Il filo di Aracne”, settembre-ottobre 2014]


L'Una e Due, titolo ambivalente, forte, enigmatico, incisivo, versatile, con il quale lo scrittore Paolo Vincenti ci presenta il suo ultimo lavoro. Un' opera composita, che raccoglie alcuni brani già presenti nella sua pubblicazione “Danze moderne” e che nel nuovo scenario letterario divengono “note” debordanti di vita, che animano e ritmano le Disco(r)Danze, sottotitolo altrettanto poliedrico da cui si possono estrapolare svariate chiavi di lettura:

“Guarda questo ritmo come sale senti questa musica da amare
guarda questo ritmo che ti prende...” […]

Un libretto a tiratura limitata, edito da La fornace, destinato a pochi e fortunati eletti, che, mi auguro in un prossimo futuro, possa raggiungere il maggior numero di lettori possibile.

“Parole reali parole immaginate parole che camminano nel mondo parole di dolore parole di allegria parole di tristezza parole parole che rincorrono altre parole...” […]

Un “groviglio di parole”, dunque, di cui L'Una e Due ne costituiscono i rispettivi bandoli.

Si può decidere di tendere il filo iniziando da L'Una o, viceversa, da Due.
Si può anche decidere, però, di lasciarsi imbrigliare nel “composismo lirico”, quel ludico ingranaggio letterario da cui nasce, come Venere dalla spuma del mare, la bellezza distica e multiforme del verso e della prosa dello scrittore Vincenti, abbandonandosi fideisticamente ai suoi giochi di “Luna”.
“Cantami o Diva” potrei citare, in un riverbero evocativo, pensando all'autore che, come un navigante, molla gli ormeggi per solcare il procelloso mare d'inchiostro, lasciandosi guidare dal canto e dall'incanto di una moltitudine di voci diacroniche che soffiano, sulla vela della sua nave, aliti di ispirazione (divinus afflatus), indicandogli, di volta in volta, l'attracco su terre lussureggianti o brulle.
E su queste terre, dall' humus così variegato, brulicante di policromie letterarie, è possibile incontrare mentori e muse, di oggi e di ieri, del tempo andato, nel tempo corrente e al tempo futuro...perchè no!
Sì perchè, il filo teso da un capo all'altro de L'Una e Due, vibra scandendo proprio il tempo che, come conferma lo stesso autore nella sua nota personale, rappresenta il leit motiv che lega e muove tutta l'opera.

Leggi tutto...

Un libro su Gino Rizzo PDF Stampa E-mail
Recensioni
Domenica 15 Novembre 2015 09:05

