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Inaugurazione Anno accademico 2021-2022
Venerdì 22 ottobre alle ore 18:00, nell’ex Convento delle Clarisse in piazza Galluccio, avrà luogo l’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università Popolare “Aldo Vallone”:... Leggi tutto...
A rivederci. In presenza, Forse anche a distanza. Ma sempre attivi. E comunque uniti.
Il nostro Anno Accademico è finito, come sempre, con l'arrivo dell'estate, anche se il contemporaneo "sbiancamento" della nostra Regione e la possibilità, finalmente, di organizzare incontri in... Leggi tutto...
Link per rivedere la conferenza di Marcello Aprile
Ed ecco anche il link per rivedere la conferenza di Marcello Aprile... https://www.facebook.com/universitapopolare.avallone.3/videos/579035319735696 
Link per rivedere la conferenza di Maria Luisa Quintabà
Ecco il link per rivedere l'interessante conferenza di Maria Luisa Quintabà: buona visione a tutti! https://www.facebook.com/universitapopolare.avallone.3/videos/578470189792209 
Programma febbraio 2021
Programma Febbraio 2021 Giovedì 4 febbraio, ore 18,00 – Prof. Mario Capasso (papirologo, Università del Salento), Un giallo in Egitto. Conversazione sul romanzo “Il dr. Cavendish e il... Leggi tutto...
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Lezione di Paolo Maria Mariano: Nucleare: una questione di responsabilità PDF Stampa E-mail
Lezioni di Epistemologia e Storia della Scienza
Sabato 30 Aprile 2011 11:01

Università Popolare "Aldo Vallone" di galatina, venerdì 29 aprile 2011

 

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Lezione di Biagio Virgilio: La democrazia degli antichi e dei moderni PDF Stampa E-mail
Lezioni a.a. 2010/11
Giovedì 28 Aprile 2011 07:05

Lezione di mercoledì 27 aprile 2011

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Allegro Vivace 1 PDF Stampa E-mail
Sallentina
Mercoledì 27 Aprile 2011 16:09

 

[Con questo articolo iniziamo la pubblicazione degli scritti di Antonio Mele/Melanton sotto la rubrica a puntante di ALLEGRO ANDANTE]

CULTURA E UMANESIMO, PORTE DELLA CIVILTÀ.

Proposta per un dibattito sulla “salentinità” e sull’evoluzione e involuzione del costume sociale contemporaneo.

 

 

PREMESSA. Un prezioso contributo storico-aneddotico di monsignor Antonio Antonaci sul centenario della Biblioteca “Pietro Siciliani” di Galatina mi offrì lo spunto, nel marzo 2006, per amplificare alcune riflessioni – che oggi, dopo un lustro, mi sembra utile riproporre –, di natura civile e sociale, riguardanti da vicino l’intera comunità del Salento, e che l’autorevole concittadino aveva in qualche misura implicitamente sollecitato.

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DANZARE LA GIOIA, DANZARE IL DOLORE PDF Stampa E-mail
Sallentina
Lunedì 25 Aprile 2011 08:57

Sul finire degli anni ’70, quando ancora non si era pensato e tenuto nell'università salentina, il convegno su “Il ragno del dio che danza”, un movimento artistico leccese, facente capo al pittore e critico d’arte Francesco Saverio Dòdaro, il movimento Ghen, partendo da posizione psicoanalitiche lacaniane, ebbe una felice intuizione. Andando alla ricerca dell’origine del suono, questi artisti scoprirono che esso fondamentalmente è coniugato in modo inscindibile al movimento, entrambi poi hanno origine nello stesso momento in cui vengono pensati, quindi creati. Gli artisti in questione, che pubblicarono anche un loro giornale in un numero limitatissimo di copie, scoprirono che nel momento in cui un essere vivente è generato, l’esplosione creatrice provoca istantaneamente un suono vitale ed un movimento cinetico, che, sempre, e sulla base delle leggi universalmente conosciute, si effonde in un senso che assume il carattere naturalmente antiorario, proprio così come fa il pianeta Terra girando su se stessa, e quindi attorno al sole. Gli artisti leccesi fecero l’esempio del concepimento di un essere umano e constatarono che l’impatto di uno spermatozoo con un ovulo in un utero provoca il suono ghen, corrispondente al battito cardiaco, quando contemporaneamente inizia il movimento ghen, corrispondente alle pulsazioni dell’essere ancora allo stato amebico.

