Itinerario di Sandro Greco Stampa
Arte salentina
Martedì 08 Marzo 2016 07:59

[Itinerario di Sandro Greco, in Omaggio a Sandro Greco, catalogo della mostra (Salice Salentino, 17-30 ottobre 2014), pp. 10-12.]

 

Sandro Greco opera in campo artistico da oltre sessant’anni, durante i quali ha  attraversato  quasi tutte le tendenze più innovative di questo periodo, ma sempre con assoluta leggerezza e una buona dose di ironia, senza mai identificarsi con nessuna di esse. Alla base della sua ricerca c’è una concezione totalizzante dell’arte, la quale, a suo parere, deve liberarci dai condizionamenti e dalle convenzioni della vita quotidiana, sviluppando la sensibilità e l’immaginazione per rendere più fruibile umanamente la realtà. Non a caso nei suoi scritti ricorre così spesso il motivo del “gioco” che, proprio  come l’arte,  permette all’uomo di sentirsi veramente libero e creativo e di restare sempre bambino, il che, secondo Greco,  rappresenta un “grandissimo dono”.

Le sue prime opere, che risalgono al lontano 1955, documentano la fase figurativa e sono ispirate al mondo del circo, che colpì fortemente la fantasia del giovane pittore, rimasto affascinato dalla  possibilità di una vita diversa, più libera e autentica. Da allora quello circense è stato uno dei temi prediletti dall’artista, che gli dedicò la personale del 1964, svoltasi nella galleria Maccagnani di Lecce. Da qui la presenza costante, nelle sue opere, di clown, saltimbanchi, giocolieri, acrobati  e cavallerizze, personaggi di un mondo magico e incantato, che non a caso sanno apprezzare soprattutto i bambini con la loro visione semplice e ingenua, e perciò forse più “vera”, della vita.

Al 1967 risalgono  invece i lavori nei quali Greco, che è laureato in Farmacia e ha insegnato per molti anni chimica, incomincia a mettere a frutto le sue conoscenze in campo scientifico, cercando di far dialogare arte e scienza, le quali, come scriveva nel catalogo della mostra tenuta quell’anno alla galleria Mediterranea di Brindisi, “sono entrambe frutto della Fantasia creatrice”.  Queste composizioni, che sviluppano in chiave pittorica il tema del plasma, “quarto stato della materia” (dopo il solido, il liquido e il gassoso), si collocano a metà strada tra l’astratto e l’informale e preannunciano la vera e propria fase sperimentale di Greco. Il rapporto arte-scienza sarà da allora una costante della riflessione e dell’opera dell’artista, che utilizzerà spesso nei suoi scritti di poetica formule matematiche, fisiche, chimiche, considerandole alla stregua di “informazioni estetiche”.

Il ‘68 rappresenta una svolta per la carriera artistica di Greco. In quel periodo, com’è noto, si rifiutava il quadro, la pittura tradizionale da cavalletto e si affermavano tendenze che, facendo a meno dell’opera, preferivano puntare sul puro pensiero oppure sul gesto, sull’azione, sulla performance. Nascono così, una dietro l’altra,  l’arte concettuale, l’arte comportamentale, l’arte povera, la land art, ecc. L’artista salentino non si fa trovare impreparato dinanzi a simili mutamenti e anzi imbocca subito una strada congeniale al suo temperamento e alla sua sensibilità. Decide allora di rendere simbolicamente un “omaggio alla natura che muore”, mettendosi a piantare “fiori di carta” sulla sabbia, sulla roccia, sull’asfalto e   collocando “strisce di carta” sui rifiuti industriali, sui copertoni, sugli alberi secchi. Con questi interventi, dei quali restano le testimonianze fotografiche, egli mirava a ingentilire, ad abbellire una realtà a volte grigia e uniforme o a reagire a un suo irrimediabile degrado, quasi in anticipo sulle tematiche ambientalistiche, sviluppatesi in seguito.