A ottobre 2005, a dieci anni di distanza dalla scomparsa del professore Gino Rizzo, italianista, docente presso l’Università degli Studi di Lecce e anche Preside di Facoltà, viene pubblicato dal “Centro Studi Sigismondo Castromediano e Gino Rizzo” di Cavallino, “Metodo e intelligenza". Gli studi di Gino Rizzo tra filologia e critica, per le edizioni Congedo (2015), a cura di Fabio D’Astore e Marco Leone. Si tratta di una raccolta di contributi a firma di alcuni esperti di letteratura italiana che hanno conosciuto Rizzo e hanno avuto con lui contiguità d interessi,  in omaggio all’illustre scomparso, come memento per la sua città di Cavallino, per il Salento e per tutta la comunità di studiosi e amanti delle lettere affinché di lui possa serbarsi grato ricordo. Il libro, che esce con il patrocinio della Città di Cavallino, dopo una Premessa dell’On. Gaetano Gorgoni, Vice Sindaco e Assessore alla Cultura di Cavallino, è introdotto da una Prefazione di Antonio Lucio Giannone, Presidente del “Centro Studi Sigismondo Castromediano”, ente  ideato e fondato proprio da Gino Rizzo, che ne fu il primo Presidente, insieme a Gorgoni, allora Sindaco del comune leccese. Il centro intendeva dare impulso agli studi e alle ricerche sulla cultura salentina dell’Ottocento e Novecento, con particolare riferimento alle figure di Giuseppe De Dominicis e di Castromediano, come ricorda proprio Giannone il quale rImarca i filoni di ricerca seguiti da Rizzo nella sua carriera, lamentando la sua troppo prematura scomparsa. Il professor Rizzo infatti avrebbe dato certamente ancora molto, sia come ricercatore attento che come promotore di iniziative culturali di vario genere. All’intervento di Giannone, segue nel libro una Introduzione dei curatori Fabio D’Astore e Marco Leone, i quali sono stati allievi e amici di Rizzo. Essi spiegano che il sottotitolo del libro, “metodo e intelligenza”, “filologia e critica”, non è stato scelto a caso perché questi due accostamenti rappresentano i titoli di altrettante opere di Rizzo contenenti saggi sulla letteratura italiana fra Seicento e Novecento. Una segnalazione per la bellissima copertina del libro, opera di Guercino, “Paesaggio al chiaro di luna”(1616).  Il libro  lumeggia i vari aspetti dell’indagine critica eseguita dal professor Rizzo negli anni. Il primo contributo è di Pasquale Guaragnella, “Un ricordo di Gino Rizzo, studioso del Barocco”; poi interviene Marco Leone, con “Il Barocco di Gino Rizzo tra saggi ed edizioni”; il terzo contributo è a firma di Giuseppe A. Camerino, con “Settecento in Terra d’Otranto, nelle ricerche di Gino Rizzo”; è poi la volta di Emilio Filieri, con “Sul Settecento inedito fra Salento e Napoli. Fedeltà alla ragione con il mito del sentimento”; segue Raffaele Giglio, con “L’impegno di Gino Rizzo per la poesia ottocentesca”; il sesto contributo è di Fabio D’Astore, con “Critica-filologia-esegesi: gli studi di Gino Rizzo su Giovanni Verga”; il settimo contributo è di Ettore Catalano, “Gli studi novecenteschi di Gino Rizzo tra accertamento filologico e ricchezza analitica”; infine Antonio Lucio Giannone, con “Tra filologia e critica: il ‘Fenoglio’ di Gino Rizzo”. Attraverso gli interessi letterari di Rizzo, nella sua carriera di studioso, i suoi numerosi volumi, saggi, edizioni, articoli, le sue frequentazioni anche amicali, i convegni, seminari e incontri di studio organizzati, si ricostruisce anche buona parte della memoria collettiva e del contesto storico culturale di una terra che ha avuto in lui uno dei figli più stimati e apprezzati.


Nero Notte - Torna Paolo Vincenti PDF Stampa E-mail
Recensioni
Giovedì 12 Novembre 2015 07:50

[in www.fondazioneterradotranto luglio 2013]



L’Orba è un torrente, ci andavamo i torridi giorni d’estate, si trova sull'Appennino Ligure, fra Alessandria e Genova. Ricordo, erano gli anni ’80 del secolo scorso, quel giorno di agosto ero solo, ci andai per starmene in pace, c’era poca gente allora, ed era un giorno infrasettimanale. L’acqua è ghiacciata anche in estate, una frustata piacevole sul corpo, è acqua limpida. Prima di partire, visto che volevo starci un’intera giornata, presi un libro da uno scaffale. Ci sono i libri già letti e quelli ancora da aprire, entrambi sono importanti spesso riprendo una lettura già fatta, forse per confermare ricordi ed emozioni, quelle nuove servono per imparare. Quel giorno, chissà perché, mi portai “Il lupo della steppa” di Herman Hesse, l’avevo acquistato da tempo e mai letto. Fu folgorazione, ancora con brividi di piacevole fresco dell’acqua, fu un tutt'uno aprirlo e non riuscire più a staccarmene se non per brevi intervalli, per bere o per guardarmi attorno, alberi e falchetti che volavano alti. Hesse mi avvolse come una coperta, come un abbraccio, fino alla fine della giornata e del libro. Chissà perché lo regalai, al ritorno, la sera stessa, ad un’amica che stava passando un periodo nero. Mi ringraziò.
Nero Notte di Paolo Vincenti, il suo romanzo, anzi la sua romanza, ha destato emozioni certamente diverse, ha un sapore simile, un ritorno alla memoria di quel tempo e quei tempi. Già, i tempi e il tempo che in Paolo tornano in ogni opera, gli orologi presenti, anche in questo nuovo libro, sul retro di copertina, sono lì, in filigrana. Vincenti troverà la forza di romperli tutti, prima o dopo? Forse no, in ogni sua copertina ce ne sono, incombenti, insistenti, spudorati a ricordare le ore che scorrono.

