Ricordo di Gino Pisanò Stampa
Necrologi e Ricordi
Lunedì 01 Aprile 2013 18:31

Gino Pisanò si è spento a San Giovanni Rotondo il 18 marzo 2013, all’età di sessantacinque anni (era nato a Casarano il 26 giugno 1947), dopo una lunga malattia.

Quando se ne va un uomo della levatura di Gino Pisanò, le persone tra cui egli lavorò si sentono impoverite perché hanno perso un punto di riferimento culturale importante e difficilmente sostituibile. Uomini di scuola, intellettuali, studiosi, ma anche tutti quelli che ebbero modo di seguirne la lezione in pubblici consessi e di apprezzarne il garbo dell’eloquio, la sobrietà dei gesti e l’amabilità dei modi, e tanto più coloro che ebbero il privilegio di frequentarlo e di conoscerne le virtù morali, si sentono orfani e hanno bisogno di tempo per elaborare il lutto. Allora, anche un breve necrologio può servire. Una vita spesa nello studio, nella ricerca, nell’insegnamento e nella divulgazione da un giorno all’altro scompare. Rimangono le opere, il ricordo. I Salentini ricordano con affetto Gino, oltre che per la sua dottrina, per la sua affabilità, che tra i dotti, dove spesso vige la boria, è virtù rara ed inestimabile. Ne ho fatto esperienza io stesso quando mi è capitato di contattare l’amico per invitarlo a tenere una lezione presso l’Università Popolare “Aldo Vallone” di Galatina. La sua affabilità si traduceva non in semplici modi gentili, ma nella pronta disponibilità a venire a Galatina per incontrare gli amici, a cui avrebbe parlato della “Vita Nuova” di Dante o della poesia di Giuseppe Greco. Ho citato due sue belle lezioni, tra le ultime da lui effettivamente tenute, che oggi si possono seguire nei video del sito dell’Università Popolare (www.unigalatina.it), per dire anche quale apertura avesse la cultura di Gino, che gli consentiva l’approccio con eguale passione e competenza al grande poeta fiorentino come all’amico poeta dialettale di Parabita. L’ultima lezione che avevamo concordato riguardava le biblioteche nel Medioevo, con una giunta relativa alle biblioteche salentine. Avrebbe dovuto tenerla nel maggio scorso, ma mi telefonò da San Giovanni Rotondo per dirmi che dovevamo rimandarla a data da destinarsi per via del suo cattivo stato di salute. Era preoccupato di darmi un incomodo e di deludere gli amici di Galatina, ma io lo rassicurai dicendogli che avremmo programmato la lezione non appena si fosse sentito bene. Così ci lasciammo, pensando alle cose da fare. Purtroppo certi mali non perdonano. A noi non rimane che ricordare l’amico scomparso e, d’ora in avanti, studiarne l’opera.