Alla fase concettuale appartengono altre innumerevoli “creazioni” di Greco: gli “istogrammi”, che analizzano con criteri puramente statistici  la ricorrenza delle lettere dell’alfabeto in una composizione letteraria; i “farmaci concettuali”, ironiche “confezioni” di supposte, fiale, sciroppo, compresse, consigliate nelle “deficienze estetico-culturali sia acute che croniche”; i polemici “reliquiari” contenenti aria o acqua non inquinata;  le “cassette di legno” contenenti invece ... concetti astratti, messi in vendita come se fossero normali prodotti commerciali;  le “scacchiere”, che rappresentano virtuali partite da lui giocate con alcuni dei maggiori artisti contemporanei; le “bilance” per “pesare” lo spazio e il tempo, l’ordine e il disordine; le “tele bianche”, ecc. Si tratta, come si vede, di una serie veramente inesauribile di oggetti, nei quali si dispiega tutta la fantasia, non priva di ironia, dell’artista, nonché la sua abilità  manuale.

Intorno al 1980 si verifica una nuova inversione di rotta nel percorso artistico di Greco, che accusa l’avanguardia di mercificazione, cioè di essere diventata una pura moda, non avendo raggiunto “il fine che era nelle intenzioni, quello che è in definitiva l’ultima meta di tutte le rivoluzioni: la libertà e la felicità dell’individuo”. Ecco allora che, dopo averla rifiutata, egli ritorna alla pittura, dipingendo o disegnando, con le tecniche più varie,  paesaggi da favola e cieli stellati, strani personaggi e figure del circo, soli e aquiloni, tutto un repertorio di immagini di estrema grazia e leggerezza, con un segno sottile e gioioso, che ricorda quello di  Mirò e Klee, i suoi ideali maestri. Le stesse figurazioni, lievi e allusive, compaiono nei “tapp-arazzi”, opere intessute dall’artista stesso con la tecnica dei tappeti annodati oppure utilizzando la lana incollata su tela.

Negli anni Ottanta-Novanta, ormai, è la manualità, legata spesso alle tradizioni più tipiche del Salento, a caratterizzare prevalentemente il lavoro di Greco, che non a caso si definisce “un artigiano dell’arte”. Egli sperimenta così svariati settori della ricerca artistica: il mosaico, con i “tappeti di pietra”;  la ceramica, decorando piatti, vasi, mattonelle, tazzine; la cartapesta e ancora, più recentemente, l’oreficeria, realizzando raffinati gioielli in oro, argento, ottone.

Agli ultimi anni risalgono anche tre cicli: il ciclo “Éluard-Greco”, la serie delle “farfalle” e le “maschere allo specchio”. Il primo  vuole essere un omaggio a Paul Éluard e in particolare a una sua famosa poesia, Libertà,  che per Greco ha quasi il valore di un’epifania, in quanto  egli ritrova in essa il motivo ispiratore, la parola-chiave quasi di tutto il suo lavoro, nelle  molteplici accezioni che questo termine possiede, oltre che immagini a lui care da sempre.

Le farfalle, ovvero i “fiori di carta con le ali”, sono per Greco un’altra meraviglia della natura, che solo chi conserva l’animo di un bambino può adeguatamente apprezzare nel loro fantasmagorico dispiegarsi di colori e di tonalità. Ed egli affronta il tema delle “farfalle” in infinite variazioni, dipingendole o realizzandole in lamina d’argento, in  cartapesta o in ceramica, con effetti di notevole suggestione visiva, invitando tacitamente a godere la bellezza e l’armonia del creato, ma al tempo stesso a rispettare e a salvaguardare la natura, perché le farfalle sono anche, come precisa, “dei preziosi indicatori biologici dello stato di salute del nostro ambiente naturale”.

Le “maschere allo specchio”, infine, sono un’altra creazione dell’artista salentino che, abbinando ogni volta una maschera di cartapesta a uno specchio con una cornice a mosaico,  sviluppa il motivo del contrasto tra verità e finzione, tra essere e apparire.

Creazioni ancora più recenti sono i “libri d’artista” composti con i materiali più diversi: metallo, legno, pietra con le mattonelle di ceramica incorporate. Le “pagine” di queste strani volumi sono illustrate da Greco ancora una volta con le sue tipiche immagini ricche di grazia e di leggerezza, come quelle circensi. Molto originali sono pure le “cartoline” di legno, con i coloratissimi “francobolli”, di varie forme e dimensioni, creati sempre da lui, che riportano i suoi fantasiosi disegnini. Le cartoline invece contengono spesso riflessioni, pensieri di vari autori sulla vita e l’arte, ai quali egli ha dedicato anche alcune pubblicazioni.

Continuando a “giocare” insomma, questo ironico “bambino” di ottantasei anni riflette e ci fa riflettere ancora una volta, a modo suo, su alcuni dei temi fondamentali della nostra  esistenza.

 

 

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