Romanza di amore e morte… Storia di un’anima in pena. Nella notte, un uomo cammina, piange, ride, sogna, grida, si dimena… Nella notte, un uomo è inseguito dai propri fantasmi, e all’alba, un gallo canta…

Così leggo nel retro di copertina.

Leggi tutto...

Gli studi ellenistici di Biagio Virgilio PDF Stampa E-mail
Recensioni
Lunedì 09 Novembre 2015 16:51

L'occasione di questa rassegna è data dalla pubblicazione di una "scelta di scritti" di Biagio Virgilio, prof. ordinario di Storia greca e di Epigrafia greca nell'Università di Pisa, dal titolo Studi sull'Asia Minore e sulla regalità ellenistica (Pisa-Roma 2014, pp. 398). La precisazione è necessaria perché il volume accoglie solo alcuni tra i 140 contributi scientifici di Virgilio, studi selezionati per offrire uno specimen significativo delle principali linee di ricerca perseguite dallo studioso e che sono (come egli stesso precisa nella Premessa): l'Asia Minore, gli Attalidi, i santuari anatolici, il re e la regalità, la corrispondenza reale.

Recensendo opere sull' argomento (ma integrando la rassegna con numerosi contributi personali) Virgilio ha modo di delineare la fisionomia dell'Asia Minore (o Anatolia), un territorio per il quale "alla convenzionale unità geografica fisica non è mai corrisposta né una unità o omogeneità politica e culturale né una storia unitaria" (p. 5), e di evidenziarne l'evoluzione dall'età ellenistica (in cui subisce, com'è ovvio, un processo di ellenizzazione) a quella romana (con processi di urbanizzazione, di organizzazione amministrativa e di sistemazione viaria) ed a quella cristiana (con il progressivo diffondersi del Cristianesimo sulla spinta della predicazione di San Paolo). In questa linea evolutiva un momento significativo è costituito dal II secolo d.C., che è caratterizzato da una condizione di pace e prosperità. I fattori di stabilità e di equilibrio che consentono tale condizione sono costituiti da Roma e da Pergamo, la prima in quanto potenza che progressivamente impone la sua egemonia sull'Oriente asiatico, la seconda come città al centro di un regno dominato dagli Attalidi, i quali governano in continua fedeltà a Roma sino a quando non cedono ad essa per testamento il regno. Virgilio analizza alcuni documenti epigrafici che riportano delle lettere con cui Eumene I fa delle concessioni: l'una è indirizzata ai mercenari di stanza nelle vicinanze di Pergamo e riguarda la loro paga, l'acquisto di beni ed il pagamento di alcune tasse; l'altra è diretta ad una colonia di ex-soldati ed ha il fine di porre rimedio al degrado di alcune strutture materiali del territorio ed alle difficoltà che la comunità incontra nel fare fronte agli obblighi derivanti dalla fiscalità regia.

Gli episodi sopra ricordati costituiscono dei tasselli di un mosaico, quello del regno degli Attalidi, che Virgilio ricostruisce sfruttando sapientemente tutti gli indizi che le iscrizioni gli offrono. Un quadro più generale è tracciato nel saggio "Fama, eredità e memoria degli Attalidi a Pergamo", in cui Virgilio ricostruisce la diversa considerazione da cui essi sono accompagnati nella storiografia antica: fama negativa per Filetero, il fondatore della dinastia, e per Attalo III, l'ultimo sovrano, positiva invece per gli altri rappresentanti della famiglia (Attalo I, Eumene I, Attalo II ed Eumene II).

Leggi tutto...

<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Succ. > Fine >>

Pagina 7 di 39
Torna su