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OLTRE IL MARE PDF Stampa E-mail
Poesia
Domenica 24 Aprile 2011 11:02

A Fernando Onesimo

e Gaetano Mengoli

amici amici

lesti passeggeri

 

OLTRE IL MARE vuole essere un omaggio postumo a quei miei compagni che hanno concluso anzitempo la loro avventura terrena e con i quali ho condiviso mille emozioni, sia sullo Ionio che sull'Adriatico, in mezzo secolo di vita. E' una raccolta di racconti di pesca molto brevi, di aneddoti,di lettere che vedono il mare come destinatario, di versi.

 

La tecnica di pesca, cui si fa riferimento, è quella praticata dagli scogli con canna fissa, unica per le sensazioni che trasmette dal contatto diretto della preda: vedere il galleggiante partire a razzo, il pesce afferrato che tenta la fuga, essere obbligati ad assecondarlo, contando esclusivamente su sé stessi, o sentire le sue zuccate sorde attraverso la canna, è qualcosa di esaltante.

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Nel giardino dell’Eden 8 PDF Stampa E-mail
Ecologia
Sabato 23 Aprile 2011 16:50

Maturità: nell’anno della biodiversità... gli UFO.

 

Chissà chi è che decide i temi della maturità. Me lo sono sempre chiesto. Sono un grande esperto di esami di maturità, come minimo perché ne ho sostenuti due. La prima volta (era il 1968) contestai il tema (allora era di moda) e, ovviamente, venni macellato. Unico bocciato di tutta la scuola. L’anno dopo, Indira Gandhi (chissà se tutti sanno chi sia stata, Indira Gandhi, e chi era suo padre) presidente dell’India, fece un discorso alle Nazioni Unite dicendo che il mondo si preoccupava di salvare la tigre indiana e lei vedeva i bambini morire di fame per la strada. Doveva esserle arrivato il mio tema, a Indira, pensai con non poca autoironia. Perché nel mio tema avevo scritto bene o male (più male che bene) le stesse cose, partendo dallo stesso tema. Alle Nazioni Unite si parlava di ambiente, e Indira era andata fuori tema, proprio come me. Se non mi avessero bocciato, chissà... la mia vita sarebbe andata diversamente, e io sono contento di come è andata sino ad ora, per cui ringrazio la commissione, e la mia incoscienza. L’anno dopo, saggiamente, feci un tema su cose tipo La provvidenza nel Manzoni, ma mi astenni dal dire, cosa che mi venne immediatamente in testa, che era strano che il problema di Renzo e Lucia potesse essere risolto dalla peste. Don Rodrigo e tutti i cattivi (ricchi) morivano di peste e i buoni (poveri) sopravvivevano. Ma quanti altri Renzi e Lucie erano morti per quella peste? Che razza di Provvidenza è questa? Ci sarebbe stato da scrivere un bel tema, ma rimasi molto sul vago e scrissi quello che ci si aspettava che scrivessi.

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La clessidra del poeta: per Mario Fiore PDF Stampa E-mail
Critica letteraria
Venerdì 22 Aprile 2011 08:04

La pubblicazione della raccolta postuma delle poesie di Mario Fiore Questa notte camminerò tra le stelle… (Galatina, Edit Santoro 2011) è per me occasione di riflessione sull’uso della parola.

