Tutto può succedere… 11. Il secolo lungo di Mario Marti Stampa
Necrologi e Ricordi
Domenica 15 Febbraio 2015 08:49

["Il Galatino" anno XLVIII n. 3 del 13 febbraio 2015]

 

Scrivo sull’onda dell’emozione per la scomparsa di Mario Marti. E’ il pomeriggio del 4 febbraio 2015 e Marti è morto da poche ore, la notte scorsa, nella sua casa di Via Ritucci, a Lecce. Si è spento senza dolore, per pura purissima consumazione fisica dovuta al passare del tempo. Avrebbe compiuto 101 anni nel prossimo maggio. Il secolo lungo per me si chiude oggi, con la morte di Mario Marti, maestro e amico di almeno tre generazioni di studenti e di studiosi di letteratura italiana.

Dalla sua casa leccese siamo passati in tanti in questi ultimi anni, sempre accolti dal volto sereno e sorridente della Signora Franca, per portargli un libro in dono, per riceverlo dalle sua mani, per un consiglio, per fargli gli auguri in occasione di un compleanno o semplicemente per salutarlo. L’ultima volta che sono andato a trovarlo, qualche mese fa, era a letto per una leggera influenza. Sotto le coperte si intuiva un corpo esile e scarno, immobile, ma il volto era quello di sempre, adorno dei soliti baffetti e con quegli occhi mobili e inquieti, indagatori: “Non me dici nienzi”, disse a me che stavo in silenzio e lasciavo parlare il mio amico - Antonio gli raccontava del Centro di studi leopardiani e degli amici comuni e dei colleghi e dei maestri d’un tempo -. Ora mi sembra di sapere la ragione del mio silenzio: sentivo che quella poteva essere l’ultima volta che l’avrei visto, e così è stato. E allora, facendomi forza, gli dissi che mi faceva piacere vederlo e lo ringraziavo per l’ultimo suo libro, gli facevo i complimenti perché a 100 anni sono in pochi gli studiosi che possono permettersi di aumentare la propria bibliografia: il suo sorriso dal fondo degli occhi piccoli e luminosi, indimenticabile!

Mario Marti è stato un maestro. Il maestro è colui che ha qualcosa da insegnare: un metodo, uno stile di vita e di studio, ch’egli ha appreso con fatica e dedizione e intende trasmettere agli altri; è colui che mostra agli altri il limite oltre il quale non è lecito andare, entro il quale occorre mantenersi, sotto pena di confondere la propria parola con le innumerevoli parole che vanno a perdersi nel chiacchiericcio diuturno del nostro mondo. Il maestro è colui che dichiara che cosa può essere detto con sufficienti ragioni per non sbagliare. Nel secolo lungo, che per me si chiude oggi, un Novecento iniziato nel maggio del 1914, Marti ha esercitato un magistero che lascia un segno più che tangibile, la scuola leccese di letteratura italiana, nella quale si continua a professare la sua idea degli studi di critica letteraria come filologia integrale. Il maestro è sempre il depositario di una verità e, dunque, la sua parola ha inevitabilmente il carattere della conservazione. Mario Marti è stato il grande conservatore degli studi di letteratura italiana ed in particolare di critica letteraria: tutta la sua opera si può leggere come una lunga azione di contrasto alla deriva degli studi di italianistica, che del troppo e del vano hanno fatto spesso la cifra distintiva del proprio blaterare. Egli ci ricorda che solo nella storia, alla luce della storia, la letteratura acquista un senso. Ecco perché quando leggeremo un libro o ci capiterà di scrivere qualunque cosa, continueremo a chiederci:  - Che cosa ne penserebbe Mario Marti? -, come fosse sempre vivo, tra noi.

Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.