Mario Fiore è stato un avvocato, un professionista serio e colto, un esperto dell’arte della parola, che sapeva piegare alle necessità del lavoro forense. Conosceva l’arte del persuadere, del convincere, del movere e del flectere, l’arte della confutazione delle ragioni altrui e dell’esposizione delle proprie. La parola al servizio della legge, che si avvale della legge e la conferma, nella dialettica tra le parti che vige nei tribunali. La sua oratoria sapeva essere alta e solenne e si fregiava sempre di un linguaggio colto e raffinato, confinante con aulico, appreso in impegnate e lunghe letture dei classici, ma anche dei contemporanei – ricordo ancora le alte pile di libri sul tavolo del suo studio in Piazza Mazzini, libri che forse non poté finire di leggere. Così certamente lo ricordano i colleghi, gli amici, i suoi assistiti, come un uomo che nell’agone del mondo sapeva far valere le sue ragioni senza temere l’arroganza del potente.

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Cinque scritti salentini PDF Stampa E-mail
Sallentina
Giovedì 21 Aprile 2011 19:49

[il Corsivo, Settembre 1999]

 

Misteriosi menhir


Melpignano è un sito interessante per la presenza sul suo territorio di alcuni menhir ben conservati e sicuramente rappresentativi del megalitismo nel Salento.

Menhir è parola che deriva dal dialetto brettone e significa “pietra lunga”. Confitti nella roccia, emergono dal terreno per tre-quattro metri. Le loro facce più larghe, la cui ampiezza è in rapporto di circa un terzo superiore rispetto a quella delle facce strette sono orientate da est a ovest. Non è chiaro l’uso e la destinazione di questi monumenti. Si è ritenuto che fossero dei punti di riferimento viario, che segnalassero dei confini o che fossero strumenti di misurazione del tempo. Assai probabilmente erano usati nel corso di riti. Molti studiosi ritengono che i menhir siano da connettere al culto del sole e ai culti fallici: è probabile però che vari usi si siano succeduti e stratificati nel tempo.

Il significato cultuale dei monoliti appare comunque il più consolidato e deve avere attraversato la storia, se diversi furono i concilii che sancirono pesanti pene contro chi permetteva il compiersi di culti intorno a questi monumenti, sia nei centri abitati che nelle campagne. Carlo Magno aveva emesso un’ordinanza mediante la quale aveva ordinato la distruzione delle pietre fitte: “sia trattato come un sacrilego - detta Carlo Magno - ed abbia l’anatema colui che, sufficientemente avvisato, non farà sparire dal suo campo i simulacri che vi sono eretti”.

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Lezione di Mario Cazzato: Galatina in età borbonica (1815-1861) PDF Stampa E-mail
Altri contributi alla storia di Galatina
Giovedì 21 Aprile 2011 05:31

Lezione di mercoledì 20 aprile 2011

 

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L’idea di unità nazionale nelle storie letterarie d’epoca moderna PDF Stampa E-mail
Critica letteraria
Martedì 19 Aprile 2011 19:20

È un fatto noto e scontato che in Italia il concetto politico e statuale di unità nazionale è stato preceduto e, in qualche modo, preparato da una coscienza unitaria e identitaria di tipo linguistico-letterario. La nozione stessa di Italia risale, infatti, sin ai primi secoli della nostra letteratura, come ha chiarito Mario Marti in un suo saggio e come possono attestare varie e ben note citazioni di Dante, Petrarca e di altri autori, che qui non conta ripetere[1]. E poi si è andata radicando nel corso dei secoli successivi con modalità varie, come suggeriscono gli Atti di un Convegno leccese di qualche anno fa, organizzato dal compianto Gino Rizzo e dedicato proprio al tema dell’identità nazionale nella cultura letteraria italiana[2].

Del resto, già Isidoro di Siviglia scriveva in un passo delle Etimologiae (IX I 11) che sono le lingue a fare i popoli, non i popoli le lingue («Ex linguis gentes, non ex gentibus linguae exortae sunt»). La tesi di Isidoro, confermata poi in età romantica, evidenzia come la lingua e la letteratura siano in grado di costruire i fondamenti di una nazione con forza maggiore di quella degli eserciti. Proprio in questo senso fu Alfieri a parlare, rispondendo nel 1783 a una lettera del Calzabigi, di una lingua italiana «gigante» e «armata come Pallade dalla testa di Giove»[3]. L’immagine mitologica e marziale illustra efficacemente l’idea di un’identità linguistico-letteraria radicata e predisposta all’espansione.

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